Storie

Sottolineato in rosso

di Marianna Vitale

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Tutte le mattine, scendendo al bar, ritrovo la stessa donna.

Mi soffermo a guardarla di nascosto, mentre sorseggio il mio caffè.

Porta sempre un berretto di lana viola calato sugli occhi e una certa austerità dipinta sul volto. Sicuramente avrà più di ottant’anni, forse addirittura novanta.

Se ne sta seduta al solito tavolo, sempre quello nell’angolo in fondo a destra, e lascia raffreddare il caffè per leggere il quotidiano, gli occhiali sulla punta del naso.

Io, seduto su uno sgabello e appoggiato al bancone del bar, studio i suoi movimenti mentre sorseggio un cappuccino e mangio il mio cornetto a piccoli morsi.

Mai una volta ha alzato il suo sguardo severo per incrociare il mio. Potrei spiarla per ore e non se ne accorgerebbe. O forse lo sa e fa finta di niente.

Raccoglie il giornale che le interessa dal tavolino accanto, tira fuori dalla borsetta una Bic rossa e inizia a sottolineare le frasi che ritiene più importanti, segnandole a bordo pagina con una linea incerta, le mani tremolanti ma sicure. Sembra essere convinta del fatto che i futuri lettori del quotidiano saranno avvantaggiati dalla sua selezione preliminare.

E intanto il fumo che emana il suo caffè a poco a poco si fa più sottile, fino a scomparire del tutto. A volte non lo tocca nemmeno.

Terminata la lettura si alza a fatica, la sua corporatura robusta non le consente più di essere agile, e le gambe non sopportano il suo peso. Lascia un paio di monete sul tavolo, sempre più del dovuto, ed esce senza salutare.

Allora io vado a prendere il quotidiano sottolineato e comincio a sfogliarlo.

 

Questa mattina però è successa una cosa strana.

Quella donna non ha finito di leggere il giornale. Arrivata a metà ha sospirato, con lo sguardo rivolto al soffitto, ha posato la Bic sul tavolino e una mano sulla schiena. Poi si è sfilata gli occhiali, ha battuto più volte le palpebre come se facesse fatica a vedere, si è alzata e se n’è andata senza lasciare i soldi sul tavolino, e senza riprendere la sua Bic.

Il barista non si è preoccupato, forse non ci ha nemmeno fatto caso.

Per un istante ho pensato di rincorrerla.

Ho pagato la mia colazione e sono andato al suo tavolino. Ho guardato il quotidiano, con la Bic abbandonata sulle pagine aperte, e sono rimasto a fissare la porta. Volevo che succedesse qualcosa, che la donna rientrasse e finisse quello che aveva iniziato, che tutto tornasse al proprio posto.

Quando ho capito che non sarebbe successo, ho rimesso il tappo alla Bic e me la sono infilata in tasca. Ho lasciato qualche moneta sul bancone, ho ripiegato il giornale e sono uscito.

Ho tenuto la penna in tasca fino a pochi minuti fa, quando ho rivisto quella donna: usciva dal portone della chiesa.

Camminava piano, più lenta del solito. Non le ho domandato nulla, ma mi sono avvicinato e le ho restituito la Bic.

Lei mi ha sorriso, e il suo sorriso era quello di una madre, ma negli occhi, sotto al berretto, nascondeva un velo di rassegnazione. Ha annuito, e mi ha preso le mani tra le sue. Credo che avesse sempre saputo che io leggevo i quotidiani dopo di lei, e forse, in qualche modo, lo faceva anche per me.

Le ho tenuto strette le mani per un istante, prima di salutarla.

Mentre tornavo a casa ho capito che presto avrei cambiato bar.

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