Recensioni – Eva


Locandina  del film Eva(2011)di Kike Mallo,  con Daniel Brühl; Lluís Homar; Alberto Ammann; Marta Etura; Claudia Vega.

Il giovane ingegnere meccanico Alex Garel (Daniel Brühl) ritorna nella città natale di Santa Irene per riprendere il progetto della costruzione di un robot – bambino dotato di “anima”. Ad attenderlo c’è un doloroso faccia a faccia con il passato: il fratello David(Alberto Ammann) infatti ha sposato la donna di cui Alex era innamorato e ha avuto una figlia da lei. La bambina, di nome Eva(Claudia Vega), è vivace e curiosa e si affeziona da subito ad Alex: ma la piccola è la chiave di un grande segreto…

La fantascienza per una volta non parla american English, ma spagnolo. Niente macchine volanti o alieni minacciosi. Soltanto l’uomo che agisce secondo i suoi sentimenti, anche di fronte alle macchine. E un sogno: quello quasi mitico di riprodurre la vita, di essere in qualche misura Creatore. Il tentativo questa volta passa attraverso fibre meccaniche e circuiti emozionali. Dimenticatevi Io Robot(2004): qui gli androidi sono creature umanissime. Ma qual’è il prezzo della loro umanità?

Il film inizia con una bella promessa: forme curiose di vetro ambrato giocano con la luce e altro non sono che i complicati circuiti emozionali del droide. Da qui però iniziano le pecche: il ritmo, insolitamente lento per un film di fantascienza, rischia di annoiare i più giovani e gli amanti dell’azione. Un pizzico di movimento in più non sarebbe guastato, così come si sarebbe dovuto dare maggiore spessore ad alcuni comprimari: la bella Lana (Marta Etura), amata dal protagonista e volutamente sfuggente, è a tratti quasi impalpabile. Funzionano molto bene invece i due personaggi principali: Daniel Brühlche i più ricorderanno per Goodbye Lenin!(2003) è un tormentato Alex Garel, mentre la piccola Claudia Vega sfoggia un cipiglio da folletto pestifero per dar vita ad una commovente Eva.

Kike Mallo ha dato vita ad un’opera in cui gli effetti speciali ( non molti e comunque sobri) sono un contorno, un pretesto per porre alcune domande sulla vita. La bilancia tra fantascienza e filosofia pende decisamente a favore della seconda, eppure il senso rimane impalpabile come la spuma del mare che anima l’ultima scena.

Insolito, non perfetto. Ma da vedere.

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