Recensioni – Maicol Jecson


Locadina film " Maicol Jecson"Maicol Jecson

Di Francesco Calabrese, Enrico Audenino, con Remo Girone, Tommaso Maria Neri, Stefania Casini, Vittorio Gianotti

Nell’estate 2oo9 Andrea (Vittorio Gianotti) ha 15 anni e vuole perdere la verginità con la ragazza di cui è innamorato: così invece di partire per il campo estivo, rimane nella casa lasciata vuota dai genitori in vacanza. Con lui però c’è anche il fratellino di 9 anni, Tommaso(Tommaso Maria Neri), che ha una passione sfrenata per Michael Jacson. Nel tentativo di liberarsi della responsabilità del fratello minore, Andrea lo porta in una casa di riposo: qui Tommaso incontra (e porta a casa) l’anziano Cesare(Remo Girone) , signore un po’ svampito, che non vede l’ora di fare loro da “nonno”..

Maicol Jecson è un bel tentativo, ahimè non riuscito per davvero. Nelle intenzioni, il film di Francesco Calabrese ed Enrico Audenino porta un po’ d’aria fresca nel panorama cinematografico italiano che, escludendo le eccellenze come La Grande Bellezza, fatica a produrre nient’altro che racconti insipidi e cinepanettoni. Maicol Jecson prende ispirazione dai romanzi di formazione e dalle commedie indie americane e non si fa mancare proprio nulla: c’è la ragazza dei sogni e l’amica con i capelli colorati, la vicina buffa, ed il mito pre adolescenziale (in questo caso declinato in salsa popstar). Non può mancare allora il vecchio signore “originale”, un po’ matto ma portatore di tutta la saggezza di una lunga vita.  La famiglia Andrea e Tommaso è, neanche a dirlo, complicata, bizzarra e disfunzionale. L’idea, seppur non originale, è stimolante e divertente e Remo Girone è un nonno irresistibile.

 

Tuttavia già nella mirabolante girandola di personaggi, affiorano le prime crepe del film : l’Italia non è l’America, e nonostante la globalizzazione e Michael Jackson gli adolescenti (e i genitori) italiani non sono uguali a quelli oltreoceano. Invece in Maicol Jecson la provincia nostrana scompare, sostituita da un surrogato di quella americana,  sia nei luoghi che nei sentimenti: l’effetto è quello di una imitazione senza scopo, oltre che un certo senso di straniamento rispetto alla storia.

Ciò che però affossa il film definitivamente è la sceneggiatura: i personaggi fanno fatica a prendere le vita, anche perchè il loro sviluppo emotivo è schiacciato da una certa urgenza (tutta italiana) dei registi di creare azione tramite riempitivi quantomeno discutibili. E così ecco l’immancabile viagra (no, non fa più ridere), jeep rubate, talent show e… folli armati di fucile…. mancano solo le fughe in motoscafo per completare il quadro delle scene comiche abusate dal cinema (sia da quello nostrano che quello made in USA)

Sarebbe bastato molto meno caos ed un migliore sviluppo di tutto ciò che ruota intorno alla tristezza di Tommaso per la morte di Michael Jackson per rendere questo film meritevole di un bel voto. E tuttavia, questa non vuole essere una bocciatura in toto: Maicol Jecson porta comunque con sè spunti interessanti e può far compagnia in una serata estiva senza pretese. Sempre meglio del puro trash che il botteghino estivo sembra sentirsi obbligato a propinarci ogni anno.

Buona visione!

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