Anni 90 tra sport e musica – La nostalgia secondo Walkman generation


We are Walkman generation! Se sei nato prima degli anni 90 sai perfettamente di cosa stiamo parlando: il walkman era per noi millennial il prolungamento di una mano, con le cuffie sempre inserite e le musicassette in tasca.

Chi mi conosce immaginerà quale fosse il mio album preferito! Ovviamente Ligabue, uscito proprio nel 1990.

Se sei nato dopo, beh… la spiegazione e alla storia del walkman l’avevo già lasciata in un altro articolo , ma eccola di nuovo perchè qui calza a pennello (non fatemi sentire vecchia però!).

Sull’onda dei ricordi legati agli anni 90 si forma il progetto Walkman generation.

La squadra di Walkman generation

La squadra di Walkman generation oggi è formata da tre ragazzi torinesi: Marco e Massimiliano di 33 anni e Federica di 34.

Tutti e tre torinesi, hanno avuto percorsi diversi. Marco ha già avuto esperienze di radio negli ultimi 6 anni e, insieme a Federica, conduce anche Animali da cinema (format della stessa radio).

Uno scatto di Marco Max e Federica nello studio di Deejayfoxradiostation. I ragazzi conducono la trasmissione Walkman generation a tema anni 90

Da sinistra; Marco, Federica e Max pronti per parlarci degli anni 90 in una puntata di Walkman generation – (Credits Walkman ganeration)

Massimiliano conosce Marco fin da bambino essendo coetanei e vicini di casa.

Nell’intervista Marco ci racconta alcuni aneddoti: “soprattutto io e Max abbiamo questa vena un po’ nostalgica di un periodo non per forza bellissimo, che però ci ha dato tanto. Abbiamo vissuto bene i quartieri, abbiamo giocato nei cortili e nelle piazze, usato la bicicletta come mezzo di trasporto, ci passavamo l’unico fumetto che avevamo in tutto il gruppo”.

Walkman generation e il progetto a tema anni 90

Walkman generation è una trasmissione che si basa su una comunicazione colloquiale e confidenziale: “Il nostro obiettivo non è piacere, ma raccontare come se ci conoscessimo tutti” ci dice Marco. I ragazzi ci rivelano di amare i loro battibecchi sui vari argomenti, e Marco e Max a volte si divertono a cogliere Federica impreparata sullo sport anni 90.

(Come ti capisco, Federica!)

“Parlando degli anni 90 si intende un decennio più ampio – precisa Marco – perché in realtà parliamo di un periodo che va dal 1986 ai primi anni Duemila”. In effetti la cosiddetta Generazione Y comprende i nati dai primi anni 80 a metà degli anni 90, perciò persone che legano la propria infanzia a Ritorno al futuro ma anche chi invece è più affezionato a Harry Potter.

La trasmissione va in onda il lunedì dalle 18 alle 19 su Deejayfox radio station. “Walkman generation – dice Marco – è un contenitore di storie, del vissuto che viene dagli anni 90. Gli anni 90 sono stati probabilmente gli anni più interessanti: sono fatti di cose bellissime e innovative che ci hanno portato a fare cose che facciamo adesso”.

Potevamo quindi non intervistarli? Eccovi qui parte della nostra divertente chiacchierata, in cui siamo riusciti a conoscere un po’ meglio Marco e Federica (e Max, indirettamente, tramite i loro racconti).

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Cominciamo proprio dagli anni 90, che sono un po’ un punto di svolta verso l’epoca attuale. Voi come li vedete?

Marco: Mi piace citare il film The wrestler, nel quale questo vecchio wrestler dice che che fino agli anni 90 loro hanno ballato, si sono cotonati i capelli, sono andati ai concerti e si sono divertiti… poi è arrivato quel “cazzo di Kobain” che ha cambiato il mondo! Ecco: Kobain è il Bodlaire moderno, introspettivo. È colui che ha cambiato totalmente la musica. Però negli anni 90 troviamo anche la rinascita delle discoteche e della disco music. Sono anche gli anni dei grandi investimenti sportivi: molte grandi squadre in tutti gli sport iniziano negli anni 80 ed esplodono negli anni 90; mi vengono in mente i Chicago Bulls di Michael Jordan o il grande Manchester United.

E Walkman generation si pone come un contenitore di tutto questo. Federica, come è iniziata la tua collaborazione con il programma?

Federica: Sono stata invitata da Marco per chiacchierare su vari film per la trasmissione Animali da cinema. Questo perché sono un’appassionata di film (oltre che amare la musica) e… dicono che quando parlo sono senza filtri! Non ho mai avuto esperienze di radio prima di lavorare con Marco, e non pensavo potesse essere fattibile. Poi però, quando mi è stato proposto, ho accettato; perché è proprio una cosa piacevole, tra amici, spontanea. Prima di una puntata di Animali da cinema – come ora per Walkman Generation – c’è una preparazione di base, ma ci piace che l’impostazione sia quella della chiacchierata. Tante volte è proprio come un confronto tra amici al pub!

Anche se in realtà, per quanto uno possa essere a proprio agio, si sta pur sempre in onda, con un pubblico in ascolto!

M: La radio dal mio punto di vista è un modo fantastico per arrivare alle persone, un po’ come scrivere un articolo di giornale: le tue parole non sono per forza accostate alla tua faccia e all’abbigliamento di quel giorno. La bellezza della radio è anche quella di lasciare che le persone “inventino” il tuo personaggio.

F: Un po’ come la bellezza di leggere un libro, che nel tuo cervello può prendere una forma diversa rispetto a quella che può prendere in quello di un altro. È questo il bello della radio, secondo noi.

Marco, tu hai avuto già esperienze pregresse. Walkman generation ti sta comunque aiutando a imparare cose nuove?

M: La radio per me cambia a seconda dei partner con cui la fai. La cosa difficile è lasciare gli spazi ai tuoi compagni, per vedere dove faranno arrivare loro il discorso, per poi ricominciare a parlare di qualcos’altro. Si impara man mano, ovviamente.

Si impara anche dal pubblico che ti ascolta?

M: Le persone hanno sempre qualcosa da raccontarti e (soprattutto) ognuno interpreta le tue parole in maniera diversa. Quando parli anche di cose molto leggere, come facciamo noi su Walkman generation, ti imbatti in momenti storici difficili. Raccontare il suicidio di Kurt Kobain in radio, per esempio. Non è facile, perché stai parlando di qualcosa di molto complicato: devi andarci con le pinze, senza essere pesante. Ed è lì che ti vengono i soccorso i tuoi partner, e che riesci a costruire un racconto un po’ più eterogeneo che riesce ad arrivare alle persone.

Torniamo un attimo al vostro “contenitore anni 90”: come vi è venuto in mente il walkman?

M: Beh, a parte che prima o poi Sony ci chiederà dei soldi per il nome… quello che è romantico nel walkman è che tu la cassetta che inserivi dentro la dovevi ascoltare praticamente tutta, dall’inizio alla fine. Ti passava la voglia di mandare avanti le tracce in cerca di una canzone in particolare, perché era difficilissimo trovare il punto giusto. Il mio consiglio “anni 90” è: se esce un disco, ascoltalo tutto, perché le canzoni magari ti piaceranno dopo un po’! Il walkman è l’icona della lentezza in un decennio che è andato velocissimo.

F: In alcuni momenti si può pensare che gli anni 90 siano stati un momento buio della storia: come ci conciavamo noi ragazzine, il trucco, le sopracciglia sottilissime… Quindi sì, possiamo dire che sono stati in parte un periodo buio. Ma ora lo ricordiamo con un sorrisone!

Concordo completamente con voi: non era tutto rosa e fiori, ma oggi tutti ci ripensiamo con nostalgia! E a questo proposito: secondo voi cosa rappresenta meglio quel decennio?

F: Se penso agli anni 90, soprattutto la fine, mi viene in mente Gigi D’Agostino e la musica house, dance, tecno. La ascoltavo perché la ascoltavano tutti… ma non era la mia musica preferita!

Figurati, io andavo a ballare la domenica pomeriggio! Una cosa che non esiste più!

F: Anche io andavo la domenica pomeriggio in discoteca – quando mia mamma me lo lasciava fare, certo. Però nella mia cameretta non ascoltavo quella musica: magari mettevo su un cd di Stevie Wonder di mio padre!

Io ho ancora qui in camera il poster di Kurt Kobain!

M: Ecco, i reduci di quel decennio riescono a essere molto polivalenti! Per esempio: per me gli anni 90 sono rappresentati musicalmente dai Backstreet Boys, dai Blink 182, e da MTV, poi però io ascoltavo il punk dei NoFx. Oppure Unplagged in New York dei Nirvana, il mio disco preferito. È un album che ha cambiato il mio modo di ascoltare la musica, perché ho capito che mi piaceva ascoltare la musica in vinile. Invece se devo dire su due piedi il film che più rappresenta gli anni 90 è Grosso guaio a China Town. Ma ce ne sarebbero molti altri!

F: A me viene in mente invece qualcosa che vedevamo negli anni 90, ma che in realtà è stato fatto negli anni 80. Ad esempio Ritorno al futuro o La storia infinita. Walkman generation è questo: una nostalgia quasi emozionale.

 

E su questa nostalgia emozionale verso gli anni 90, che è anche nello spirito di Discorsivo, vi salutiamo con la playlist anni 90 creata proprio dai ragazzi di Walkman generation.

 

Cause it’s a bittersweet symphony this life”

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