Focus: Olympiakos Pireo campione d’Europa: un successo dissonante. Ed esemplare


OLYMPIAKOS DISSONANTE

E alla fine si concluse nel modo più imprevisto e imprevedibile possibile. Alla fine si concluse con la vittoria dell’ Olympiakos Pireo. La squadra che aveva riscosso le nostre simpatie, per una semplice questione di affinità. Dal 2002, cioè da quando esiste l’ Eurolega nel formato attuale, il massimo trofeo europeo per club se l’ erano aggiudicato solamente quattro compagini: Panathinaikos (quattro volte), CSKA Mosca, Barcellona e Maccabi Tel- Aviv (tutte due volte), tutte presenti alle Final Four di Istanbul tranne gli israeliani. Per questo ci eravamo sbilanciati, sperando che quest’ anno il successo potesse andare a una formazione che non fosse una di queste quattro. Sarebbe stato un segnale importante, e un successo diverso. Dissonante. I nostri favori li aveva dunque guadagnati l’ Olympiakos, squadra che ad inizio anno e fino alla serie di quarti di finale contro Siena aveva stentato, anche a causa delle numerose partenze eccellenti (ma di questo ne parleremo dopo).

L’ inizio era stato incoraggiante. Dopo aver visto il CSKA vincere nella prima semifinale contro il Panathinaikos per una palla persa in comproprietà tra Jasikevicius e Diamantidis, dopo che i greci erano stati davanti per larga parte del tempo salvo farsi rimontare nel finale, guardare il match tra Olympiakos e Barcellona era stato come godersi un film al cinema con pop-corn annessi. Bianco- rossi in serata di grazia, catalani per cui il canestro sembra un imbuto rovesciato, con un Navarro irriconoscibile, un Huertas pasticcione e un Lorbek deleterio. Spanoulis che dal canto suo prima si prende in mano la squadra segnando i punti che all’ inizio portano avanti la truppa di Ivkovic, poi predica basket eccelso per i compagni, non dimenticando però di realizzare la tripla della staffa, quella che di fatto chiude la gara. Di fatto, già questo appariva un miracolo. Quello che invece doveva materializzarsi domenica.

Pronti via, e dopo un primo quarto equilibrato, nel secondo i russi fuggono via, e nel terzo arrivano anche a +19. Lì qualcosa si blocca. Forse un po’ di supponenza o un po’ troppa sicurezza in sé stessi frena il CSKA, Ivkovic dice ai suoi di provarci sino alla fine, e piano piano l’ Olympiakos comincia a rosicchiare il vantaggio che Kirilenko e compagni hanno acquisito nel corso della partita. In un batter d’ occhio, i greci sono lì, a un passo, pronti a confezionare la beffa. Che arriva, puntuale. Dopo aver disputato un incontro modesto, Printezis riceve l’ assist di Spanoulis a pochi decimi dalla fine e con una palombella realizza il canestro che vale il secondo titolo europeo per la squadra del Pireo (il primo era arrivato a Roma nel 1997, e alla guida guarda caso c’ era sempre Dusan Ivkovic). Papanikolaou, ventiduenne con coraggio da vendere e tanto entusiasmo, prima ancora che dotato tecnicamente, viene premiato come miglior giocatore della partita, mentre i suoi compagni vagano e corrono per il campo con l’ espressione di chi non crede a ciò che è appena successo (sono ridotti così anche i colleghi del CSKA, ma è inutile specificare la differenza di espressione sui volti). Ivkovic, che ci eravamo permessi indicare come l’ ago della bilancia per la formazione greca, rimane nella zona accanto al box della sua panchina, con l’ espressione quasi impassibile e un sorriso (ma solo quello) che mostra a chi viene scambiare un abbraccio. Non è mai stato uno troppo simpatico, il buon Dusan, e abbiamo l’ impressione che non sia neanche uno troppo tenero con i suoi giocatori. Ma nel momento più importante, si fa da parte e lascia ai suoi ragazzi le luci della ribalta. Un comportamento da grande insegnante (di basket, ma non solo). E da grande persona.

UNA VITTORIA SCACCIA – CRISI

Lo stiamo sentendo in questi giorni: la locomotiva europea sta vedendo deragliare ancora di più il vagone ellenico, e il rischio che questo si stacchi si fa di giorno in giorno più concreto. Proprio per la crisi che attanaglia la Grecia da tempo, quest’ estate sia il Panathinaikos che l’ Olympiakos avevano perso molti prezzi pregiati. E se per i biancoverdi tutto sommato si può parlare di perdite relative (Tepic, mai un fattore la scorsa stagione, Nicholas e Fotsis, ma a parte loro i big erano rimasti tutti) per i cugini del Pireo gli addii erano stati sanguinosi: Bourousis, Papaloukas, Jamon Lucas-Gordon, Matt Nielsen, Zoran Erceg, Milos Teodosic, Yotam Halperin e Mavrokefalidis sono le figure di spicco che avevano dato l’ addio alla maglia bianco-rossa, cui si somma il ritiro dall’ attività agonistica di Rasho Nesterovic. Ivkovic poteva trovare alibi, ma non lo ha fatto, e ha cominciato a lavorare con quello che dava il convento. Roba buona, intendiamoci: Pero Antic e  Kyle Hines non si regalano a chiunque, come l’ uomo di sostanza Papadopoulos e l’ acerbo ma promettente Gecevicius. Però c’è voluto tempo, e per trionfare c’ è stato anche bisogno di sbagliare i due americani (Howard e Lucas) e di trovarne i sostituti in due ex- NBA che in Europa non avevano convinto (Joey Dorsey a Vitoria e Acie Law al Partizan Belgrado). Eppure il coach serbo ha avuto ragione, nell’ insistere su di loro, che erano in fondo due elementi scartati da qualcun’ altro. C’è stato bisogno di affidarsi a tre ventunenni che si sono dimostrati maturi e pronti per questi palcoscenici: Papanikolaou, Sloukas e Mantzaris sono stati determinanti, per il successo targato Olympiakos. Ecco, questa è la lezione che ci ha impartito Ivkovic, il quale per un attimo si è tolto le vesti di allenatore della squadra ellenica e si è messo quelle di educatore per tutta l’ Europa, non solo cestistica: ci ha mostrato come, quando vengano a mancare le risorse più importanti, sia necessario raccogliere quello che resta nel miglior modo possibile, assemblarlo in modo da esaltare i pregi e nascondere i difetti, e fare in modo che sia all’ interno che all’ interno tutti siano convinti della bontà di quello che sta facendo. Chissà, riuscissimo a farlo anche nel mondo economico forse usciremmo dalla crisi. E chi come la Germania è solido e sicuro forse la smetterebbe di considerare chi non lo è semplicemente come un fastidio. E avrebbe più fiducia.

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