Storie

Pretty Nice Girl XIX – La tana del lupo

di Michela Villani

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Dovrei sentirmi elettrizzata ma, in realtà, a parte una certa agitazione, sono piuttosto sottotono. Forse è il clima deprimente o l’idea di infilarmi in un covo di estranei spietati, tutta sola. O anche la prospettiva di vedere Will…

La casa è, come previsto, più simile ad un resort di lusso che a un cottage ma tant’è. Varcata la soglia mi trovo immersa in un’atmosfera mortalmente formale. Colin, che grazie a Dio è arrivato, mi viene incontro e mi saluta con un educato e freddino bacio sulla guancia.

Osserva il mio abito bordeaux e sorride; sembra divertito.

“Sei molto elegante. Dov’è Zoe?”

Oh, già…perché credevo che lo sapesse?

“Ehm, Zoe non viene…non te l’ho detto…lei e Will si sono lasciati.”

Lui fa una faccia stupita.

“Ma dai…credevo si dovessero sposare!” Poi fa una pausa. “Non dirmi che è per quella storia di Abigaille!”

Chi?!

“Scusa?” Devo sembrare molto turbata perché l’aria si fa imbarazzata.

Mentre parliamo però, ci viene incontro una ragazza molto carina. Veramente molto, molto carina.

“Col, non ci presenti la tua amica?”

Col si ricompone all’istante.

“Ma certo, Chloe, lei è Ophelia una mia amica di Londra.”

Amica. Certo, amica…

“Phi, lei è la mia cuginetta Chloe.”

Ecco, tanto per descrivere un quadro verosimile, Chloe è elfo di razza: minuta, con una massa di riccioli disordinati che incorniciano un visetto pallido ed elegante da cui due smeraldi, leggermente a mandorla, che non smettono di fissarmi.

“Chloe è una pianista eccellente – prosegue Colin per niente intimidito – più tardi suonerà…vero C?” Le pizzica un fianco e lei si scosta divertita, liberando una risata argentina. Io non posso fare a meno di notare di non essere stata degnata di una parola.

Prosegue implacabile il giro delle presentazioni tra gente altezzosa e distante oltre che, ovviamente, sconosciuta. Non c’è un viso noto, il che, sarete d’accordo, in un posto come Londra è piuttosto inconsueto. Non capita mai di non conoscere nessuno, ma proprio nessuno e…ommioddio!

“Ciao…cosa ci fai qui?” Sorriso simpatico, naso un po’ storto, spalle larghe…

Sergej…” Balbetto.

“Vi conoscete? Phi, lui è mio cugino Sergej, è il fratello di Chloe. È un ballerino, sai?” Colin guarda Sergej. “Vi conoscete già?”

Annaspo. Mi manca l’aria ed è allora che la signora Padmington fa il suo ingresso. È anziana, molto elegante e ha tutta l’aria di essere stata una donna dalla bellezza altera. Colin mi accompagna da lei e ripetiamo la scenetta dell’amica da Londra. La signora mi rivolge un sorriso gentile, insieme a una dozzina di parole, metà delle quali vengono spese per ottenere rassicurazioni circa lo stato di salute – eccellente – dei miei ospiti, i Ravenshaw.

Dopo forse un paio di – intensi – minuti, vengo congedata.

Colin è sequestrato per buona parte della serata dalla sua scalmanata banda di cugini, che quanto a bellezza sembrano un bouquet assortito di vampiri. Intravedo Will verso la fine della serata, intento a conversare con uno dei soci dello studio. Lui non sembra notarmi e, d’un tratto, metto a fuoco una figura allampanata e molto chic, al suo fianco.

“Conosci Abby?” Sergej sembra essersi materializzato dal nulla.

“Abby?”

“Abigaille Hinchinghooke, deve essere una qualche parente di zia Catherine.”

“Ha un cognome semplice.” Constato piatta. “Comunque no, conosco lui, piuttosto. È il fid…l’ex fidanzato della mia migliore amica.”

“Ahi…” Sergej sembra dispiaciuto, caro… “Beh, mi dispiace ma credo che la tua amica – se è davvero amica tua – non abbia perso niente mollandosi con un tipo che finisce con Abby” E mi strizza l’occhio.

Abigaille…ma come faceva Colin a sapere di questa storia? Quant’è che va avanti e perché non mi ha mai detto niente?! Sapeva che Zoe è una delle mie persone a cui sono più affezionata.

“Come stai, allora? Non dovevi venire alle prove?” Sorride. “Ti ho aspettato…”

“Serge, scusami, io…non sono stata del tutto onesta quella sera. Vedi, non sono proprio libera…un po’ te l’avevo detto…”

“Parli di mio cugino? Colin? Oh, beh non c’è problema. In fondo non è successo nulla di compromettente.” Sorride di nuovo. “Puoi venire lo stesso alle prove, anche se poi non vieni a letto con me!” E scoppia in una risata che un po’ mi imbarazza e un po’ mi mette a mio agio.

“Bene, allora verrò a trovarti: brindiamo per suggellare questo momento.”

Cin. E Colin mi sorride dall’altro lato della sala.

Man mano che la serata prosegue mi accorgo che l’atmosfera nel salone è a metà tra una fiction distopica e un esame di stato. Il culmine viene raggiunto quando Chloe si siede al piano e attacca a cantare un’aria con la sua vocetta da usignolo mentre noi stiamo tutti abbarbicati su minuscole sedie di velluto, elegantemente disposte attorno al pianoforte. Una cosa del genere credo di averla vista solo in qualche film in costume…se ci fosse Bradley proverebbe a trafugare un soprammobile per rivenderlo a qualche antiquario di Portobello.

Colin è talmente preso dal suo ruolo di figlio, cugino e – tutt’al più – di avvocato di successo, che a malapena mi rivolge la parola. Sono veramente colpita, non credevo riuscisse ad apparire tanto tiepido sotto l’aurea influenza della sua famiglia.

Sono sola, non c’è molto da aggiungere, per fortuna c’è Sergej che mi tiene compagnia per tutto il pomeriggio, guadagnandosi anche un paio di frecciate da parte della sorella.

Nemmeno a dirlo, l’invito a trattenermi per il fine settimana non arriva e non arriva nemmeno una proposta di tornare l’indomani o di fermarmi per cena, motivo per cui intorno alle sette mi congedo, insieme agli altri disgraziati che non sono stati invitati a pranzo. Ovviamente il tutto mi suona un filo umiliante, soprattutto perché non immaginavo che mi sarei trovata nell’imbarazzo di dover scroccare un passaggio a qualcuno (non so come tornare a casa), in fondo dovevamo venire in gruppo anche per farmi sentire meno emarginata.

Unica piccola consolazione, anche Will deve sloggiare – mentre la sua nuova fiamma rimane – ma non ho nessuna intenzione di fare la strada insieme a lui.

Colin mi accompagna in giardino con un ombrello, visto che non ha mai smesso di piovere, probabilmente crede di scortarmi alla macchina perché non ho ancora avuto il coraggio di confessargli che sono appiedata. Mi sembrerebbe troppo degradante, adesso che è chiaro che non hanno ritenuto opportuno di invitarmi a rimanere.

“Sei stata bene?”

“Sì, sì, benissimo!” Esclamo, forse con una punta di isteria. “Tua madre è un angelo, i tuoi cugini delle sagome e tuo zio, il barone, un peluche coccolone!”

Mi guarda di traverso ma io non riesco a fermarmi.

“Ma soprattutto mi è piaciuta Abby, una vera lady anche se…mi verrebbe da dire che ha gusti discutibili in fatto di uomini!” Aggiungo intenzionalmente velenosa.

“Beh, mi sembra di intuire che è stato un pomeriggio micidiale…scusami Phi.” Che vigliacco, sta provando a rigirare la frittata?!

“Oh, per favore, Colin, non mi hai praticamente degnata di uno sguardo e poi…detto tra noi, questa cosa che sapevi che quel fedifrago di Will tradiva la mia migliore amica e hai ritenuto di non accennarmene nemmeno, non mi va tanto giù. Che ti devo dire, sarò un’ingenua ma non riesco proprio a capire come questa omissione si concili con il concetto di onestà intellettuale.”

Lui sembra confuso.

“Cosa avrei dovuto dirti, scusa? Che due colleghi del mio studio ogni tanto si frequentano? O che lavorano spesso insieme? Primo, sarebbero state illazioni, visto che sono entrambe persone molto discrete e sul lavoro cercano di non far trapelare niente dei loro sentimenti e, secondo, non era comunque una faccenda che mi riguardasse in alcun modo.” Esclama convinto.

Sono allibita: sentimenti? discrezione? la faccenda non mi riguarda? Ma chi è costui?!

Faccio un respiro profondo e, per un momento, dimentico di essere sola e senza auto, praticamente in mezzo alla campagna, digiuna, un po’ brilla, senza un ombrello di proprietà né una torcia (è quasi buio) e osservo Colin con occhi diversi.

“La discrezione circa il manifestare i propri sentimenti in pubblico deve essere una dote da avvocati perché anche tu sei stato particolarmente abile, stasera, nel dissimulare anche la più remota intimità nei miei confronti!” Sembra cadere dalle nuvole. “E comunque, Zoe è la mia migliore amica, quasi una sorella e se il suo inadeguato fidanzato – perché Will non è degno nemmeno di pulirle le scarpe e questo lo sappiamo entrambi – la tradisce con una sciacquetta qualunque io mi sento molto coinvolta e trovo che questa cosa mi riguardi molto!” Faccio una pausa e sento che gli occhi mi si riempiono di lacrime. “E pensavo che dovesse riguardare anche il ragazzo di cui credevo di essere innamorata.”

Ho la sensazione di essermi lasciata trascinare dalla mia verve teatrale e Colin, devo riconoscerlo, ha un’espressione a metà tra il costernato e l’addolorato ma prima che possa rispondere alzo gli occhi e vedo Will e Abigaille che ci fissano dal vano della porta. Colin seguendo il mio sguardo si volta e rimane di sasso. Lentamente stanno uscendo tutti gli sfigati in procinto di smammare; io mi sento di fuoco e molto triste e la cosa peggiore è che…non so dove andare!

A volte mi sorprendo a pensare che gli angeli esistano, o forse mi sorprendo solo perché al mondo esistono ancora degli esemplari di persone davvero di classe e mentre sto lì, imbambolata, con l’unico desiderio di evaporare sento una voce appena familiare.

“Miss Schneider?”

Mi volto e vedo Joseph in fondo sbucare nel porticato e venirmi incontro con un ampio ombrello. Dietro di lui la macchina del padre di Zoe ha i fari accesi.

“Tutto bene?” Gli rivolgo un debole sorriso con gratitudine, dopodiché mi giro e lascio che mi accompagni all’auto.

Colin non lo saluto nemmeno e lascio che quei tre mi guardino andare via, attraverso la cortina di pioggia.

Nonostante abbia la sensazione di avere il cuore in frantumi, non posso non constatare che questa è stata, indubbiamente, una grande uscita di scena.

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