L’uomo fuori dal tempo si racconta: l’intervista esclusiva a Capitan America


imagesCentral Park, New York, primo pomeriggio. Mentre aspetto ripenso a tutta la trafila burocratica che ho dovuto fare per ottenere quest’ intervista, e per un attimo mi viene male. Ambasciata americana, Sicurezza Nazionale, segreteria dello S.H.I.E.L.D. Tre tappe che hanno richiesto un’ infinità di tempo, di controlli, di documenti. D’ altra parte, il mio intervistato non è proprio l’ ultimo arrivato, e dunque va bene così.
All’ improvviso la sua figura si staglia imponente sulla strada: alcuni ragazzini lo riconoscono, lo fermano per chiedergli l’ autografo, lui sorride e si ferma e li accontenta. Non lo fa in modo sbrigativo, si vede a occhio che è una cosa che gli piace molto. Gli faccio cenno, lui si congeda dai suoi piccoli ammiratori. Ci stringiamo la mano, e ci sediamo su una panchina.

Il peso della celebrità.
Non me ne parlare! Ogni giorno così: mi vedono, mi riconoscono, e mi fermano. Ma mica solo i bambini, sai? Anche gente che ha 50 o 60 anni. Chiedono autografi, foto, dediche. Come fai a dirgli di no?

Potresti fare come molte star, che si limitano a un saluto veloce, e mandano in visibilio ugualmente i propri fan.
Non esiste. L’ atteggiamento superficiale, egoista, narcisistico di certe persone proprio non lo capisco. Hai la fortuna di avere gente che che puoi rendere felice, che ti vuole bene anche se non ti ha mai incontrato di persona. Voglio dire, possibile che non ti interessi proprio per nulla?

A Tony Stark fischierebbero le orecchie.
Guarda, in tutta onestà non conosco nessuno più disponibile di Tony in questo. Alla gente che gli dimostra affetto lui risponde in modo splendido. Solo che, a causa del fatto che progetta armi, è capitato che alcuni lo fermassero per strada per contestarlo, così magari negli anni non dà più tutta quella confidenza che dava prima. Ma il mondo è cambiato: prima nessuno avrebbe alzato la voce contro di lui, anche solo per l’ impegno e la grinta che ci ha messo ogni volta che abbiamo dovuto soccorrere gli abitanti della Terra. Ora è diverso: qualunque cosa tu faccia, qualunque posizione tu prenda comunque fai acqua da qualche parte. Non è giusto, ma dobbiamo accettarlo. È la mentalità che è cambiata, ai miei tempi non sarebbe mai successo. Si portava più rispetto.

“Ai miei tempi”. Fa effetto sentire Capitan America dire una cosa del genere, a maggior ragione perché lui può farlo.
Ma no, ma non è mica perché io sono del 1922, sai? Anche Tony ti direbbe una cosa del genere, o lo stesso Thor. Anche Susan Storm, figurati, lei che qualche anno fa addirittura fu buttata fuori dal Baxter Building e costretta a trovarsi un lavoro, come tutti gli altri Fantastici Quattro, perché il loro commercialista aveva dilapidato tutto il loro denaro. Una cosa impensabile, vedere quattro autentici eroi, che non si sono fatti fermare né da mostri alieni né da pazzoidi terrestri, messi in ginocchio da qualche burocrate che nemmeno ricordava che senza quei ragazzi la macchina statale non esisterebbe più. Poi non dico che gli eroi, in quanto tali non debbano sottostare alle regole a cui stanno tutti. Anzi, devono essere loro i primi ad accettarle e a dare l’ esempio. Ma a tutto c’ è un limite, e la riconoscenza non è un sentimento che deve passare di moda. In quel caso, come in altri analoghi, un po’ di manica larga non avrebbe guastato.

Mi sembra giusto. Anche perché gli eroi hanno fatto molto, per l’ umanità. Più volte.
E continuano a farlo. Proprio ora, mentre parliamo, sono sicuro che i Guardiani della Galassia, o la Vedova Nera, o Occhio di Falco sono impegnati su qualche fronte.

Certo. E magari altri eroi come Hulk, Thor, Iron Man…
( Ride) No, Tony l’ ho sentito prima, si stava preparando a uscire con non so quale bionda.

Il lupo perde il pelo ma non il vizio.
Beh sì… Ma battute a parte, sono pronto a scommettere che entro stasera qualche grana la trova. D’ altra parte, non si diventa un industriale miliardario senza farsi qualche nemico.

È naturale. Ma ora mi dica: come sono i rapporti tra supereroi?
Difficili, anche durante le varie battaglie. Ci sono scontri frequentemente, soprattutto tra i più carismatici, come me, Tony, Stephen Strange o Reed Richards, e questo anche nel corso delle varie operazioni. Ma è naturale, siamo individui diversi con esperienze diverse e punti di vista diversi che a volte collidono. L’ importante, alla fine, è fare tutto quello che dice Tony. (ride)

Ha molto rispetto per lui. L’ abbiamo passato metà dell’ intervista a tirarlo in ballo.
Sì, battute a parte è così, lo rispetto e lo ammiro molto. È uno che sa vedere lontano, pronto a difendere in ogni modo una idea. È un testardo, bisogna fare vuole lui o non fare. Ci sono delle volte per cui piuttosto che mollare la sua idea si farebbe sparare, e altre in cui va ben oltre il limite consentito. Ma è fondamentalmente una persona buona, e quando sbaglia lo fa sempre in buona fede. In sostanza, è un entusiasta.

Con parecchi miliardi e un’ armatura ipertecnologica a cui è permanentemente collegato.
Touché.

Ho come l’ impressione che abbiamo passato tutto questo a parlare di Tony Stark per non parlare di Steve Rogers.
Mi hai scoperto, complimenti (sorride).

Rimediamo subito. Cosa si prova a incarnare l’ America e i suoi ideali di libertà e democrazia?
Alt. Distinguiamo subito: io rappresento i secondi. C’ era un tempo in cui le due cose coincidevano, ma dal Watergate in poi le cose non stanno più così. Ci sono delle volte in cui io ho fatto fatica a riconoscermi nel modo di pensare e di agire di questo paese. Non è un caso che io abbia più volte rinunciato ai panni di Capitan America. Vorrei ricordarti che sono stato Nomad o il Capitano, oltre che a capo dei ribelli all’ Atto di Registrazione dei Superumani. Segno che alcune prese di posizione governative, da quando sono stato risvegliato negli anni ’60 in qua, non le ho condivise per nulla.

Ma ci sono stati anche altri Capitan America.
E hanno fatto tutti un lavoro eccezionale, sono stati fantastici. Ma alla fine si torna sempre lì: io sono nato in un periodo in cui gli Stati Uniti erano diversi e la mentalità era diversa. Chiamatemi vecchio, ma non riesco ad abituarmi ad alcuni modi di pensare moderni.

Si nota. Penso che derivi da questo il fatto che in questa intervista lei non abbia mai parlato di “salvataggio della Terra”.
Ma perché è così. Gli abitanti della Terra si sarebbero comunque salvati da soli, o con l’ aiuto di Dio. Mi creda, io ho visto molte razze nell’ universo e nessuna, ribadisco nessuna, ha le stesse capacità o la stessa determinazione che vedo nei terrestri. Noi abbiamo fatto quello che dovevamo, abbiamo messo le nostre capacità al servizio degli abitanti di questo pianeta. Ma se non ci fossimo stati noi ci avrebbe pensato qualcun’ altro, anche solo con pietre e bastoni. Quando ce lo ricordiamo, quando non ci facciamo prendere dagli egoismi, siamo i migliori dell’ universo. Senza se e senza ma.

Le ultime domande riguardano l’ uomo Steve Rogers, più che la figura Capitan America.
Spero di sapere rispondere, allora

A quali eroi si sente più legato?
Cominciamo subito facendoci degli amici, eh? (sorride) Oltre ad Iron Man, sono molto legato a Falcon, alla Vedova Nera, a Occhio di Falco, Jack Flag, Luke Cage, Namor, Pantera Nera. Ma certamente dimentico qualcuno.

E al Soldato d’ Inverno?
Bucky non è neanche da prendere in considerazione, siamo legati da settan’ anni, posso dire di conoscerlo letteralmente da una vita. Alcune volte ci siamo trovati contro, e spesso invece abbiamo combattuto insieme. C’ è da dire che ,quando contava, lui si è sempre schierato dalla mia parte, anche se dopo l’ esperienza in Unione Sovietica lavora singolarmente, e in generale è molto più chiuso, più solitario. Credo che lo faccia perché si sente in colpa per tutto quello lo hanno portato a fare: si tortura oltre i limite del lecito, a volte. No, davvero, Bucky Barnes è parte di me.

Va bene, l’ intervista è finita. Grazie di essere stato tanto disponibile.
Grazie a te di non aver toccato l’ argomento “relazioni sentimentali”.

Si alza, ci salutiamo con una stretta di mano e lui si allontana con calma. Ho appena incontrato e intervistato la Leggenda Vivente, e ci ho parlato per circa mezz’ ora provando la stessa sensazione di familiarità che si sente quando si chiacchiera con l’ amico di sempre. Nessuna spocchia, nessun fare sbrigativo, massima cortesia. Non si diventa leggende per caso

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