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Onnipotenza

di Andrea Ion Scotta

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Onnipotenza, di Giulia Repetto

Onnipotenza, di Giulia Repetto

<<È una chiamata sicura?>> una risata esplose dal microfono dello smartphone in risposta alla domanda bisbigliata da Levante. Una melodia ripetitiva era soffocata dai vetri dell’auto di Reaper, Edoardo ne seguiva il tempo ipnotizzato, ma il suo sguardo era fisso sul Blue Moon. <<Non sono un paranoico del cazzo… tu sei riuscito a scoprire qualcosa in più su questo Reaper?>> Levante si tappò l’orecchio per contrastare i clacson che impazzirono d’un tratto. <<No, non conosco il suo vero nome.>> Un sorriso si inarcò d’improvviso. <<Smettila di farmi la paternale, farò attenzione… Si ti farò rapporto non appena possibile.>>

Il ritmo latino raggiunse Levante sfilando dal finestrino abbassato dell’auto, lo sguardo di Edoardo attrasse il suo. <<Sono richiamato all’ordine, se Edoardo non la smette di picchiare su quel maledetto quadrante… si te lo saluto. Ciao Re.>> Con un sospiro Levante mise lentamente il telefono in tasca, come a concedere il tempo ad Edoardo di raggiungerlo. <<Dobbiamo andare, sei concentrato Bruno?>> Gli occhi di Edoardo guizzavano impazienti in quelli di Levante. <<Io si e tu?>> rispose ghignando Levante.

<<Beh, se non contiamo che non possiamo chiedere alcun tipo di aiuto, che la nostra missione è affidata ad un pazzo di cui solo tu ti fidi…>> il resto gli si conficcò in gola. <<Cosa dovrei fare?>> ringhiò Levante. Ad ogni passo, il ghiaccio dei suoi occhi penetrava Edoardo. <<Avanti, dimmelo tu. Non ho potuto nemmeno seppellire mia moglie cazzo! Ora non ho più nessuno.>> La mascella si contraeva nervosa, i denti stridevano sotto quella pressa. Edoardo arretrò alzando le mani <<No Bru senti ho sbagliato e..>> provò a spiegarsi Edoardo, ma il naso di Levante toccò il suo. <<Oh no, hai toccato il punto! Ti ho salvato la vita e ora puoi buttarla come ti pare, senza venire dietro di me.>> Un nuovo coraggio diede le forze ad Edoardo, facendogli spingere via Levante. <<E io no? Non ti ho prima salvato il culo e poi curato come un cucciolo trovato in autostrada? Sporco e senza identità.>>

Le loro parole si colpivano risuonando come il clangore di spade vogliose di lottare, a lungo riposte nella fodera. Le nocche sbiancate di Levante non presagivano il prosieguo della discussione.  <<Sai perché sono qui?>> proseguì Edoardo. <<Perché ti stanno iniziando a crescere le palle?>> spuntò Levante. <<Sei uno stronzo. Sono qui perché mi fa incazzare vederti essere preso a calci in culo: dalla vita, da quello stronzo di Renato… e ora abbiamo quello psicopatico di Reaper o come cazzo si chiama.>> si fermò solo per riprendere fiato, ma non servì proseguire. Levante gli offrì un abbraccio e senza aggiungere altro sincronizzarono i loro passi verso il Blue Moon.

I palazzi sfregiati dalla troppa salsedine si fronteggiavano formando il vicolo che ospitava il locale. Il loro arrivo non fu percepito dagli spacciatori intenti a far affari, solo il buttafuori che, con un cenno del capo, li invitò ad entrare. Luci stroboscopiche concedevano, un istante alla volta, orientamento nel locale. L’odore di alcol e sudore si inerpicava per le narici. <<Come ai vecchi tempi?>> gridò Levante cercando di superare la musica martellante. Sorridendo, Edoardo mostrò le ventitré e cinquantasette sul suo orologio dirigendosi verso il bancone. Gli occhi di Levante studiavano ogni volto della pista da ballo, ma uno sguardo finì per catturare il suo. I capelli neri le rimbalzavano sulle spalle, mentre le sue mani seguivano lo sfilare del suo corpo. Levante ne seguì il ballo, lasciando che la ragazza gli concedesse la vista del vestito che si univa solo al termine della schiena. Una spallata lo disincantò, facendolo voltare di colpo. Edoardo gli porse un cocktail. << Sarebbe stata mia in una serata normale Bruno, lo sai no?>>

<<Sicuro?>> ricambiò nell’orecchio Levante. <<Guarda, playboy, chi hai rimorchiato.>> Edoardo si voltò troppo tardi per evitare la presa. <<Eeeehiiiii! Questa sera sarete i miei amici!>> Il drink di Edoardo rovinò a terra, quasi seguito dal suo proprietario. Ridendo, Levante sciolse il legame tra i due portando con sé Edoardo. Oltre la pista, i divanetti ospitavano corpi inermi, involucri di carne che osservavano la loro vita danzare con la dama bianca. L’unico sguardo vivo era quello della barista, Levante non poté fare altro che assaporarne la bellezza, ma Edoardo rapido lo condusse verso i bagni. La musica tuonava, mentre la mano di Edoardo scriveva su un pezzo di carta. Levante ne sbirciò il contenuto. << Fai sul serio?!>> Edoardo sospirò mostrando un seno disegnato in malo modo. <<Reaper.>> Il foglio incontrò resistenza, non riuscì immediatamente a sfilare sotto la porta davanti alla toilette.

Dopo qualche istante la porta si aprì, svelando il loro complice. Lo sguardo di Levante si perse per il magazzino: i suoi piedi formavano increspature sul telo di nylon fissato per tutto il pavimento persino sotto agli scaffali impolverati. Sotto un ripiano colmo d’alcol, una sedia, colpita a stento dal neon della stanza, era occupata da un uomo. Il suo naso era fuori asse ed il labbro spaccato in due. Levante guardò Reaper che, sorridendo, mostrò la mano arrossata ed insanguinata. <<Benvenuti!>> disse Reaper facendo entrare i suoi complici, ma barcollando, una terza persona entrò nel magazzino. <<Avete fatto amicizia, fighette?>> sentenziò Reaper chiudendo la porta. I capelli sudati delineavano il volto scavato di un ragazzo. << Vi ho trovati! Ho detto che questa sera siete miei amici. Ora dovete divertirvi con … >> ma la voce roca del ragazzo gli si spaccò in gola, quando il suo sguardo mise a fuoco la scena. <<…ma vi state già… divertendo.>> Fece qualche passo indietro mentre cercava con la mano la maniglia, ma incontrò il torace di Reaper. <<Si… ti va un cannone? Il primo tiro lo offro io.>> disse Reaper affidando il suo divertimento alla pistola.

La musica cullò il corpo fino al nylon, facendone effluire il vigore. Reaper scavalcò il cadavere, indirizzando il suo cammino verso Edoardo e Levante. <<Bene ragazzi, vi piace la nostra stanza? Per un po’ di droga le persone si metterebbero a quattro zampe come bestie.>> Reaper rise passandosi la lingua sulle labbra. <<La nostra cucciola al bar ama l’eroina e quindi…eccoci qua! Levante se non mi tradisci…>> sussurrò maligno mentre cercava lo sguardo di Edoardo. <<… possiamo arrivare al nostro premio.>> I movimenti ritmici del suo cuore ipnotizzavano Levante, pulsava incontrollato nella sua tempia. Un colpo di tosse fece scattare tutti e tre verso la sedia. Reaper si avvicinò lesto al suo prigioniero << Bene, ti sei svegliata principessa. Avanti presentati, sii educato.>>

<<Vaffanculo.>> disse in un rantolo. Reaper scosse la testa mentre rimetteva la pistola nella fondina. <<Questo ciccione è Mirko Primavera, un influente collaboratore del nostro uomo…>> Mirko sputò ai piedi di Reaper. <<Non ti dirò un cazzo squilibrato e ridammi i miei occhiali… voglio conoscere i tuoi aiutanti.>> Le dita di Reaper scattarono verso il naso di Mirko, torcendolo. <<Te l’ho già detto che non picchio i quattrocchi. Adesso parla.>> Il dolore si insinuava in Levante, schiacciandogli lo stomaco. <<Basta…fa male…>> singhiozzò Mirko. Reaper mollò la presa dal naso del detenuto, dedicandosi al suo doppio mento <<Oh no, non hai ancora provato il vero dolore. Ma lo hai visto sì? Parla.>>

Reaper raggiunse Edoardo e Levante, mascherato d’odio. <<Io…>> disse affannando Mirko. <<…ero là, si, quando tutto è iniziato. Non sono stato informato di tutto però: il mio compito è portare le persone nei laboratori di sperimentazione. Uomini, donne e bambini. Una bambina sulla sedia a rotelle… Per favore, acqua.>> Levante si avvicinò a Mirko, Vide le lacrime mescolarsi al sangue raggrumato sulle sue guance. Bruno afferrò una bottiglia dallo scaffale dietro la sedia. Mirko aprì la bocca, mostrando a Levante i lacci di bava e sangue legargli le labbra. <<Dove… dove le portavi.>> intimò Levante, abbeverando il nylon. <<E tu chi sei? Un altro burattino di Reaper?>> disse Mirko ridendo. <<Dimmi dove!>> ringhiò Levante. Mirko rise più forte. <<Posso scegliere sai? Scegliere di mentirti o dirti la verità.>> Una mano spinse via Levante ed il cane della pistola di Reaper abbaiò. <<Scelte? Chi ha la pistola in gola?>> Uscendo, il carrello dell’arma portò con sé il canino di Mirko. <<Ai bunker… ai bunker…>>

Levante rabbrividì vedendo nascere il sorriso di trionfo palesato sul volto del complice. <<Molto bravo, e dimmi il tuo capo è lì?>> Mirko scosse la testa, mentre stringeva i suoi occhi porcini. Reaper gli concesse la vista inforcandogli gli occhiali. <<Bene, direi che abbiamo finit… No! Che sciocco, prima devo mostrare una cosa ai miei amici. >> Mirko condusse il suo sguardo verso di loro, perdendo colore in viso davanti alla loro vista. <<N-no.>> balbettò Mirko. <<No? Non posso fargli vedere un piccolo video che ho trovato sul tuo telefono?>> finì la frase attivando il video. La luce dello schermo illuminò il viso di Levante <<Questa troia lo farà venire allo scoperto.>> sua moglie era in catene e le sue urla scaturivano dalla cassa dello smartphone insieme alla voce di Mirko. <<ma prima farà venire me!>> Levante lasciò il telefono. La sua mano scatto verso la fondina di Levante. Il tamburo esplose ed il corpo di Mirko accolse i proiettili del caricatore.

<<Interrogatorio finito.>> sentenziò Reaper. <<Ora andiamo ragazzi, sappiamo cosa fare.>>

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