Recensioni – L’uomo d’acciaio


Locandina del film "L'uomo d'acciaio"L’uomo d’acciaio

di Zack Snyder, con Henry Cavill,Amy McAdams, Kevin Costner, Diane Lane, Russel Crowe

Sul lontano pianeta Krypton, si gioca una lotta di potere e sopravvivenza. Lo scienziato Jor – El (Russel Crowe) sa bene che non c’è più molto da fare:  le risorse naturali sono allo stremo e gli abitanti ormai condannati. Nel mezzo di una sanguinosa congiura contro il governo, Jor-El riesce ad imbarcare il figlio neonato Kal-el su una navicella e a lanciarlo da solo nello spazio. Atterrato sulla Terra, Kal – El viene recuperato dai  coniugi Kent: diventa così Clark (Henry Cavill)  e cresce come un comune essere umano. Tuttavia la sua natura chiama, e lo costringe ad un viaggio alla scoperta delle proprie origini: indossata l’identità di Superman, Clark dovrà però fare i conti con il passato…

Prodotto nientemeno che da Cristopher “Il Cavaliere Oscuro” Nolan, L’uomo d’acciaio arriva in Italia accompagnato da un forte dualismo di  pubblico e critica: stroncato dagli esperti di settore,  ha trovato un’ ottima accoglienza tra i non addetti ai lavori.

Il perchè forse è facile da spiegare:  a tratti L’uomo d’acciaio sembra voler riprodurre il tono cupo e denso “alla Nolan” (anche da un punto di vista pubblicitario), ma senza il gusto per l’essenziale e lo spessore che ha caratterizzato la trilogia di Batman.  Superman non è l’uomo pipistrello, e  lo stile di Zack  Snyder ,che ricordiamo per Sucker Punch, 300 e Watchmen è tutt’altro: ciò che ne deriva è un tratto un poco pacchiano, un’esagerazione fine a se stessa.

Non è bastato scritturare Russel Crowe per il ruolo di Jor- El , nè ripescare nientemeno che Kevin Costner per Jonathan Kent. Non è  bastato neanche giocare con il tempo, costruendo la storia con ripetuti flashback , e lasciando che passato e presente si rincorrano, tra la caduta di Krypton e  una “nuova” oscura minaccia. Vi è una complessità nelle intenzioni, che non si traduce in vera profonditàPerò, se si evitano i paragoni ingombranti, il film di Snyder rimane comunque un’opera godibile: non solo per le mirabolanti  scene d’azione, ma anche per la trama ben costruita ed alcune idee interessanti.

In primo luogo, per la prima volta al cinema vediamo la caduta di Krypton, costruita con maestrale teatralità, in modo da lasciare lo spettatore a bocca aperta mentre Clark si avvia nel suo solitario viaggio nello spazio. Da sola, vale buona parte del prezzo del biglietto.

Il vero nucleo portante del film poi, passa per il rapporto padre – figlio, o meglio per padri – figlio. L’intera strutturazione della personalità di clark kent/superman è costruita a partire dal rapporto con Jor- El e Jonathan, che è anche rapporto tra essere alieno ed essere umano, confronto tra due essenze equamente presenti  e bilanciate:  dalla comprensione di entrambe Clark può trovare se stesso.

Infine, si può dire azzeccata anche la relazione Clark Kent – Lois Lane(Amy Adams), non invasiva, non monopolizzante: forse ciò rende il film eccessivamente “maschio”, ma ciò è in pieno stile Superman.

Luci ed ombre quindi: vale la pena di vedere L’uomo d’acciaio, per scoprirle tutte. Soprattutto per gli amanti del genere e per chi ha apprezzato gli altri film di Snyder.

https://www.youtube.com/watch?v=cL6isWwY5ls

 

 

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