Eurobasket 2013, l’ Italia s’ è desta


«E va beh» dirà chi legge «titolo banale». Vero, titolo molto probabilmente banale, eppure mai così descrittivo come in questa occasione. L’ Italia del basket non centrava un quarto di finale all’ Eurobasket da nove anni: una vita per chi è sempre stato una stella polare nella pallacanestro europea e si era ritrovato invece meteora. Nel frattempo, i cugini perdenti (la Spagna) cominciavano a essere un po’ meno perdenti (eufemismo: in sette anni, tre ori, tre argenti e un bronzo tra Olimpiadi, Europei e Mondiali). Nel mentre, da noi gli ultimi disastri dell era Recalcati sono stati il preambolo alla ricostruzione di Pianigiani, resa più aspra dalle assenze che, puntualmente, ogni estate, si sono presentate. Le ricordiamo: nel 2010 Gallinari, nel 2011 Gigli e più in generale tutto il reparto dei lunghi, nel 2012 Belinelli e Bargnani, e nel 2013 il top con Gallinari, Hackett, Bargnani, Mancinelli e Gigli. Ce n’ è abbastanza per gridare al miracolo, per esultare dopo che ci si è lasciati dietro compagini come Turchia, Grecia, Montenegro, Bosnia e per certi versi Russia (anche lei però condizionata da pesanti assenze).

Invece, come risposero San Giovanni e San Pietro alla richiesta dei sommi sacerdoti di non predicare il Vangelo, «Non possumus»: non possiamo. Non possiamo perché, se non arriverà la wild card dalla FIBA, l’ anno prossimo ci toccherà ricominciare dalle qualificazioni per l’ Eurobasket in Ucraina, e non dal mondiale. Eravamo comprensibilmente scarichi, nelle ultime partite: abbiamo tenuto testa alla Lituania fino all’ ultimo, abbiamo boccheggiato contro l’ Ucraina, siamo crollati contro la Serbia. Ma ci sta, dato che nella seconda fase abbiamo utilizzato una rotazione di otto uomini: Cinciarini, Belinelli, Aradori, Datome, Cusin, più Diener, Gentile e Melli dalla panchina. La Lituania come terzo centro faceva entrare Javtokas, uno che ha vinto l’ Eurolega e vari campionati, mentre noi Magro. Non è la stessa cosa, ovviamente. Abbiamo portato, per questo, tre uomini (Belinelli, Aradori Datome) vicino ai trenta minuti ciascuno, come nessun’ altra selezione ha fatto. In ala forte abbiamo usato gente che di solito fa altro di mestiere: Datome, Gentile, e Vitali nella prima fase. Più in generale, abbiamo giocato oltre le nostre lacune, amplificando i pregi e nascondendo i difetti, con un attacco in perenne movimento per portare i nostri avversari fuori dalle zone più congeniali. Finché il fisico ha retto, è andata benissimo. Ovviamente, però, un attacco ad alta intensità con così pochi elementi finisce per costare. Ed essere pagato.

Le note per guardare a un futuro roseo ci sono: Gentile miglior realizzatore con 14.2 punti e con un’ animus pugnandi difficilmente riscontrabile in un ventunenne; la maturità raggiunta da Belinelli, Cinciarini e Cusin; la personalità di Aradori e la leadership di Datome. Tutti elementi che fanno ben sperare, anche se la tanto agognata wild card non dovesse arrivare.

Già, la wild card: l’ unica speranza che abbiamo di poterci giocare il mondiale che, sul campo, abbiamo meritato. Delle europee l’ hanno richiesta Turchia, Russia, Grecia e Italia. Difficile possano ottenerla gli uomini di Istanbul: gli fu regalata per il 2006 come “premio” per l’ organizzazione dell’ edizione del 2010, ma i rossi vengono da anni di vacche a dieta (non superata la prima fase quest’anno, la seconda nel 2011 e il terzo posto nel girone di qualificazione nel 2012). A occhio e croce, ha una chance la Russia: federezione potente, ricca, bacino di pubblico e, tanto per gradire, due bronzi consecutivi prima di toppare in Slovenia (Eurobasket 2011 e soprattutto Olimpiadi 2012). Dunque, siccome alla zona europea non ne verranno date più di due, logico che l’ altra ce la giochiamo coi cugini greci, allenati dall’ italiano Trinchieri. Vengono da anni migliori, ma da un peggiore piazzamento, con la chicca che nello scontro diretto li abbiamo sconfitti. Per il resto, le altre due wild card dovrebbero essere appannaggio di Brasile (favorito sul Canada) e Cina (avanti rispetto alla Nigeria), che hanno entrambe alle spalle federazioni anch’ esse potenti, ricche e influenti come quella russa. Salvo stravolgimenti, Russia, Cina e Brasile hanno già il volo prenotato per Spagna 2014.

Parrebbe dunque che sia tra noi e la Grecia, ancora una volta. Se la FIBA avesse un cuore, quella wild card dovrebbe essere di diritto indirizzata verso Roma. Per dove siamo arrivati, malgrado tutto ciò che ci è successo, ce la meriteremmo. Vedremo.

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