È severamente vietato l’accesso agli animali in Paradiso


“Scusami, non sai quanto mi dispiace, ma proprio non l’ho visto…Mi farò perdonare.”

Questa è la frase riportata sul biglietto annesso ad una scatola di cartone, trovata per caso una sera rientrando dalla palestra.

Che strano…

 Tale scatola mi stava aspettando sulla porta di casa, che dà direttamente sulla strada.

All’inizio pensavo si trattasse di uno scherzo di qualche buontempone, poi cercai di scorgere un indirizzo, pensando più che altro ad un  pacco postale recapitato a me per equivoco, ma volendo dare tregua alla mia curiosità decisi di aprirlo.

Giuro che ancora adesso,a distanza di tempo, non riesco a descrivere con parole umane lo sgomento provato alla vista del suo contenuto. Difatti anche lì per lì non usai parole, ma impiegai solo il pianto, le urla e tutta quella serie di lamenti osceni e strazianti che il mio corpo fu in grado di emettere: quelle quattro pareti di carta contenevano ciò che restava del mio amato Gringo, un micetto tigrato che da appena sei mesi rallegrava le mie giornate.

Il mio trastullo, il mio amico per la pelle era stato falciato di netto da qualche mezzo automobilistico: il suo capino era stato quasi sradicato dal resto del corpo, la sua  pelliccia tutta impiastricciata di sangue e di fango.

Chi non ha mai convissuto con un animale non può capire il dolore inferto da un episodio come questo: è paragonabile alla perdita di un amico caro, di un confidente, di un familiare, di una parte di se stessi e non c’è nulla in quel preciso istante in grado di consolare.

Tante volte mi sono interrogata sul perché tante persone vivono uno status di afflizione permanente quando muore un animale e, contrariamente, resta indifferente (o, comunque, riesce a raggiungere più in fretta una forma di rassegnazione) per la dipartita ultima di un essere umano. Naturalmente non penso si possa generalizzare su argomenti delicati come questi, però credo che tutto ciò sia dovuto alla mancanza di “spiritualità” per quanto riguarda gli amici a quattro zampe: mentre per una persona l’augurio e il saluto ultimo consiste in un addio (per l’appunto “a Dio”, quindi “Ci rincontreremo nell’Aldilà”), per gli animali non è così, la separazione è netta e definitiva poiché, almeno per quanto ne sappia, gli animali non sono ammessi nel Paradiso  di tutte le religioni monoteiste, le più diffuse qui in Occidente. Eppure, una volta instaurato un rapporto, un legame con il proprio animaletto, si è sicuri che anche quest’ultimo abbia un proprio carattere, una propria anima, una sorta di riconoscenza e un modo di amare peculiare. E allora com’è che non c’è spazio per loro nell’Aldilà (anche se pare siano ora di moda i Pet Cemetery )? Potremmo chiedere all’Altissimo se si può fare un eccezione per i cani docili e con la museruola, ma sembra che da quell’orecchio l’Onnipotente non ci senta proprio benissimo.

Per risolvere questo problema (in realtà ci sono dietro motivi ancora più profondi) mi sono data all’agnosticismo, per convertirmi al Pastafarianesimo, una religione parodistica.
Ma queste sono solo divagazioni di dubbia utilità: è meglio tornare alla narrazione vera e propria.

Tempo due giorni e il povero Gringo era già bello che cremato e il suo musetto vispo, i dentini con cui amava rosicchiarmi i lacci delle sneakers, i suoi miagolii insistenti durante l’ora della pappa divennero solo ricordi lancinanti.

Inutile dire che continuai ad alzarmi alle quattro di mattina tutti i giorni, abituata com’ero ai languorini improvvisi del mio compagno d’avventure, ed altrettanto inutile sarebbe raccontare con quanta agonia me ne tornavo a letto, con gli occhi offuscati dalle lacrime.

Maledicevo quella persona che lo aveva investito, la detestavo e ammetto che più di una volta le ho augurato la stessa fine del povero micio, eppure una sera, tornando a casa ancora dalla solita palestra, trovai un’altra scatola sulla porta di casa: non avevo più animaletti sacrificabili sull’asfalto, ma la paura di riavere un’immagine così scabrosa sotto gli occhi mi riportò vivido nella mente lo scempio del mio Gringo.

Già una serie di insulti irripetibili stavano per varcare la soglia delle mie labbra, pensando si trattasse di una somma in denaro o qualche altra inutile cianfrusaglia per limitare i sensi di colpa dell’assassino del mio gatto: vinta ancora una volta la curiosità, però, mi avvicinai lo stesso al pacco, ma subito ritrassi la mano, sentendo l’involucro muoversi. Una volta rimossi i punti della spillatrice che tenevano uniti due lembi di cartone, mi ritrovai fra le mani un pugno di pelo color avorio e grigio, assillante, affamato: un  micetto di circa un mese e mezzo mi stava leccando l’indice, forse perché lo aveva scambiato per la mammella della madre o chissà quale prelibatezza.

Non sapevo che fare, ero a metà fra il riso, il pianto, la commozione, la repulsione per quell’esserino che, per quanto incantevole, non era il mio Gringo e mai lo avrebbe potuto rimpiazzare.

Accanto alle feci della povera bestiolina, un altro biglietto:

“So che non è la stessa cosa, ma spero potrai amarlo comunque e avvertire meno solitudine…ancora scusa.”

Odiavo quella bestiola che mi ero trovata fra le mani in un lampo, lo odiavo perché mi stava strappando morso dopo morso ogni singolo pezzo di malinconia, di tristezza: lo detestavo perché mi impediva di essere infelice e di piangere. Era insopportabile persino il modo in cui mi induceva a volergli bene, per forza, senza nemmeno ragionarci su. Non sarebbe  mai come il mio Gringo, non così simpatico, non così bello.

Mi sbagliavo: semplicemente non era Gringo. Non lo aveva rimpiazzato, ma si era semplicemente ritagliato un posto di fianco al suo, nel mio cuore.

Lo strinsi delicatamente e lo portai in casa, con me.

E sono felice di raccontarvi questa storia tenendo la mia bellissima Kenga sulle ginocchia, in un mare di fusa.

1 comment

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  1. padre andrea

    Bhè non è vero che tutte le religioni occidentali non credono che i gatti vadano in Paradiso; azz hai detto monoteiste… allora si, perchè nella mia religione anche gli animali sono ammessi in Paradiso e c’è anche un rito fnebre opzionale (ma fuori la Messa) perchè essi avendo un’anima candida non hanno necessariamente bisogno di un rito funebre… la mia religione è il cristianesimo panteistico universale del nuovo mondo ma purtroppo non è monoteista…

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