Il diamante “Melita” è lo scatto che “tambureggia”


Recalcati, studioso d’estetica, riporta la “leggenda” per cui anni fa “un artista italiano, maestro dell’Informale”, insegnando all’Accademia di Venezia, prendeva uno spazzolone e, dopo averlo messo in un secchio di colore, scagliava un colpo secco sulla tela, ancora bianca. Agli studenti, serviva un “gesto iniziatico”, che permettesse loro di perdere ogni “inibizione”. Certo gli scrittori conoscono la cosiddetta paura “della pagina bianca” (quando mancano le idee…). Recalcati, dal canto suo, specifica che la tela vuota del pittore sarebbe già in se stessa (potenzialmente) “piena” d’un valore estetico. L’immagine dello spazzolone diventerà interessante. Esso serve a ripulire. Innanzi alla mera tela bianca, il pittore dovrebbe – semplicemente! – toglierne “il superfluo”. Un vero e proprio svelamento. Il pittore dipingerà da un “primo” vuoto (solo materiale) ad un “secondo” vuoto (tramite il quale è possibile “creare dal nulla”, spiritualmente). Per Recalcati, la tela andrebbe “ripulita” soprattutto dalle convenzioni accademiche, che “riempirebbero” (negativamente) la “testa” degli studenti più talentuosi. Nella fotografia di Fantini, percepiamo la distensione quasi “a raggiera” delle linee (fra le articolazioni del corpo). C’è poi la triangolazione nera, “a scheggia”, del vestito. Essa virtualmente farebbe da “centro… smistatore”, per le articolazioni del corpo. Se collegassimo le mani fra di loro, guardandole assieme al “vertice basso” del vestito (sulla coscia sinistra) uscirebbe un pentagono. Una figura che torna in più tagli del diamante, quantomeno dal piano verticale. Soprattutto la gamba destra sembra in via d’allungamento, complice la percezione del piede “a proiettile”. La massa “spugnosa” dei capelli bilancerebbe quella “impellicciata” del petto. La bellezza di Melita è comunque da percepirsi in via più “simpaticamente tambureggiante” che “pericolosamente tagliente”. Pare che le braccia “accendano la miccia”, per il successivo smistamento del “vestito a scheggia”. Noi conosciamo la pittura astratta di Kline, dove spesso più “strisce” contribuiscono a diradare un loro “ammassamento” iniziale. Fra l’altro, lui usa il colore nero (presente in questa fotografia di Melita). Possiamo recuperare la leggenda del “grande pittore” che “ripuliva” la tela bianca con lo spazzolone? Nella sua fotografia, Melita “scherzosamente” usa i gomiti per “tambureggiare” sul vestito. Ci tornano in mente certe immagini dell’animismo africano, o forse polinesiano, quando le persone, vestendo con le piume, danzano e cantano per concludere dei riti propiziatori. Melita avrebbe scelto di “ripulire” simpaticamente il “diamante” della sua capacità d’attrarci. Un “colpo secco”, contro la nostra visione.

 

Bibliografia consultata:

M. RECALCATI, Il miracolo della forma, Mondadori, Milano 2007, pp. 188-189

 

Nota biografica sugli artisti recensiti:

Il fotografo Maurizio Fantini è nato nel 1964 a Bologna, dove tutt’ora vive, tenendo il suo studio. Da oltre vent’anni, lui scatta in modo professionistico; dapprima come paesaggista (per Bell’Italia, Bell’Europa ed Airone, note riviste del Gruppo Mondadori), poi nel settore della moda (per campagne, redazionali, cataloghi). Fantini è un ricercatore “maniacale”, anche perché appassionato sia d’arte sia di bellezza, in ogni forma. In fotografia, lui usa la luce per “disegnare” il suo mondo interiore. Fantini cerca continuamente la perfezione stilistica, dal primo momento dello scatto a quello successivo della postproduzione. (www.mauriziofantini.it)

La modella e showgirl Melita Toniolo, volto popolare della televisione italiana, è nata a S. Biagio di Callalta (TV) nel 1986. Attualmente, lei sta conducendo il programma comico Metropolis (per l’emittente Comedy Central, sul Canale 122 Sky, al Giovedì sera), e poi realizzerà un tour per il programma naturalistico Wild, parlando ai bambini.

(www.melitatoniolo.com è il sito internet ufficiale di Melita Toniolo)

(www.archimedeeventi.com è il sito internet dell’Agenzia Eventi e Spettacoli che segue i lavori di Melita Toniolo come testimonial)

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