Carosello a risucchio del protocollo – Carousel as suction of protocol


Julia Leeb, muovendosi da semplice turista nella “sconosciuta” Corea del Nord, è riuscita a realizzare questo scatto. Noi osserviamo una cameriera, al ristorante, al momento di servire la birra locale. Franco Riva ricorda il paradosso del rischio per cui nella società globalizzata non s’accolga più. Appiattite le differenze culturali, pure la suggestione del viaggio scomparirebbe. Si ospita solo uscendo, per far entrare. Soprattutto, la globalizzazione sociale comporta un “risucchio” dell’accoglienza. Quanto ci basterà un semplice click, sulla chat online (contro ogni viaggio in aereo od in treno, fra l’altro in futuro sempre più rapidi)? Forse, per il nostro corpo, solo il normale “risucchio” d’una digestione ancora si salverà dal suo “appiattimento”. Oggi la mano che clicca ed i piedi sul treno ad alta velocità non ci fanno “gustare” l’accoglienza d’un viaggio. Julia Leeb ha scelto d’inquadrare il banco del bar. A sinistra c’è il frigorifero con porta a vetro, dove emerge la lattina “occidentalizzata” della Coca Cola. Il lungo tavolo ancora non ospita alcun cliente. Noi immaginiamo che il banco diventi una sorta di “carosello” (complici gli angoli convessi). Da lì, la bottiglia di birra “a burattino” si farà risucchiare non perché infagottata dalla pezza, ma perché a scolarsi da qualcuno. Dall’Occidente, si può immaginare che le autorità nordcoreane “snocciolino” un protocollo molto rigido, al turista che desideri entrare nel loro Paese. Certo meglio sarebbe evitare di cadere nella “macchietta”… In mezzo al banco del bar, c’è una cornice perfino “celebrativa”, per le foglie verdeggianti. Da un lato si percepisce il “risucchio” del protocollo per l’autorità; dall’altro lato pare che lo “scomodo” viaggio del turista si concluda quantomeno nella prima ospitalità fra gli uomini: innanzi ad una tavola da apparecchiare. Positivamente, ci sarà quindi “un’indigesta” macchietta da “globalizzare”, e grazie al… “carosello” d’una diplomazia!

Julia Leeb, moving as a simple tourist in the “unknown” North Korea, was able to realize this shoot. We see a waitress, at the restaurant, while she is serving a local beer. Franco Riva remembers the paradox of the risk for which in a globalized society everybody completely gives up to welcome. If we smooth over the cultural differences, also the suggestion of a travel would disappear. We can host only if we exit, to allow the entrance of somebody else. Principally, the social globalization causes a “suction” of the welcome. How much will a simple click be enough for us, through the chat online (against every travel by airplane or by train, which in the future will be always faster)? Perhaps, for our body, only the normal “suction” in a digestion still save itself from its “smoothing over”. Today the hand which clicks and the feet on a high-speed train will not allow us “to taste” the welcome of a travel. Julia Leeb decided to frame the bar. On the left there is the glass door refrigerator, where the can “westernized” of Coca Cola emerges. The long table still does not host any client. We imagine that the bar becomes a sort of “carousel” (complicit the convex angles). From there, the bottle of beer “as a puppet” will be sucked in, not by a wrapping up swatch, but because somebody will guzzle down it. From occidentalism, we can imagine that authorities of North Korea “rattle off” a protocol very strict, to the tourist who wants to enter in their country. Certainly it would be better if all people avoid to fall in the “larger-than-life character”… In the middle of the bar, there is a frame even “celebratory”, through the verdant leaves. From one side we perceive a “suction” for the protocol of the authorities in North Korea, and from the other it seems that the travel of a tourist can end at least in the first hospitality used by men: in front of to set the table. Positively, so there will be “a stodgy” larger-than-life character that we will have “to globalize”, and through the… “carousel” of a diplomacy!

Bibliografia consultata – Annotated bibliography:

F. RIVA, Filosofia del viaggio, Castelvecchi, Roma 2015, p. 39

 

 

 

 

Nota biografica sull’artista recensita – Biographical sketch about the artist:

 

La fotogiornalista o video maker Julia Leeb è tedesca. Lei vive e lavora a Monaco di Baviera. Julia studiò Relazioni internazionali e diplomatiche a Madrid. Ma alla lunga lei è diventata una fotogiornalista, interessata alle zone di conflitto sociopolitico. Julia ha lavorato in Congo, Egitto, Iran, Siria, Corea del Nord, Afghanistan. I suoi scatti sono stati aquistati da famose riviste: The Wall Street Journal, The Huffington Post, The Daily Beast ecc… Nel 2014 Julia pubblicò il libro North Korea: anonymous country, accolto con favore dalla critica internazionale. Oggi i suoi scatti sono esposti dalla Neue Galerie Berlin.

The photojournalist or videomaker Julia Leeb is German. She lives and works in Munich. Julia studied International and diplomatic relations, in Madrid. However, finally she became a photojournalist, interested in the zones with sociopolitical conflicts. Julia worked in Congo, Egypt, Iran, Syria, North Korea, Afghanistan. Her shoots were bought by famous magazines: The Wall Street Journal, The Huffington Post, The Daily Beast etc… In 2014 Julia published the book North Korea: anonymous country, receiving the approval from the international critics. Today her shoots are exposed in Neue Galerie Berlin.

www.julialeeb.com

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