Stroncature – Eragon


Locandina italiana di EragonEragon

di Stefen Fangmeier, con Ed Speleers, Jeremy Irons, John Malkovich, Robert Carlyle, Sienna Guillory

Cosa si può dire ancora su Eragon, a sette anni dalla sua uscita, che non sia già stato detto da Fantozzi nei confronti de La corazzata Kotiomkin?

Molto poco, probabilmente. Come è noto, la Fox produsse il film con il chiaro intento di colmare il vuoto lasciato dalla conclusione de Il Signore degli Anelli: gli orfani della saga di Peter Jackson, ritenevano i produttori, avrebbero potuto consolarsi con un nuovo ciclo di pellicole, un nuovo eroe, nuovi nemici e nuove battaglie per il trionfo del Bene.

Dopotutto, portare al successo le avventure di un giovane cavaliere e del suo drago – già collaudate su carta stampata, nei libri di Christopher Paolini – sarebbe stato facile come bere un bicchier d’acqua. Quello a cui nessuno aveva pensato, però, era che bere un bicchier d’acqua potesse risultare molto più epico dei 110 minuti di questo polpettone. Il film di Stefen Fangmeier non cattura, non sorprende e, talvolta, annoia: situazioni già viste, colonna sonora senza mordente e senza un tema musicale memorabile, inquadrature al limite del televisivo ed interpretazioni perlopiù svogliate, persino quelle di Jeremy Irons e John Malkovich.

E dire che Fengmeier non è esattamente digiuno di cinema: fino ad allora, aveva svolto ruoli di primissimo piano nell’ambito degli effetti speciali di film come Terminator 2, Hook, Jurassik Park, Small soldiers.

Urgali

Un gruppo di Urgali pronti per la trasferta di Europa League.

Ma tra dare vita in modo mirabolante ad un dinosauro o ad un cyborg, ed essere in grado di raccontare una storia, la differenza è enorme. La sua esperienza, fortunatamente, lo mette al riparo dalle critiche proprio sulla resa visiva, con una dragonessa splendidamente animata che interagisce molto bene con il resto dell’ambientazione. Peccato solo per i Ra’zac e gli Urgali: nel libro, i primi sarebbero dei mostri dal volto di uccello demoniaco; i secondi, una sorta di minotauri. Nel film, vengono rappresentati rispettivamente come i classici sgherri da arcinemico dei Power Rangers, e come hooligans non particolarmente attenti ad unire un costante esercizio fisico ad un’alimentazione sana.

L’edizione italiana, inoltre, presenta un problema ulteriore: se è pur vero che David Chevalier – nel doppiare Eragon – riesce a rimediare in parte alla monoespressiva prova di Edward Speleers, con la voce della dragonessa Saphira le cose vanno molto diversamente.

A prestare il timbro al rettilone volante in CGI troviamo infatti la nota giornalista sportiva Ilaria D’Amico. Chi segue i programmi di Sky Sport conosce perfettamente la competenza e l’abilità con cui la D’Amico si destreggia nel raccontare la Serie A agli appassionati di pallone, reggendo con maestria il timone delle dirette di Sky Calcio Show. Questa incontestabile capacità, purtroppo, non la rende automaticamente una brava doppiatrice; esattamente come aver curato magnificamente gli effetti speciali di capisaldi del cinema americano non è una garanzia di avere le doti per dirigere un film.

Dopo le false speranze alimentate dalla prima battuta di Saphira – recitata con i giusti tempi, una soddisfacente dizione e la necessaria solennità – il lavoro della D’Amico si adegua al tono approssimativo del resto del film; per di più, stonando terribilmente con le voci degli altri doppiatori, perdendo progressivamente di enfasi e risultando, nel contempo, una voce troppo riconoscibile per il pubblico.

Ma, del resto, anche senza questo doppiaggio, sarebbe stato comunque un film mal riuscito. Se il regista non si è neppure accorto di aver inquadrato (nelle primissime scene) un attore con indosso un paio di jeans, non ci si può lamentare di una dragonessa che sembra sempre sul punto di informare Eragon che Moscardelli ha portato in vantaggio il Bologna sul difficile campo dell’Olimpico.

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