“Ragazzi, siamo indietro col programma!”


Avete presenti quegli spigoli belli sporgenti, o muri resistenti e, perché no, qualche chiodo conficcato qua e là (ma ben acuminato, sia chiaro)?

Ecco, in questo momento avrei proprio voglia di spiaccicarvici la mia fronte sopra.

PAM!

Una fitta atroce, poi il buio.

E invece riapro gli occhi:  niente dolore, niente ombra, solo il nero della lavagna, a scuola.

Guardo fuori dalla finestra dell’aula e il mio sguardo ricalca ancora una volta i profili di una palestra che è in costruzione dall’era precristiana, anzi, forse le fondamenta sono in piedi dal giurassico. Ma sono stati bloccati i finanziamenti per il pavimento, quindi è inagibile. Almeno così dicono.

I miei timpani sono percossi da una voce che pare lontanissima (in realtà la fonte sonora è giusto a  un paio di metri): le nostre frequenze non sono sincronizzate, non sono in grado di comprendere tutto, solo qualche parola.  A sprazzi. Caro professore, non è un fatto personale. O forse sì.

In realtà ci ho rinunciato a capire.

“Siamo indietro col programma” non possiamo parlare di ciò che accade appena mettiamo il naso fuori dall’istituto.

“Poi saranno guai con la maturità” e quindi silenzio. Una battuta sarcastica ogni tanto per dire che l’Italia fa schifo.

Ma del perché fa schifo neanche una parola o, nel migliore dei casi, con molta economia.

“Bisognerebbe indagare troppo indietro nel tempo per individuare le cause del problema. Il sistema è corrotto dall’era di Sallustio“.

Secondo il fraintesissimo Machiavelli la storia, i classici, se applicati nel presente (con tutte le modifiche dovute alla situazione) insegnano e ci eviterebbero non poche beghe.

E allora parliamone, delle cause dei problemi dell’era di Sallustio.

“Siamo indietro col programma”.

Ma non è finita qui.

Una volta è saltato fuori un “Se non capite la mia materia non sarete mai nessuno nella società, non sarete in grado di destreggiarvi fra i prepotenti”.

Ok. Ci sta, si parla di filosofia.

“Voi ignorate cosa vi sta accadendo intorno: ciò che è successo in Francia/Italia/Germania/Zuzzurellandia/Repubblica delle Banane nel millemila avanti Jesus (non ricordo esattamente l’episodio) è esattamente la stessa cosa che succederà a noi, a breve. I problemi di allora sono gli stessi di adesso!”

Ma parliamone, allora, approfondiamo il discorso, perdindirindina!

“Siamo indietro col programma”.

Va bene, conto fino a dieci. Poi scoppio.

Morale della favola:

1) Se siamo somari in filosofia tutti ci calpesteranno i piedi: a modo suo, è sensato.

2)Siamo indietro col programma.

3) Avremo problemi all’esame.

4)La palestra non verrà mai finita.

5)Tutti si lamentano, ma precisamente non si sa per cosa. O non ce lo vogliono dire. E siccome noi non siamo nati imparati (come ci insegna il gergo popolare) non sappiamo con quale mostro prima o poi dovremo scontrarci.

6) Finché ci sarà questo clima di omertà e nessuno si prenderà la briga di spiegarci (senza usare astrusità o latinismi come il caro e vecchio don Abbondio manzoniano) a cosa stiamo andando incontro e perché non sarò in pace. E se nemmeno loro sanno dare questa risposta è davvero il momento il resettare il sistema partendo dalle fondamenta, ovvero i giovani, il popolo di domani. 
E mi scuso per la serie di interventi su questo blog di argomento pressoché sempre identico, ma sono davvero demoralizzata.

Buon proseguimento di autodistruzione  a tutti.

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