Le tasche piene di Sassari: ottava giornata della Serie A italiana di pallacanestro


Ammettiamolo, Meo Sacchetti ne avrà davvero le tasche piene. C’ è da capirlo: è da tre anni che alla sua Dinamo vengono riservati solo complimenti. Anche quando l’ anno scorso è uscita ai quarti di finale, giustiziata dalla mano di Cantù e da quel Trinchieri da cui i brianzoli si sarebbero di lì a poco separati.

Se abbiamo imparato a conoscere almeno in minima parte, siamo sicuri che Sacchetti ne ha davvero le tasche piene: non sarà di certo soddisfatto, perché sa bene che chi vuole davvero diventare un grande in questa disciplina (che, come abbiamo ricordato più volte, è poi metafora della vita) non deve mai guardarsi indietro, o ancora peggio allo specchio. Bisogna sempre avere lo sguardo verso un nuovo obiettivo, alzare l’ asticella delle prestazioni, innovare e aggiornarsi per non permettere che chi era dietro metta la freccia e passi davanti.

A Sassari in estate hanno lavorato proprio con in testa questo obiettivo: capire i motivi dell’ eliminazione dell’ anno scorso ai quarti, porre adeguati correttivi e provare a migliorare i risultati raggiunti. Si è tenuto in nucleo storico della squadra, quello che dal primo anno (2010/2011) in Serie A suda e sgomita sotto canestro, continuando a praticare una pallacanestro veloce, gradevole da vedere ed efficace nei risultati ottenuti. Sono ancora tutti lì, Devecchi, Brian Sacchetti, il capitano Vanuzzo e la stella Travis Diener, a cui l’ anno dopo si aggiunto il cugino Drake. Agguerriti, coesi, mai arrendevoli, anche di fronte a una realtà come quella sarda, difficile non tanto come ambiente quanto piuttosto come logistica e spostamenti. Anche considerando, tra le altre cose, che da due anni si aggiunto l’ impegno dell’ Eurocup, che aumenta fatica e tossine nel fisico, oltre a quelli che già prevede la regular season.

Il presidente Sardara e il ds Pasquini sapevano bene quanto disastrose sarebbero state le conseguenze se la squadra quest’ anno non fosse stata migliorata. Andava cercato un corretto bilanciamento tra elementi esperti in campo europeo ma non troppo in là con l’ età da rendere arduo poter praticare il gioco il contropiede che della compagine isolana era ormai diventato un marchio di fabbrica. Il risultato è stato, fino a questo momento formidabile: sono arrivati Marques Green, Omar Thomas e Linton Johnson, forse non casualmente compagni ad Avellino nel 2010/2011. I primi due hanno passato la trentina, Thomas ci arriverà nel 2015, e tutti hanno già assaggiato i parquet del nostro campionato, così come di altre leghe europee. A questi si è aggiunto poi l’ altro Green, Caleb, che Sassari incontrò l’ anno scorso in Eurocup quando il lungo di Tulsa militava ad Orleans e fece una partitissima proprio contro la Dinamo. A completare la rotazione, due giovani promettenti come Tessitori e l’ argentino Fernandez, uscito dal college di Temple nel 2012 e l’ anno scorso testato con ottimi risultati a Brescia (ha partecipato anche ai Sudamericani del 2010 e del 2012). Questo salto di qualità ha comportato ovviamente qualche dolorosa rinuncia: sono stati lasciati partire, oltre a Thornton e Ignerski, anche elementi che in queste stagioni erano stati imprescindibili, come Pinton e Easley (accasatosi a Venezia e battuto a domicilio proprio da Sassari nell’ ultimo turno di campionato).

Si legge in questi giorni di un possibile spostamento del titolo della Mens Sana da Siena a Firenze, data la quasi totale dismissione del Monte dei Paschi dopo le ben note vicende che hanno coinvolto l’ istituto bancario. La favola di Siena, da squadra di provincia a simbolo di un impero per un decennio, potrebbe essere dunque a un epilogo. Chissà che Sassari, in un momento tanto critico per la Sardegna, possa ripercorrere la stessa parabola, in futuro. Nell’ attesa degli sviluppi che la Storia proporrà, c’ è da esser certi di questo: Sacchetti lavorando per migliorare i risultati e per portare la sua creatura a un definitivo salto di qualità. Le sue tasche piene, lo sono soprattutto di sassi. Pronte a essere scagliate (accade così da almeno quattro anni a questa parte) ancora una volta contro le potenze della Serie A. Come Davide contro Golia. E correndo.

L’ OTTAVA GIORNATA HA DETTO CHE…

  • La sostanziale assenza di Bologna a Reggio Emilia, seconda sconfitta consecutiva, fa suonare qualche campanello d’ allarme nei sostenitori bianconeri, memori di quanto accaduto l’ anno scorso (tre vittorie iniziali e poi stagione finita a un passo dalla retrocessione). Non è ancora tempo di verdetti, e questa squadra certo deve crescere: sconfitte ci stanno, prestazioni come quella eterea di sabato no.

  • Sempre a proposito di province ruggenti (il filo condutture degli ultimi tre editoriali, perché di fatto lo è del campionato), Brindisi continua a viaggiare ad un ritmo elevatissimo, e il prossimo turno a Bologna è un po’ spartiacque per entrambe

  • Pesaro sta prevedibilmente diventando la squadra materasso della stagione, e né la città né Dell’ Agnello lo meritano

  • Venezia con gli stessi punti di Montegranaro fa specie, visto che tra i primi budget della Serie A: Markovski è conosciuto ormai come un aggiustatutto, bisognerà vedere se il problema era Mazzon prima o proprio il manico della squadra

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