Un boato che mi scosse la vita – Storie del Terremoto


Dicono della nostra generazione che non siamo in grado di impegnarci per davvero. Che non abbiamo il senso della responsabilità, dell’impegno civile e sociale.

Come per tutte le cose e tutte le generazioni, è assurdo fare di tutta un’erba un fascio, e ancora più assurdo non vedere quanto molti ragazzi si mobilitino nei momenti di difficoltà per aiutare nel loro possibile. Ricordate, ad esempio, gli “Angeli del Fango” durante le alluvioni genovesi?

Non sono state eccezioni i terremoti che hanno colpito il centro Italia negli ultimi anni e negli ultimi mesi. Tantissimi ragazzi, di qualunque età, hanno cercato di aiutare in modi diversi, dai volontari sul posto, alle associazioni di raccolta fondi. E discorsivo, per quanto essendo un magazine online senza fondi economici ma fondato esclusivamente sulla passione, è orgoglioso di farsi voce di uno di questi progetti e di sponsorizzare la Winter Vibes Charity Party, prima festa ufficiale dei ragazzi di Vibes Event, che si svolgerà Sabato 3 Dicembre a Genova e il cui ricavato, al netto delle spese, sarà donato all’associazione Un Aiuto Subito per supportare le cittadine colpite dal terremoto.

E proprio per sensibilizzare su quello che è successo, che succede troppo spesso ultimamente, abbiamo chiesto a chi l’ha vissuto di raccontarci la sua esperienza durante il terremoto.

Un boato che mi scosse la vita

Descrivere una sensazione non è mai facile, tentare di raccontarne gli effetti usando delle parole è ancora più difficile. Ma ci proverò.

A distanza di tempo mi rendo conto che la paura non è mai scomparsa, che è sempre in me, rintanata in un angolo della memoria, e che viene fuori ogni volta che il telegiornale passa in televisione una notizia di un terremoto o quando, purtroppo, ho risentito la terra tremarmi intorno.

La cosa peggiore è il senso di impotenza che si prova di fronte a un evento naturale di questa portata. Il solo pensiero che non si possa controllare o prevedere mi fa sentire così insignificante e mi terrorizza allo stesso tempo.

Suppongo che questo sia un difetto umano, siamo così convinti di poter controllare ogni cosa che spesso dimentichiamo di essere nulla di fronte alla potenza di una natura che tanto ci offre ma che tanto si riprende. E nulla mi sono sentita nel momento in cui ho capito che la terra intorno a me stava tremando.

Io, seduta immobile sul divano che si spostava con me sopra. Io, seduta immobile sul divano mentre il lampadario oscillava. Immobile, mentre i vetri delle finestre sbattevano così forte da avere la certezza che si sarebbero frantumati in milioni di pezzi proprio su di me.

Immobile, mentre i libri  cadevano dalla libreria e le padelle della cena, che avevo da poco lavato e riposto accanto al lavandino, scivolavano a terra con un boato. Sempre immobile, seduta su quel divano, mentre si faceva strada dentro di me, la sensazione che i muri della tua stessa casa, di quello che fino a poco tempo prima era stato il tuo posto sicuro, ti stavano per schiacciare.

Eppure, tutto questo è niente in confronto al rumore. Il rumore della terra, che dalle viscere più profonde, ti sale fino alle orecchie. Un rumore impossibile da definire. Un boato, un ruggito, un frastuono che ti dà l’impressione che da un momento all’altro ti stringerà e ti riporterà giù, lì sotto con lui.

Pochi secondi che sembrano una vita, in cui io ero lì sola, immobile, terrorizzata, in lacrime, senza riuscire nemmeno a pensare.

Forse sarei dovuta scappare in strada ma non lo feci, rimasi tremante attaccata a quel divano.

Ancora mi chiedo perché in quel momento non tirai fuori un minimo di spirito di sopravvivenza, il terrore a volte ci rende così fragili e io avrei voluto essere più forte per me stessa.

Non è che una casualità il fatto che io fossi in un palazzo anziché in un altro. Una casualità, che io sia qui oggi a raccontare questo mentre altre giovani vite sono state stroncate in quei pochi secondi, in quella terribile notte.

In momenti come questi capisci quanto le nostre vite siano appese a un filo sottile e quanto abbiamo l’obbligo di vivere al meglio, di nutrirci delle gioie e di affrontare i dolori che il futuro ci serberà. Perché purtroppo non si può prevedere cosa accadrà, si può solo sperare di affrontarlo al meglio.

Paola Muscella

 

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