Esclusiva Discorsivo: l’intervista a Francesco Messori, il capitano della nazionale amputati


Francesco Messori é un calciatore ma prima di tutto è un ragazzo dalla massima disponibilità. Francesco é il capitano della Nazionale Italiana di calcio amputati e a differenza dei normodotati, la sua nazionale parteciperà ai prossimi mondiali.

Francesco Messori ci ha concesso in esclusiva un’intervista in cui rivive alcuni dei momenti più significativi della sua vita. Dalla nascita senza la gamba destra all’incontro con Leo Messi.

L’intervista esclusiva a Francesco Messori

Perché proprio il calcio?

“Perché è una passione innata”.

A undici anni decidi di togliere la protesi e di giocare a calcio con le stampelle, perché?

“Ho deciso di toglierla definitivamente verso l’età di 11 anni circa perché non mi sentivo me stesso. Inoltre non riuscivo ad esprimere tutto il meglio delle mie abilità calcistiche con la protesi, quindi ho deciso di passare per il resto della mia vita alle stampelle, con le quali mi sento molto più libero”.

Quali sono le differenze con il calcio dei normodotati?

“La differenza principale è la velocità, infatti è evidente la fatica che facciamo noi con le stampelle contro di loro. Inoltre ogni pallone che tocchi deve essere utile per la tua squadra contro quelli con due gambe”.

Qualche anno fa l’incontro con Leo Messi. Cosa hai provato in quel momento?

“È  stato fantastico ed emozionante. Mi sono fatto fare il suo autografo nel mio avambraccio destro e la notte ho dormito in modo che non si cancellasse. Il giorno seguente me lo sono fatto tatuare sulla Rambla”.

Nel 2011 l’incontro con Massimo Achini (presidente CSI). Cosa è cambiato da quel giorno?

“Da quel giorno è cambiata la mia vita. All’inizio Massimo mi ha tesserato nel CSI, dandomi così la possibilità di poter giocare in campionati ufficiali con normodotati, cosa che prima non era fattibile, perché l’uso delle stampelle fino a quel momento non era consentito. Inoltre dopo questo primo importante passo, mi ha anche aiutato nella realizzazione della Nazionale, che ha ufficializzato nel dicembre 2012”.

Un sogno che diventa realtà, la Nazionale di calcio amputati.

“Aver creato questa squadra mi rende molto orgoglioso. Primo perché ho coronato il mio sogno, ovvero quello di potermi confrontare sul campo con ragazzi amputati come me, e quindi essere alla pari. Secondo perché persone che, dopo incidenti di diverso tipo, pensavano che la loro vita fosse finita, invece per loro questa nazionale ha dimostrato il contrario, dandogli la possibilità di viverne una seconda di vita. Ormai siamo una seconda famiglia”.

Ad Ottobre la Nazionale è stata impegnata in Turchia per gli Europei. Com’è andata?

“Esperienza fantastica. Il nostro obiettivo primario era quello di qualificarci per i mondiali del 2018, ovvero arrivare tra le prime otto squadre delle dodici partecipanti. Non solo ci siamo qualificati, ma abbiamo superato le nostre aspettative classificandoci quinti”.

Prossima sfida i mondiali in Messico, da capitano cosa ti aspetti?

“Ovviamente il sogno di tutti sarebbe quello di vincerlo. Classificarci tra le prime cinque, come è successo nell’ultimo europeo, sarebbe già un grande risultato, ma finché saremo là saremo il massimo per superarci nuovamente”.

Qual’è il tuo sogno nel cassetto, sia da calciatore che da uomo?

“Il mio sogno da calciatore, come penso quello di molti miei altri compagni, è quello di diventare un professionista. In Italia ancora è difficile perché di squadre di amputati che giocano a calcio finora c’è solo la Nazionale appunto. Non sarà facile riuscire a reclutare altri ragazzi per poter disputare un campionato interno, ma ci proveremo, come abbiamo sempre fatto. Mentre il mio sogno nel cassetto da uomo è semplicemente quello di rendere il mio futuro lavoro qualcosa che amo fare”.

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Francesco Messori, una vita a rincorrere un pallone.

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