Risuona la stagione del tessuto – The season of woven can resound


Per il filosofo Bachelard, l’infanzia si potrà percepire nel suo “vegetalismo”. Per il letterato Hellens, essa non rinsecchisce mai, mediante la vecchiaia. E’ facile dimenticare i contorni di qualcosa, negli anni. Ma essa avrà avuto una sua atmosfera, e massimamente appartenendo ad un’era. Così, i ricordi di qualcosa si percepiranno come i “fiori appassiti”… dentro la stagione autunnale. Quest’ultima comunque appartiene alla vita. Così, l’infanzia perdurerebbe nella vecchiaia, quantomeno “dall’atmosfera” per cui ciascuna era (o stagione) ha sempre una “risonanza”, evolvendosi. Basta percepire la dialettica della vita. Hellens descrisse l’incontro avuto con un uomo il cui sguardo, dagli occhi blu, sapeva infondere tutta la “freschezza” della sua infanzia, fortunatamente mai morta. Liza porta un vestito dai motivi floreali. Questi hanno una tonalità rossa e blu. Qualcosa che infonda una passionalità fresca ai fiori, nonostante il “buio” sulla loro profondità. Liza si girerebbe verso di noi. Simbolicamente, è la difficoltà d’inquadrare (con la precisione della fermezza) tutti i momenti impressionali della vita. Solo, noi potremo percepire il “ribaltamento” delle stagioni: dall’infanzia alla maturità, e da questa alla vecchiaia. La fotografia ha lo sfondo sfocato. Essa dunque potrà immortalare solo la “risonanza” fra le stagioni del vissuto. Contro “l’annerimento” della morte, noi ricorderemo molto bene il fresco rosseggiare dell’infanzia che evolva nella maturità.

According to philosopher Bachelard, the childhood can be perceived on its “vegetalism”. Something that, according to literatus Hellens, never dries out, through the old age. It’s simple to forget the contours of a being, passing the years. However, that had an own atmosphere, and at most because it belonged to an age. So, memories of something will be perceived as the “withered” flowers… inside the autumn season. This one however belongs to the life. So, the childhood would persist in the old age, at least “from an atmosphere” for which every age (or season) always has a “resonance”, evolving. It’s enough to perceive the dialectic of life. Hellens described the moment when he met a man whose look, from blue eyes, was able to instill all the “freshness” of his childhood, fortunately never dead. Liza has a dress with a floral decoration. This one has a tone red and blue. Something that instills a fresh passionateness to the flowers, in spite of the “darkness” on their depth. Liza would turn herself into us. Symbolically, that’s the difficult to frame (with the precision of stability) all the impressionistic moments of living. Only, we could perceive the “upset” of seasons: from the childhood to the maturity, and from this one to the old age. The photography has a background out of focus. So it could immortalize only a “resonance” between the seasons of living. Against the death which “blackens”, we will remember very well the fresh glow of childhood that evolves into the maturity.

Liza Shashenkova - Loic Cantillana Escobar

Bibliografia consultata – Annotated bibliography:

G. BACHELARD, La poetica della reverie, Dedalo, Bari 1993, pp. 146-148

 

 

Nota biografica sugli artisti recensiti – Biographical sketch about the two artists:

La modella Elizaveta Shashenkova nasce a Mosca (Russia), ma adesso vive nel Principato di Monaco. Lei lavora nel ramo delle vendite sui beni di lusso, fra la Svizzera e la Francia. Elizaveta è laureata in Storia dell’Arte dall’Asia al Mandarino (presso la SOAS di Londra). In seguito, lei ha studiato lingua francese all’Università di Monaco-Montecarlo. Elizaveta infine s’è specializzata in Arte contemporanea occidentale e business, presso l’Istituto Sotheby. Nel Principato di Monaco, lei ha fondato un circuito che organizza varie mostre, chiamato Moscow Underground.

The model Elizaveta Shashenkova was born in Moscow (Russia), but now lives in Principality of Monaco. She works in the field of luxury sales, between Switzerland and France. Elizaveta has the degree in History of Art Asia and Mandarin (at SOAS of London). Then, she studied French language at University of Monaco Monte-Carlo. Finally Elizaveta is specialized in Contemporary western art and business, at Sotheby’s Institute. In Principality of Monaco, she founded a club that organizes many exhibitions, called Moscow Underground.

https://www.facebook.com/moscowunderground

Il fotografo Loic Cantillana Escobar nasce a Rouen (Francia), ma avendo origini cilene. Egli sin da giovane poté viaggiare molto (fra l’Europa, i Caraibi e l’America Latina) avvertendo così l’impulso d’immortalare i suoi luoghi. Nel 2008 Loic comincia a fotografare in via professionale, mentre studiava in Inghilterra. Migliorando i suoi scatti, egli per il futuro s’augura d’aumentare i viaggi, principalmente nei continenti a lui ancora sconosciuti (l’Africa, l’Oceania e l’Asia). Loic ora vive e lavora da fotografo a Grasse, nel Sud della Francia.

The photographer Loic Cantillana Escobar was born in Rouen (France), but having a Chilean origin. Since he was young, he could often travel (between Europe, Caribbean and Latin America), so feeling an impulse to capture his places. In 2008 Loic began to photograph in a professional way, while he studied in England. Improving his shoots, for the future he hopes to increase his travels, principally in the continents that he still does not know (Africa, Oceania and Asia). Now Loic lives and works as photographer in Grasse, in South of France.

www.loic-photography.com

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2 Comments

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  1. Crusca's Complaint

    Ma l’uso pressoché ubiquitario del congiuntivo nelle subordinate relative anche quando non hanno valore concessivo è da considerarsi una cogenza estetica della grammatica destrutturata postmodernista, come direbbe il filosofo Sarquiaponne?

    • Anonimo

      E’ meglio eccedere nell’uso del congiuntivo, anziché banalizzare con l’indicativo: il primo ha più eleganza del secondo (con “l’aggravante” che io lavoro da critico…).

      Entrando nello specifico del mio testo, io tendo a “vedere di vedere” qualcosa (come in tal caso una posa fotografica), senza “vederla… e basta”. E’ un problema di percezione, che inevitabilmente “si sposa bene” col congiuntivo.

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