L’arte del Karate: intervista a Carlo Alberto Pari


I governanti sempre più spesso ci chiedono sacrifici e spirito di adattamento: una percentuale non indifferente di popolazione attiva si trova alle prese con licenziamenti o posti di lavoro precari, mal retribuiti e lontani anni luce dalle proprie aspettative.

C’è bisogno di figure che incoraggino gli italiani a credere di poter cambiare le cose e realizzare un obiettivo. Persone che non hanno atteso il destino con le mani in mano, ma, spinte dalla  costante passione e dallo spirito di iniziativa, si sono messe in gioco, riuscendo a raggiungere vette inimmaginabili e, naturalmente, tanta soddisfazione.

In linea con quanto appena affermato, è per me un grande onore intervistare il maestro Carlo Alberto Pari.
Ora, sarebbe per me impossibile elencare tutte le voci del suo curriculum vitae, quindi cercherò di limitarmi a quelle fondamentali.

Egli è cintura nera 8 °Dan di Karate 8°Dan di Ju-Jitsu, 4° Dan di Kobudo, Direttore Tecnico Nazionale del Gruppo AKS (Associazione Karate Scuola)Responsabile Nazionale ASI Ente di Promozione sportiva riconosciuto dal Coni per le discipline Karate do & Jutsu . Ju Jitsu, To Do, Goshin Jutsunonché responsabile nazionale settore Tiro a Segno.
Diplomato in difesa personale presso il centro di neurofisiopsicologia dello sport dell’Università di Siena, può vantare anche l’iscrizione all’albo dei giornalisti (attualmente scrive per il mensile  Samurai). Nasce come insegnante di Bodybuilding e fitness e istruttore IRC di rianimazione cardiocircolatoria, è abilitato ad insegnare attività motorie nella scuola primaria .
Nel 2010 è  docente all’Università La Sapienza di Roma nel “ Corso in Educazione Comportamentale per la salute e sicurezza dei lavoratori e Difesa Personale”; recentemente ha ricevuto due importantissimi riconoscimenti: il Distintivo d’oro Coni al merito sportivo e la nomina come Sportivo dell’Anno Coni 2010 Provincia di Rimini. Inoltre la World Ju-Jitsu Federation / World Ju-Jitsu Kobudo Organization, una delle più grandi Federazioni di Ju Jitsu del Mondo, ha riconosciuto al M° Carlo Pari il metodo JJMMP (Ju Jitsu Moderno Metodo Pari) la qualifica di Shihan ed il grado di cintura nera 8°Dan (peraltro già rilasciato dall’ASI – Ente di promozione sportiva riconosciuto dal Coni, settore Bu Jutsu disciplina Ju Jitsu, del quale il M° Pari è D.T. Nazionale da oltre due lustri).

È davvero una quantità impressionante di titoli, ma quale di essi nasconde dietro di sé il vero Carlo Pari? L’enorme preparazione, non limitata all’ambito sportivo, è un dato di fatto; il curriculum vitae parla da solo, ma è tutto indispensabile anche per definire la tua personalità?

La mia è una personalità complessa, di un bimbo rimasto orfano di padre, di un ragazzo che ha iniziato presto il contatto con il mondo del lavoro,di un giovane che ha trovato prima nello sport, poi anche nel lavoro una rivalsa sociale. Ho avuto fortuna, ma certamente il mondo offriva molte opportunità che oggi, purtroppo, i giovani non hanno. Sono stato assunto dal Credito Italiano Banca d’Interesse Nazionale a 21 anni a tempo indeterminato, dopo avere già lavorato per diverse stagioni in altre banche e dopo avere svolto il servizio di Leva nell’Arma dei Carabinieri. Sono stato  Direttore di Banca per oltre dieci anni ora referente per il controllo dei  rischi  nella provincia di Rimini. È un  lavoro che mi ha permesso di capire la finanza, le problematiche delle aziende, il funzionamento del  mercato, e oggi, purtroppo, la crisi in tutte le sue sfaccettature. Devo molto al mio lavoro, oltre alla mia crescita professionale, oltre al benessere per la mia famiglia, mi ha concesso di dedicarmi alla mia grande passione: “Le Arti Marziali”,  intese nel senso più ampio del termine.

Da ragazzo, però, hai deciso di dedicarti alle arti marziali, in particolare al karate. Verso gli anni settanta questa disciplina era circoscritta a poche palestre nella nostra nazione: cosa ti ha fatto capire che sarebbe stata proprio quella la strada giusta, che valesse la pena investire tanto tempo, forze e, indubbiamente, anche denaro in tale attività?

Ho iniziato con il Karate, comprendendo quasi subito che la fisicità era indispensabile, ma non totalitaria, e realizzando che la  pratica  delle  Arti Marziali non poteva limitarsi alla conoscenza del solo karate. In sostanza, sono semplicemente una persona che ha dedicato una parte della vita a una parte delle cose che ama. Non ho mai pensato di praticare solo uno sport, sono presuntuosamente certo di condividere un progetto d’Arte all’interno delle Arti Marziali.

Scorrendo il tuo curriculum, non posso fare a meno di pensare a un vocabolo: sacrificio. Quanta importanza ha avuto nel corso della tua vita e della tua formazione professionale?

Per ottenere un risultato significativo in ciò che si svolge o pratica, il sacrificio è un punto fondamentale per la crescita: senza sacrificio il risultato sarà sempre mediocre.

Tanti allenamenti, tanta costanza e poi, finalmente, la svolta: nel 2000 nasce il GRUPPO A.K.S. sotto la guida di coloro che saranno considerati, in seguito, i “padri” del karate italiano, persone in grado di fare da rete  fra i giovani e questa splendida arte giapponese. Qual è il ricordo a cui sei più legato riguardo tale evento, le emozioni che hai potuto condividere con gli altri maestri fondatori?

Sono stato Direttore Tecnico Nazionale di diverse Federazioni o Enti, condividendo e gestendo progetti importanti, ma il Gruppo è senza dubbio ciò cui sono più affezionato, nel Gruppo ci sono Maestri che fanno parte della storia delle Arti Marziali italiane, nel Gruppo ci sono amici, esperienze, ricordi e certamente sacrifici.

Ora hai a che fare giornalmente con ragazzi e bambini, sicuramente concorri nella formazione sportiva, ma anche psicologica ed educativa. Cosa speri di trasmettere loro? E ancora: chi pensi abbia avuto il medesimo ruolo per te dal punto di vista del karate (per esempio la famiglia, gli amici, gli insegnanti…)?

Il lavoro con i giovanissimi  è appassionante, ma anche impegnativo e soprattutto di grandissima responsabilità. I genitori mi affidano ciò che per loro è in assoluto la cosa più importante della vita: i loro figli;  io ho il dovere di contribuire a educarli al rispetto e all’integrazione sociale, ho la presunzione di aiutarli a superare le timidezze, a controllare l’aggressività, ad acquisire sicurezza attraverso la migliore conoscenza di se stessi, imparando ad accettare i propri limiti, ma anche comprendendo quelli degli altri.

Per rispondere alla Tua domanda, credo che la mia famiglia, il lavoro, i tanti Maestri d’Arte che ho frequentato, abbiano contribuito in maniera determinante  alla mia formazione, l’ordine in cui li ho elencati non è casuale.

Come si è detto prima, questo è un periodo di crisi su molti fronti: da una parte quella finanziaria costringe numerosissime famiglie a ristrettezze economiche, d’altro canto i valori morali che stanno alla base della società stanno crollando sotto il peso di cattivi esempi. Cosa dovrebbe spingere qualcuno ad intraprendere lo studio di questa disciplina? Per non parlare della difesa personale: al giorno d’oggi basta uscire di casa o guardare i tg per capire che non si è mai completamente al sicuro.

Se trasmesse in modo adeguato, e purtroppo non sempre accade, le nostre Arti esprimono valori importanti per la crescita individuale e sociale. La comprensione di alcuni concetti che sopra ho esposto porta a un benessere psicofisico, che indubbiamente è un fine importante per la persona e che si ripercuote sul vivere sociale.

La Difesa Personale è la parte fisica, probabilmente meno importante, ma certamente e purtroppo utile in una società corrosa da incomprensioni e disagio sociale.

In conclusione, per esperienza diretta, posso affermare che sei un promotore di karateki (persona che intraprende lo studio e la pratica del karate nda) donne. Che contributo ha dato, se ce n’è stato qualcuno, questo “tocco di rosa” alle arti marziali? D’altro canto, il tuo stile di goshin si impegna a offrire più aiuto possibile al mondo femminile, cercando di compensare l’ ipotetica inferiorità fisica rispetto agli uomini con la tecnica.

Ho dedicato una parte importante dei miei studi all’integrazione delle donne nell’ambito marziale. La donna è stata da sempre usata e sfruttata. La sopraffazione fisica ha inciso spesso in maniera determinante nelle migliaia d’anni di sottomissione.
Nel mio piccolo, voglio contribuire ad un riscatto sociale che in alcuni casi deve dimostrare anche fisicità.

Grazie mille per la tua disponibilità, da parte di tutta la redazione ti auguro di raggiungere al più presto riconoscimenti e obiettivi ancora più alti e ambiziosi e, soprattutto, speriamo che il karate entri a far parte delle discipline olimpiche il prima possibile, riuscendo a trasmettere al più vasto pubblico gli insegnamenti di un’arte così affascinante e appagante.

Grazie Sara, sono io che auguro a Te un futuro di Maestra d’Arti, Scrittrice e Giornalista, la tua volontà, le tue capacità, il tuo impegno, ed in ultima analisi  il tuo sacrificio saranno certamente premiati.

Ultima piccolissima osservazione, in assoluta controtendenza con il nostro mondo marziale: il karate e le altre discipline marziali non devono ambire a divenire olimpiche. Lo sport è una cosa diversa, spesso oggetto di mille interessi: noi non pratichiamo uno sport, noi siamo parte di un progetto d’Arte che racchiude in se fisicità, psicologia, creatività. 

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