Recensioni – Vita di Pi


Locadina del film Vita di PiVita di Pi

di Ang Lee, con Suraj Sharma, Gerard Depardieu, Irrfan Khan, Tabu, Rafe Spall.

Il giovane Pi (Suraj Sharma) è nato e cresciuto nell’India francese, figlio di un imprenditore e di una botanica che gestiscono uno zoo. Quando gli affari iniziano ad andare male tutta la famiglia di Pi  (animali compresi) intraprende un viaggio in mare su un mercantile giapponese, con l’intento di iniziare una nuova vita in Canada. Una temibile tempesta però travolge la nave, Pi rimane naufrago su una scialuppa, con la sola compagnia  di Richard Parker,la pericolosissima tigre dello zoo paterno…

Vita di Pi inizia con una magnifica promessa: un’ouverture di animali esotici, esibiti in tutta la loro selvaggia bellezza nell’incantevole zoo/giardino botanico del padre del protagonista. Per la prima volta forse dal boom della visione in tre dimensioni si ha la sensazione quest’ultima che serva a qualcosa: un serpente, un elefante, una colorata specie di scimmia sbucano dallo schermo, così vicini da togliere il fiato. Poi la magia si interrompe: l’infanzia e l’adolescenza di Pi, così smaccatamente  filosofiche e dedicate alle umane religioni, lasciano l’amaro in bocca. Ma non appena arriva la tempesta, Ang Lee può finalmente scatenare tutta la potenza della natura. La solitudine di Pi con la tigre Richard Parker diventa un’appassionante avventura a metà tra l’umano e il bestiale: un continuo mescolarsi di lotte, quella per resistere alle ostilità del mare e  quella per sopravvivere l’uno all’altro. Il bizzarro rapporto che viene a crearsi fra uomo e tigre è costruito con sapiente maestria: visione e riflessione si fondono allora, negli stupendi occhi di Richard Parker. Non è questo forse il cinema?

Vita di Pi può essere apprezzato a diversi livelli di profondità della visione : è una storia d’avventura e un racconto filosofico, un’esperienza di computer grafica e la romantica trasposizione di un libro (Vita di Pi, di Yann Martel). Si ride persino e anche molto. Le vicissitudini di Pi sul grande schermo sono emozionanti quanto basta da catturare il grande pubblico, e portatrici di sufficienti stimoli di riflessione per suscitare la curiosità del cinefilo. Una pellicola davvero in grado di mettere d’accordo pubblici diversi e a lasciare a ciascuno la propria esperienza cinematografica.

A giudizio di chi scrive, la meraviglia ultima del film è il suo finale, così come è stato pensato da Martel e trasposto da Ang lee. Il dubbio mette in discussione la storia stessa, ribalta la natura del racconto che da puramente fantastico si fa allegorico e ci lascia con la possibilità di scegliere.

E voi, quale storia preferite? Buona Visione

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