Storie di Romagna – I: I tedeschi cacciatori di vongole e il mitile ignoto


Da noi a Cesenatico, sulla riviera romagnola, ai tedeschi che vengono in vacanza non sembra vero di poter trovare fusi insieme in un equilibrio quasi perfetto alcol a prezzi modici, buon cibo e temperature che consentano di denudarsi a tempo indeterminato. Tra questi punti forti non cito il nostro mare, perché sarà pure a portata di bambini per quanto riguarda il leggero digradare del fondale, avrà pure i pedalò, le water-bike e il fitness sulla spiaggia, ma resta comunque un mare non bellissimo. Tornando ai tedeschi, loro non sono nati ieri e sanno bene che potrebbero andarsene in Sicilia, in Puglia o in Sardegna per godere di acque cristalline e pesci colorati che ti sfiorano le caviglie, invece vengono in Romagna, nella Regione Romagna come vorrebbe qualcuno, perché qui c’è qualcosa in più. Qui da noi, soprattutto, i vacanzieri teutonici sanno di potersi prendere alcune libertà che altrove non sarebbero consentite, e questo è ciò che è accaduto con i molluschi.

Immaginate lo stupore dei primi turisti tedeschi quando, in barba al divieto affisso all’ingresso di quasi tutti gli stabilimenti balneari, osservarono la gente autoctona dedicarsi con passione quasi professionale alla pesca di vongole, cozze, cannolicchi e altri molluschi vari. Ora, il tedesco medio in un primo tempo deve essere rimasto profondamente colpito da questo palese e sfacciato spregio delle regole da parte degli stessi abitanti di quel mare che si intende tutelare, ma ben presto ci si sono abituati, hanno preso familiarità con la pratica fino a che anche in loro è nata la volontà di emulare quei coraggiosi uomini di mare. E fu così che i tedeschi decisero di andare a pesca dei preziosi mitili dell’Adriatico.

Ed ecco le varie fasi di questa spericolata impresa posta in essere dagli austeri e pragmatici turisti germanici.

Fase uno: l’acquisto del materiale. Il turista tedesco, accompagnato dalla moglie, entra in un colorato negozio di articoli da spiaggia e ostentando una certa sicurezza indica alla commessa quello di cui ha bisogno: un retino piuttosto capiente, un bel secchio e un boccaglio per prolungare il più possibile la sua permanenza subacquea. Siccome in negozio non ne hanno di grandi, alla fine si deve accontentare di un secchiellino colorato con sopra immagini dei Cavalieri dello Zodiaco e un boccaglio di colore giallo fluorescente che avrebbe senza dubbio dato nell’occhio. Spesso ai tedeschi sfugge il nome italiano delle cose che vogliono, e non appena provano ad accennarlo esitanti suscitano subito l’ilarità della commessina, tornando così al silenzio e rimpiangendo di non essersi limitati ad indicare con mano.

Ora è tempo di entrare in mare, di sfidare l’elemento e depredarlo dei suoi frutti. La fase due si apre con il turista tedesco e la moglie che traversano lenti e con apparente nonchalance le acque basse del mare, diretti verso gli scogli. Arrivati lì, l’acqua è profonda poco meno di due metri, l’altezza giusta per cacciare molluschi senza aver paura di affogare. La moglie, secchiello con Pegasus in mano, resta di guardia galleggiando faticosamente accanto al marito in immersione come una grossa boa male ancorata. Ogni volta che il marito emerge dai flutti salini dell’Adriatico, lei abbassa il secchiello con discrezione affinché venga riempito di vongole, cozze e quant’altro si trovi, poi l’uomo ritorna a contatto con il fondale e con le sue grandi mani germaniche continua la ricerca dei mitili nascosti nel terreno. Dopo un po’ lui è stanco, si ritiene tutto sommato soddisfatto del risultato ottenuto e decide che bisogna tornare a riva. Anche perché non si può controllare con attenzione il risultato della pesca lì dove si trovano, è necessario un luogo appartato.

L’ultima fase è anche quella più delicata perché i tedeschi, nonostante tutto, conservano l’imbarazzo – ormai perduto dagli italiani – di chi viola apertamente un divieto. Perciò il momento del travaso dei molluschi pescati, dal piccolo secchiello al secchio più grande messo a disposizione dal bagnino, con l’acqua di mare che permette di conservare i poveri mitili fino alla padella di casa, non può avvenire alla luce del sole, sotto gli occhi di tutti, addirittura alla mercé dei commenti divertiti e un pò camerateschi di chi da sempre fa la stessa cosa. No, è necessario farlo privatamente, e così assistiamo a corpulenti coppie germaniche, le pance dondolanti come budini e trasbordanti dai costumi monomarca, che si rifugiano nelle strette cabine spogliatoio per effettuare il famoso travaso. Sulle prime è la moglie ad avvicinarsi alla cabina con il secchio grande pieno per metà d’acqua salina, seguita dopo poco dal marito che tenta senza successo di nascondere il secchiello tra le braccione, con il risultato che tutti si voltano per guardarli con sincera simpatia. La cabina si chiude e dall’interno si odono parlottii incomprensibili in tedesco stretto, gemiti, botte contro le piastrelle, come se all’interno di quelle quattro mura si stesse consumando ben altro che un più prosaico travaso di molluschi.

Alla fine dell’operazione, i tedeschi escono dalla cabina rossi in volto, visibilmente accalorati e nervosi per l’impresa compiuta ma anche soddisfatti, in fondo, di essersi fatti valere e di non essersi dimostrati da meno dei loro ospiti italiani. Un mitile infingardo però scivola dal costume del tedesco, proprio mentre lui e la moglie stanno salutando il bagnino prima di lasciare lo stabilimento. La piccola vongola cade a terra con un tintinnio acuto che fa volgere gli occhi di tutti i presenti su di lei. Nonostante il secchio che si portano appresso, pieno di vongole e cozze, i tedeschi si bloccano di colpo, tesi come l’alunno colto sul fatto a rubare la merenda al compagno di banco. Come se quella vongola ribelle e traditrice li incolpasse più di un secchio pieno di sue simili bellamente trasportato davanti a tutti. Ma il bagnino non si scompone e continua a sorridere, augura scherzosamente buon pranzo ai turisti e li guarda allontanarsi con indulgenza e tenerezza, come un maestro esperto che osserva i primi passi di un allievo promettente. Anche questa, signori, è la Romagna.

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Storie di Romagna – I: I tedeschi cacciatori di vongole e il mitile ignoto by Fabio Pirola is licensed under a Creative Commons Attribuzione – Non commerciale – Non opere derivate 3.0 Unported License.

6 Comments

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  1. pit05

    Salve, ci rivediamo ancora.
    Ammirevole, davvero ammirevole il suo coraggio nel parlare a cuor leggero di un grave reato e un ignobile malcostume, quale lei ha così frivolamente descritto nel suo raccontino soprastante.
    A chi giova divertirsi di un tale scempio se non al suo parco lucrare? Al suo piccolo tornaconto?
    Trovo incredibile come lei riesca a farmi sempre infervorare con il suo tipico, italico qualunquismo. Invece di raccontare di gravi delitti, perpetrati a danno del nostro patrio mare (mare che per sua informazione trovo cristallino)e del nostro comune demanio da parte dei “tedeschi lurchi”, dovrebbe denunciarli certe oscenità.

  2. Fabio Pirola

    Lei ha le sue ragioni, e le posso anche comprendere, però io penso che il compito di un narratore, per piccolo che io sia, è quello di prendere la realtà e raccontarla colorandola e descrivendola per darle un tono tutto personale. Se poi vogliamo fare i bigotti e non accettare di farci una sana risata su alcuni vizietti italici, allora mettiamo al bando l’umorismo, la satira e la parodia… non penso sarebbe una bella vita. Non quella che voglio fare io, in ogni caso.

  3. Chiara

    Bravo Fabio, questo racconto è proprio carino! Al di là della trama vera e propria, mi piace questo modo di narrare, un po’ epico, un po’ ironico. Non capisco proprio le lamentele di Pito5…ma uno sarà libero di scrivere quel che vuole? Mica è un’inchiesta giornalistica!

    • pit05

      Cara signorina,
      se è la libertà che invoca, allora anche me medesimo ne detengo una fetta, ne possiedo tanta quanta il signor Scrittore del racconto. O mi vuole forse venire a raccontare che lui possiede un diritto di esprimersi liberamente più grande del mio?
      Abbia più rispetto della sacra arte del giornalismo!

  4. Giorgia

    Fabio…bravo come al solito…e soprattutto…anche questa è la Romagna…come le nonne e i nonni alle 6 del mattino piegati in due sulla batigia!

    Un pensierino per PITO5…ci son reati ben più gravi che stanno facendo colare a picco l’italia…partengo dai “ladroni” che dicono di governarci…e una racconto…è un racconto…penso sia più forte accendere la tv e vedere ragazzi e ragazzi che si vendono in tv per qualche primo piano…oppure guardare il TG su qualunque canale e sentire la stessa notizia raccontata in 3 modi diversi..e ovviamente i 3 modi differiscono a piedi pari su fatto realmente accaduto… utilizzare titoli ad effetto in articoli giornalisti e/o in programmi televisivi solo per far vendere o fermare l’ignaro navigante su un canale televisio o affini!
    un narratore è un narratore…prende spunto dalle piccole cose di tutti i giorni per raccontare un qualcosa che puo’ più o meno coincidere con la realtà, è pur sempre un racconto,non la descrizione fedele di un evento di vita!
    Quindi caro PITO5…il tuo sdegno mi appare totalmente in opportuno…o forse è invidia!?!?!? Dietro alle male lingue c’è sempre qualcosa di diverso…

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