Un invito scomodo agli Oscar


5BrokenCamerasCi siamo. Stanotte è la Notte delle Stelle. A Los Angeles si consegnano i premi più importanti del panorama cinematografico: gli Oscar. Il tappeto rosso è stato srotolato e i flash sono pronti a illuminare i volti delle star del momento. Sarà una notte magica. Una notte però a cui qualcuno, seppur invitato, ha rischiato di non partecipare.

Questo qualcuno è Emad Burnat, regista palestinese candidato nella sezione Miglior Documentario con il suo 5 Broken Cameras, co-diretto con il collega israeliano Guy Davidi.

Il 20 febbraio scorso Emad è atterrato insieme alla moglie e al figlio di 8 anni all’aeroporto di Los Angeles (dopo aver passato circa 6 ore ai checkpoint israeliani per poter raggiungere l’aeroporto giordano di Amman, non avendo il diritto in quanto palestinese di partire da quello di Tel Aviv) ed è stato trattenuto alcune ore nell’ufficio Immigrazione perché le autorità ritenevano che la famiglia del regista non fosse in possesso degli inviti idonei per partecipare alla Notte degli Oscar. Le minacce di rimpatrio non hanno tardato ad arrivare ed Emad ha deciso di chiedere aiuto via sms a un suo ben più noto collega, il regista Micheal Moore, che quella sera lo aspettava insieme agli altri 4 candidati nella sua stessa categoria a un ristorante a Beverly Hills per una cena organizzata dalla Motion Picture Academy.

images2Moore non ha perso tempo e si è subito messo in contatto con il Dipartimento di Stato e l’Academy, i cui avvocati hanno chiamato l’ufficio Immigrazione per confermare la validità dell’invito di cui era in possesso Emad. Il regista americano ha inoltre suggerito al collega di dare il suo numero di cellulare al Dipartimento di Sicurezza e di fare un paio di volte il suo nome, un nome che di certo non passa inosservato. E così è stato: dopo un’ora e mezzo il regista palestinese e la sua famiglia sono stati rilasciati con un permesso di una settimana, il tempo di partecipare agli Oscar.

Arrivato alla cena con i colleghi registi, Emad Burnat, visibilmente scosso, ha commentato così l’accaduto: “Non è niente di nuovo per me. Quando vivi sotto occupazione, senza diritti, questa è ordinaria amministrazione”.

5 Broken Cameras racconta della resistenza non violenta dei palestinesi in Cisgiordania. Le cinque telecamere citate nel titolo sono quelle andate distrutte per mano di coloni israeliani durante le riprese del documentario.

E per stasera…in bocca al lupo, Emad!

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