Storie

Negromante

di Andrea Ion Scotta

Pubblicato il

Negromante, illustrazione di Giulia Repetto

Negromante, illustrazione di Giulia Repetto

Levante lasciò la presa dal davanzale, il ciottolato del vicolo lo accolse. <<Dovevo prenderti tra le braccia principessa?>> lo schernì Reaper, ma, dalle nere occhiaie, l’azzurro lo paralizzo. <<Ehi>> esclamò Edoardo raggiungendoli. <<ce ne dobbiamo andare e subito. Bru non ci vorrà molto prima che scoprano il cadavere. Stai con me amico!>> La sua mano consolò il viso di Levante provandone il gelo. <<Fatto!>> sospirò Reaper. <<La nostra barista di fiducia farà gli straordinari questa notte e no, fighetta, prepara la cena al sacco. Stiamo per andare in gita. Indovina dove? Vai a prendere la macchina.>>

La mano di Edoardo lasciò lo smunto viso di Levante per unirsi nervosamente all’altra intorno al colletto di Reaper. <<Ora basta!>> i loro nasi si sfioravano appena, lasciando il duello ai loro occhi. << Feccia non prendo ordini da te! E in tutta onestà non mi fido ne di te ne dei tuoi metodi!>> Lo sguardo di Reaper roteò fino a trovare quello di Levante. <<Bene, ha di nuovo le mestruazioni: hai provato con il succo di mirtillo?>> rispose Reaper, spingendo via il suo aggressore. Levante vide la collera impossessarsi di Edoardo, pulsare incontrollata nelle sue vene facendogli scattare vigorosamente le mani ancora sul colletto di Reaper. <<Ora ti rompo quella testa di cazzo.>> ringhiò Edoardo. <<E chi ti dice che io sia consenziente?>>

Senza esitare, Levante si fece muro tra i due. <<La volete smettere? Reaper metti via la pistola cazzo.>> La tensione di Edoardo finì sul muro di una casa, lasciandovi impronte rosse con le nocche. <<Fai bene a non fidarti di me, Edoardo, se hai qualcosa da nascondere.>> sputò Reaper. <<Piantala! Edo va a prendere l’auto, in tre diamo troppo nell’occhio. Ci vediamo qui davanti.>>

Con uno sbuffo Edoardo ubbidì scomparendo nel buio del vicolo. <<Mi spieghi perché cazzo lo continui a provocare? >> disse spazientito Levante. <<Questa non è una normale missione di Polizia, Levante.>> iniziò Reaper. <<Quello o ci mette nei casini o ci pianta in asso. Andiamo avanti io e te, come doveva essere dal principio. Noi…>> ma le parole gli si incastrarono in bocca. << Mi dispiace per il video, ma dovevi sapere.>> concluse Reaper infilandogli una Lucky Strike in bocca. <<Edoardo mi ha salvato il culo, ha rischiato la vita quando ha saputo del mio rapimento, mi ha dato di nuovo speranza.>> rispose Levante ingoiando la prima boccata di fumo. <<Già, come faceva a sapere che eri lì?>> sentenziò Reaper. <<Beh lui..>> iniziò Levante, ma i lampeggianti di un auto lo interruppero. <<Andiamo Reaper.>>

Non una parola, non una melodia, solo il motore risuonava nell’auto. I pensieri di Levante scorrevano veloci, scanditi dai lampioni che si lasciavano alle spalle, dalla città notturna che continuava a respirare. Una sirena risuonò solenne, una nave salutò il porto per immergersi nell’oscurità della notte. I biglietti per la crociera, pensò Levante, il nostro anniversario, come ho fatto a dimenticarmene. La melodia della sua risata lo colpì, risuonava nella sua mente. La poteva vedere, seduta in riva al mare con gli ultimi raggi del sole che le tingevano il viso. La sensazione di essere vivo, di non essere solo un ispettore di Polizia, poteva sentire la sua essenza riempirlo, la dolcezza del suo sguardo mentre gli diceva <<Il cielo sorgerà ancora Bru.>> Tutte le loro lotte, i loro traguardi scorrevano davanti ai suoi occhi.

Dopo tutto questo tempo, i denti si accanirono sul labbro per distrarre una lacrima, me l’hanno portata via, il sapore del sangue si diffuse, per questo li ucciderò.

<<Ascoltatemi>> disse Reaper infrangendo il silenzio. <<Gira qua e sempre dritto, saremo coperti dagli alberi del viale. Perfetto. Ascoltatemi, quei bunker sono più protetti della Banca della mafia. Mi sono permesso di farvi un regalo: nel bagagliaio ci sono due giacche scure rinforzate e un paio di ferri già silenziati. Spariamo solo se strettamente necessario e…>>, ma la risata forzata di Edoardo lo interruppe. <<Proprio tu dici di sparare solo se siamo costretti? E comunque la tua roba non la metto.>>

<<Sai che sei peggio della doppia pubblicità su YouTube?>> sbuffò Reaper. <<Fai come ti pare. Ecco bravo Levante inizia a cambiarti. Ok, ora iniziamo a salire.>> Reaper espirò teso mentre le case iniziavano a distanziarsi e i lampioni ad essere più stanchi. Sopra di loro un nembo ingoiava i raggi lunari, ma rese nitido un presagio che ruppe la quiete della loro notte.

Due occhi gialli squarciavano il buio e ruote possenti divoravano l’asfalto. <<Cazzo, sono loro.>> esclamò Reaper. Le nocche di Edoardo sbiancarono sotto la presa sul volante mentre la jeep prendeva forma davanti a loro. Sincronizzate, le pistole di Reaper e Levante fecero la loro comparsa, ma con un cenno Edoardo intimò di abbassarle. Era questione di metri, Levante ne distinse la targa straniera. <<Che diavolo hai intenzione di fare?>> domandò. La mano di Edoardo scattò attivando gli abbaglianti.

Le due macchine si incrociarono. <<Visto?>> disse tronfio Edoardo controllando lo specchio retrovisore. <<Abbagliandoli non ci hanno visto in faccia!>>, ma una frenata decisa li fece voltare. Con una derapata, la jeep aveva invertito il suo senso di marcia. <<Date un nobel a quest’uomo! Ora li abbiamo resi curiosi quindi!>> sbottò Reaper. L’accelerazione improvvisa incollò Levante al sedile mentre le gomme fischiavano ad ogni curva dentro un sentiero distante dalla luce.

<<Sono troppo veloci, abbiamo solo qualche curva di vantaggio>> disse Levante stringendo il manico della pistola. <<A sinistra!>> ordinò Reaper. Con uno sbalzo, l’auto lasciò l’asfalto continuando la propria corsa in un sentiero erboso e poco battuto. Il ruggito della jeep si faceva più vicino. <<Dietro l’albero e spegni il motore.>> Un tronco caduto conferiva poco riparo e loro lo sapevano. Lo sfrigolio del motore si arrampicava sulla pelle di Levante sino all’impugnatura dell’arma carica. La jeep si palesò, ma continuò la sua marcia furiosa, lasciandosi la preda alle spalle. <<Fuori dall’auto, forza forza!>> bisbigliò Reaper indicando il sentiero con il silenziatore della sua pistola.

La fioca luce delle stelle non era sufficiente a svelare i massi e le radici che popolavano il sentiero attraverso la collina. La notte gli strappava la vista, ma Levante poteva percepire le creature della notte smuovere il sottobosco in tutte le direzioni. Gli alberi si fecero più distanti, aprivano il panorama ai contorni di una struttura diroccata. Il vento del Nord la faceva lamentare. Reaper interruppe la loro marcia. Proseguì da solo diventando un tutt’uno con le tenebre. Gli occhi della foresta lo inquisivano lontano dal riparo della collina. La sua pistola si dimenava selvaggia alla ricerca di un bersaglio, ma nessun colpo fu scatenato. Levante azzardò per primo un passo fuori dal suo riparo, mentre la sua pistola minacciò il buio. Edoardo li raggiunse, lasciando che la sua arma mirasse il centro della Terra.

<<Scendiamo dietro al ristorante abbandonato>> bisbigliò Reaper <<da lì, se riusciamo a non precipitare dal monte, arriviamo all’entrata occidentale. >> Il capo di Levante diede il suo consenso, ma il suo sguardo cercò l’approvazione di Edoardo. <<Ho controllato più volte i sentieri dei bunker. Dobbiamo passare da lì e scendere verso l’ingresso principale.>> terminò deciso Edoardo. <<Bene, vuoi bussare dalla porta principale? Hai portato un po’ di pesto per il disturbo?>> inquisì Reaper, ma i tre furono costretti a gettare i loro sguardi verso gli alberi. In lontananza la bestia meccanica ruggiva, reclamava la sua preda.

Combattendo contro le radici e il terreno dissestato, la jeep puntava i suoi fari verso di loro. Senza indugio, Edoardo scattò per primo, seguito a ruota da Reaper e Levante. Le rovine gli concessero un minimo di riparo tra i muri distrutti ed imbrattati di disegni inquietanti. Il motore finalmente tacque, ma la sua eco vibrò furente nel torace di Levante. <<Cinque!>> sibilò Reaper, le armi caricate confermarono il numero dei loro inseguitori.

L’attesa li opprimeva e Reaper fu costretto ad abbandonare la guardia per non essere svelato dalle torce. La piazza fu colpita da passi svelti, sempre più pesanti, sempre più vicini. Solo un muro li separava, Levante scorgeva la condensa di un fiato pesante. Una radiotrasmittente si animò dietro di lui. <<Avanti.>> rispose l’uomo. La trasmittente gracchiò trascinando il messaggio con un accento dell’Est. <<No, non li abbiamo presi, ma sono ancora qui. Nu-i pierde urmele!>>. La luna si strattonò le nuvole di dosso ed illuminò il loro nascondiglio. Reaper si alzò di scatto, faccia a faccia con il loro inseguitore. Il grilletto fu più rapido e l’urlo cadde esanime con l’uomo. <<Via, VIA!>> ordinò Reaper, seguendo la direzione che ormai Edoardo aveva tracciato. Il sentiero esposto ad Est concedeva un po’ di luce, ma il terreno non forniva presa sicura. <<Reaper, fermo!>> annaspò Levante. <<Che cazzo succede?>> Un ululato squarciò la notte.

<<I cani, hanno liberato i cani.>> quelle parole si tuffarono nello stomaco di Levante. <<Non fermatevi!>> Reaper si lanciò per primo in una discesa disperata, incurante ormai del sentiero dissestato. Edoardo lo seguì, lasciando Levante qualche passo più indietro. <<Ancora trecento metri Bru e…>>, ma non ebbe tempo di finire la frase, il terreno lo reclamava. Edoardo rovinò, ruzzolando verso lo strapiombo. Senza quasi accorgersene Levante continuò la sua corsa verso Edoardo, mancava poco. L’ultimo colpo di reni gli fece afferrare la mano dell’amico. <<Non mollare>> ordinò Levante mentre aveva ormai lo aveva quasi tratto in salvo.

Un trottare violento lo fece voltare, gli concesse solo il tempo di vedere fauci affilate e gialle spalancarsi per serrarsi intorno al suo braccio. Come un fulmine il dolore si ramificò in tutto il corpo togliendogli la vista. Combattendo contro le sue palpebre, Levante si riaffacciò alla realtà: il pelo raso della bestia ne fece comparire i muscoli tirati e mutilati, mentre gli occhi rossi puntavano dritti al suo cuore. <<Levante..>> le parole di Reaper vennero sovrastate da un ringhiare rabbioso.

Levante riuscì a scorgere l’enorme animale afferrare la spalla di Reaper per poi trascinarlo a terra. La mascella della bestia si dimenava, i denti recidevano la carne, la presa su Edoardo si faceva più debole. La pistola era vicina, il sangue e la bava ne facevano scivolare il manico. <<Lasciami Bru!>> urlò Edoardo. <<Vuoi stare zitto cazzo?>> ringhiò Levante rafforzando la presa. La rabbia e l’istinto si facevano largo nei suoi pensieri mentre la sua mano si accaniva sul bulbo oculare dell’animale. Uno schiocco sordo fece uggiolare la bestia e l’umor acqueo scivolò con un rigolo sulle dita di Levante. La carne di Levante tornò libera, il sangue raggiunse Edoardo, ormai in salvo. Levante si lanciò sulla pistola, ma la bestia non gli concesse tregua. Le zampe lo bloccarono a terra, il peso dell’animale gli bloccava il respiro. Lacci di bava gli si incollarono al viso, l’alito fetido e nefasto della morte gli si arrampicava nelle narici. Tuonò il primo colpo, il secondo. La pistola lasciò scivolare i proiettili. Con un ultimo guaito la bestia morì sulla sua preda.

<<Alzati Reaper.>> disse Edoardo. <<Cerca di fermare il sangue, appoggiati qua.>> Il tempo scivolava lesto su Levante, percepiva solo alcuni passi che si avvicinarono. <<Dovevi lasciarmi Bruno.>> lo rimproverò Edoardo mentre lo estraeva da sotto la carcassa. Le viscere calde dell’animale effluirono, il miasma impregnava l’aria. <<Perché non chiudi quella cazzo di bocca e mi aiuti ad alzarmi?>> Le forza non gli tornarono, lampi di luce gli sfregiarono la vista. <<Forza amico.>> disse Edoardo sollevandolo. <<Dobbiamo andare, ne arriveranno altri.>> disse Reaper. Con un cenno Levante si eresse, riprendendo il sentiero. Un ululato trafisse il silenzio. <<Ci siamo!>> disse Edoardo sorpassando la scia di sangue dei suoi compagni.

Uno spiazzo erboso si aprì davanti a loro finendo sotto l’ombra di una grossa entrata di cemento. <<Devo ricaricare.>> disse Levante, trovando il consenso di Reaper. <<Non ce ne sarà bisogno.>> rispose una voce dall’ingresso bunker. Levante fu immobilizzato come se le radici di un male sopito nella montagna gli avesse imprigionato ogni volontà. <<Ci fai tu gli onori di casa? Finalmente.>> urlò Reaper facendo scattare il nuovo caricatore. <<Fatti vedere!>> intimò Reaper avvicinandosi ad Edoardo. <<Sei un fallimento.>> Una risata esplose nella valle. << Se picchi il tuo cane per troppo tempo, non aspettarti da lui fedeltà.>> Levante si liberò dalla sua morsa, ma quella voce lo aveva infettato ed immagini confuse lo rallentavano. Una figura mosse i primi passi verso la luce della luna, ma il cappuccio ne copriva il volto. Reaper prese la mira <<Ora muori!>>

Edoardo rise sommesso.<<Io non credo.>> Un colpo secco esplose, Levante ebbe solo il tempo di vedere Reaper cadere nell’oscurità. Un urlo gli si spaccò in gola ed il velo del dubbio lo avvolse, strappandogli la ragione. Solo un lampo incastonò la risposta nella sua mente.

<<Non è vero.>> La terra colpì le sue ginocchia, la canna della pistola di Edoardo gli premeva la tempia. I raggi lunari illuminarono gli occhi azzurri puntati su di lui.

<<Ciao, Bruno.>>

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