In cucina con i detective famosi della letteratura


La copertina del nostro articolo sui detective famosi e il loro rapporto con la cucina

(Credits: Mae Mu; rielaborazione: Marco Frongia)

L’idea di parlare di detective famosi, probabilmente, è nata perché siamo tutti agli “arresti domiciliari”: il Coronavirus ci costringe a stare forzatamente in casa, per limitare il più possibile il pericolo del contagio nel rispetto di poche ma efficaci regole che tutti dobbiamo seguire.

Ci sentiamo in gabbia, vorremmo evadere (ma è meglio di no!), non possiamo incontrarci né con i nostri figli né con i nostri amici. Nei momenti di pausa, anche per chi svolge la propria attività in modalità smart working o dopo cena, cerchiamo un compagno con cui poter stare senza timore. Cosa c’è meglio di un libro?  Cerchiamo allora di sfruttare questi momenti e riscopriamo il piacere di leggere e, perché no, anche di cucinare.

Navighiamo insieme nel mare delle parole stampate alla ricerca di qualche storia sfiziosa.

Storie gustose di detective famosi

Qualche curiosità per gli amanti dei gialli. Un “gustoso” viaggio tra misteri e cibi prelibati: dal commissario Maigret al vicequestore Schiavone, passando per Poirot, Montalbano e Sherlock Holmes.

Cucine e sale da pranzo sono, da sempre, i luoghi letterari di scene del crimine dalla difficile soluzione. Casi risolti grazie all’acume dei detective che si concedono una pausa solo a tavola.

Cosa mangiano i detective famosi della letteratura? Cibi gourmet assaporati in silenzio e solitudine o un panino sostanzioso, ad esempio, ma c’è anche chi ama il junk food e mangia poco e male.

Il cibo è il sottile filo rosso che unisce scrittori e lettori. Piatti fumanti che ci rendono partecipi delle  vicende e ci fanno anche scoprire sfumature e carattere dei personaggi. Spesso si arriva a un momento importante dell’intreccio e il pranzo o la cena sono come i puntini di sospensione, attendendo con curiosità e pazienza come andrà a finire.

A tavola con il commissario di Vigata

Salvo Montalbano, personaggio creato dall’indimenticabile Andrea Camilleri, tra un’inchiesta e l’altra riesce a trovare il tempo da dedicare ai piaceri della tavola, siano i piatti tradizionali cucinati dalla fedele Adelina o dall’amico ristoratore Enzo. E non dimentichiamo i famosi arancini, celebrati nell’omonima raccolta di racconti.

 

Il gusto delle indagini a Parigi e Aosta

Gino Cervi interpreta Maigret in "Maigret a Pigalle": tra i detective famosi, il suo è uno dei più iconici per il nostro Paese

Maigret interpretato da Gino Cervi

La moglie prepara deliziosi manicaretti, ma lui all’ultimo momento non rientra a casa. Lui è Jules Maigretil celebre commissario nato novant’anni fa dalla penna di Georges Simenon. Gli piacciono i grandi sandwich al prosciutto o al formaggio, che gusta accompagnandoli con boccali ricolmi di birra. È anche un fine buongustaio e ama le pietanze semplici e gustose preparate in casa o nei bistrot.  Il suo piatto preferito è il coq au vin,un piatto francese a base di pollo marinato a lungo nel vino rosso. Le sue indagini iniziano quasi sempre davanti al buon cibo. Il segreto della strategia che lo porta alla soluzione del caso: mangiare lentamente guardando la Senna e immedesimarsi nella mente del criminale. Solo così riesce a chiudere il cerchio.

Tra i detective famosi per il loro rapporto con la cucina c'è anche Rocco Schiavone, incapace di preparare la carbonara

Rocco Schiavone (Credits: Rai)

Rocco Schiavone invece è il vicequestore nato dalla fantasia di Antonio Manzini. Rocco è burbero, scontroso e cinico, detesta le cene di lavoro o con i parenti. Ha una vita sregolata, mangia male, il frigorifero è sempre vuoto. È  forse l’unico romano a non saper preparare una buona carbonarama ha un fiuto eccezionale per le indagini. Anche Montalbano ne è incuriosito, infatti in L’altro capo del filo il commissario legge un romanzo il cui protagonista è un vicequestore romano inviato a indagare tra le nevi di Aosta. Curioso è l’omaggio di Camilleri a Manzini, suo allievo in un corso di regia all’Accademia di arte drammatica di Roma.

Un belga e un inglese, detective famosi ma non solo

“Peccato che non possa mettermi a tavola più di tre volte al giorno”, mormora Hercule Poirot in Fermate il boia. Per il piccolo investigatore privato di Agatha Christie – un metro e sessanta circa con i baffi folti – il cibo è una vera e propria passione, come del resto per la sua creatrice.  Non a caso, in molti gialli, le vittime muoiono avvelenate dopo aver mandato giù un boccone. I dolci sono una forte tentazione per Poirot: brioche e cioccolata fumante la sua colazione ideale. Dopo il suo stomaco si sente in pace e le indagini possono avere inizio. Le sue innate doti di segugio del crimine ben presto lo conducono alla risoluzione del delitto.

Detective famosi e cucina: potevamo non parlare di Sherlock Holmes, qui interpretato da Robert Downey Jr. nel film di Guy Ritchie?

Una scena di “Sherlock Holmes”, di Guy Ritchie (Credits: gfycat.com)

Raffinatezza per il cibo e scelta dei vini – anche italiani – fanno invece sedere a capotavola Sherlock Holmes.

“Posso offrirle un bicchiere di Chianti, signorina Morstan?” così esordisce il detective in Il segno dei quattro, secondo romanzo dedicato al brillante consulente investigativo di Baker Street, poco prima di lanciarsi in un’avventura alla ricerca del padre della ragazza. Un incontro importante, quello con la signorina Morstan: per chi non lo sapesse, di lì a poco diventerà la signora Watson. Il perspicace investigatore di Arthur Conan Doyle dal sottile naso aquilino di frequente si abbandona a vivande e vini ricercati. Adora il pollo al curry anche a colazione! Ma in questo caso mangia poco durante il resto della giornata. Forse il segreto della sua genialità di investigatore si svela esaminando le sue ricercate abitudini a tavola.

Signore e signori, il delitto è servito.

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