Tirati un po’ su


-Come stai?

-Come un pesce in un pagliaio.

                                                    [Cit. mio padre]

Effettivamente queste prime giornate di sole sono state difficili da mandare giù: non tanto per il clima, forse unica cosa apprezzabile del periodo, ma per tutto il resto.

Mi sto rendendo conto che le attività scelte personalmente nel corso della vita, invece di semplici passatempi, stanno diventando dei veri e propri lavori: forse perché mi appassionano veramente tanto e ci metto tutta me stessa e non sopporto fallire. Eppure ogni tanto arriva anche il sei nei compiti in classe, arriva il punteggio sottotono nelle competizioni, arrivano le stecche con il sax, arriva la sterilità mentale nella scrittura e nel disegno, arriva la stanchezza e arrivano anche le crisi isteriche, in cui mi scoppia da piangere senza un vero motivo.

Piangere per una sufficienza, per un terzo posto magari, per un’intonazione presa male: spesso mi chiamano “scema”, aggiungendo “piangi se stai male, piangi se muore qualcuno, ma non piangere per dei risultati non negativi!”.

A quel punto sono solita allontanarmi dalla postazione, battere un po’ le palpebre per asciugare gli occhi sul punto di zampillare e mi guardo allo specchio.

“Che schifo”.

In determinati momenti, mi odio proprio: non amo ciò che vedo.

Quella non sono io: in realtà non ho forma, non mi limito ad uno spazio, non ho volume.

 

-Cosa farai da grande?

-La fata.

Io so fare magie. Sono specializzata in incantesimi buoni. Talmente buoni che quasi quasi svelo una delle mie formule segretissime.

Per prima cosa dovete spegnere apparecchi elettronici: cellulari, TV, computer (sconsiglio di farlo in questo esatto momento, se no non sapreste come andare avanti).

Preparare gli utensili da cucina e preparare la “Torta-attaccabottone”, di cui gli ingredienti sono: 250 g di ricotta, 200 g di zucchero semolato, 250 g di farina 00, tre uova intere, qualche sorriso, una bustina di lievito in polvere, due cucchiai colmi di cacao amaro ( o zuccherato, comunque è facoltativo) , una manciata d’amore, un vasetto di yogurt (a scelta tra gusto nocciola, stracciatella, vaniglia, caffè) e, se troppo asciutto (l’impasto deve essere molliccio e appiccicoso, fluido), qualche cucchiaio di latte.

Il procedimento è facilissimo: mischiare a parte ingredienti secchi e umidi, poi mescolare assieme.

Infornare in una teglia imburrata e infarinata per cinquanta minuti in forno a 180°.

Step successivo: togliere il dolce dal forno e lasciarlo raffreddare alla finestra (aperta) che si affaccia sulla strada. Rimanere stupiti delle espressioni facciali dei passanti che ne sentiranno il profumo.

Aspettare una faccia di bronzo che si unisca a voi.

Altro passaggio: addentarne una fetta (perché non spalmarci un po’ di marmellata d’albicocche sopra, giusto per essere più dolci?) e accanto ad una buona tazza di the/latte/caffè/succo/acqua/ superalcolici, a seconda del livello di disperazione o degli eventuali ospiti. Non resta che accendere la radio e sbaghinarsi sul divano, se non in compagnia della sopracitata faccia di bronzo, attorniati da gatti ronfanti, cani, canarini, tartarughe o, in mancanza anche di questi ultimi, armati di nutella e un cucchiaino.

Non so voi, ma io già mi sento meglio.

Non mi resta che augurare buona golosità a tutti.

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