Storie

Zona d’ombra

di Andrea Ion Scotta

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Zona d'ombra, illustrazione di Giulia Repetto

Zona d’ombra, illustrazione di Giulia Repetto

<<Siamo arrivati signore.>> Il taxi arrestò la sua marcia, valicando con la ruota la fine dell’asfalto. <<Sarebbero 25 euri.>> Porgendo i soldi, Levante aprì la portiera. <<Tenga il resto. >> disse sistemandosi la cravatta. <<Signore!>> gridò il taxista. Levante si portò alla bocca una sigaretta. <<Ho detto che può tenere il resto!>> rispose scocciato. <<Grazie capo, ma la sua maschera è nei sedili posteriori!>>

La maschera. A grandi passi raggiunse la vettura. <<Ma non è quella del fantasma dell’opera, signore?>> chiese divertito il taxista. <<Si.>> rispose secco Levante. <<Andare ad un ballo in maschera senza la maschera, beh.. non sarebbe stata la stessa cosa.>> era teso, ma perchè non dargli corda. <<Buon divertimento!>> Salutando con un colpo di clacson, il taxista lasciò Levante sul ciglio della strada. L’orologio spuntava da sotto il cappottò, il tempo di fumarmene un’altra, pensò. Ordinata pietra bianca si inerpicava tra gli alberi, indicando il percorso.

Il suo riflesso gli si rifletteva ancora davanti agli occhi, vestito di tutto punto, sbarbato e pettinato. Perfino Edoardo rimase senza parole nel vederlo ripulito, sembri quasi una brava persona, gli disse prima di dargli le ultime raccomandazioni. Questa volta non c’erano veri piani da seguire, sapeva solo che lei era lì. Gli alberi schermavano la tramontana, ma le spire gelide del vento erano lame che gli tagliavano la pelle. Ci siamo, pensò Levante sbuffando l’ultima boccata di Lucky Strike. La villa era immensa, un castello, una reggia capace di ospitare un intero quartiere. Un pugno di persone faceva capolino fuori dal grande ingresso di marmo. Tutti partecipanti di un evento unico, dove solo pochi eletti potevano accedervi. Le dita strinsero la maschera, facendo pizzicare il dorso della sua mano. Il tatuaggio gli dava ancora fastidio. <<Poteva andarmi peggio.>> ghignò Levante trasformandosi nel fantasma. Rabbrividì quando la maschera si posò sul viso, ma la sensazione non lo abbandonò mentre gli scalini terminavano davanti all’ingresso principale.

Mancava qualche metro prima di poter raggiungere i partecipanti in attesa. I suoi sensi si amplificarono ad ogni respiro. Le dame avevano nastri nei capelli, i loro accompagnatori alti cilindri e bastoni lucenti e ognuno di loro nascondeva il loro viso.  La sicurezza esaminava meticolosamente gli invitati prima di lasciarli entrare. <<Signore, la sua maschera.>> la voce profonda del bodyguard catturò l’attenzione di Levante. <<È bellissima non è vero?>> rispose entusiasta l’uomo avvicinandosi a lui. <<Professor Reaper è il mio nome.>> disse inchinandosi verso la folla. Uno scintillio sbucava dalle orbite di un bianco teschio, trapassando la coda. Levante trattenne un sussultò, Cazzo quel teschio sembrava vero. Il vociare non si interruppe a quel teatrino, anzi l’eccitazione degli invitati sembrava aumentare. Calma Bruno, pensò Levante, ma alcune parole avvilupparono i suoi pensieri. <<..e questa sera si estrarrà il vincitore della persona più votata…>> disse battendo le mani una signora prima di varcare la soglia con la sua maschera veneziana.

<<Buonasera.>> disse da dietro la maschera Levante. <<’sera. Il suo nickname prego?>> disse sbadigliando l’uomo all’ingresso. <<Ghost.>> l’uomo lo riportò sulla tastiera. <<Originale..Ecco qua, pagamento già effettuato. Mi faccia vedere cosa le è stato assegnato dal generatore di codici.>> Levante liberò la mano dalla tasca, mostrando il dorso alla sicurezza. <<Uroboro rosso. Corrisponde. Essendo per lei la prima volta.. Deve compilare questo foglio se vuole partecipare all’estrazione di quanto già visionato nella pagina dell’evento per poi inserirlo nell’urna. Le auguro una buona serata.>> Facendo un cenno con il capo Levante mosse i primi passi all’interno della villa, superando il metal detector. Le torce circumnavigavano l’ampio salone di pietra sino al grande portone di quercia che lo separava dalla sala principale. Sentiva il sudore spingere fuori dai pori, segnando la tensione sul suo viso. L’inizio dell’evento era ormai prossimo. Una pressione sulla spalla gli fece arrestare la marcia: <<Signore>> disse una maschera da giullare.<<Signore, la sua giacca>> terminò.

Dal portone facevano capolino grandi colonne che si ergevano ai lati della sala  creavano un ampio perimetro accogliere gli ospiti. Mossi i primi passi, Levante entrò nella luce di un lampadario di cristallo che permetteva di perdersi all’interno di affreschi che percorrevano l’intero soffitto: storie di angeli, demoni e quello che rimaneva degli esseri umani. Un grande tavolo bianco era preda degli invitati, attratti da scintillanti calici dorati. D’un tratto il silenzio dominò l’aria della sala. Le maschere erano rivolte verso l’ampia scalinata che separava il piano rialzato.

Vestito di blu e d’argento, un uomo si affacciò dal corrimano di marmo, divaricando le braccia. <<A nome della Casata di Valerian, io, Negromante, vi do il benvenuto. Sono grato a tutti voi di essere presenti qui, in questa meravigliosa serata. >> un senso di approvazione nasceva dagli ospiti, suscitando qualche timido applauso. <<Il nostro operato è nascosto agli occhi del mondo, da una società ipocrita che non ci consente di essere felici, raggiungere la pace che ci inebria.>> Piccoli  diamanti correvano sulla sua maschera copriva solo metà del suo volto, lasciando scoperto il doppio mento copriva la cravatta argentata <<Questa serata è per voi, amici.>> Un dente d’oro faceva capolino nel suo sorriso, i suoi occhi porcini scrutavano la sala. <<Tra i presenti ci sono nuovi membri, mentre altri sono vecchi compagni. Il Deep Web ci ha dato una possibilità: attraverso di esso avete avuto modo di poter raggiungere il nostro credo. Non siamo semplici esseri umani! Come gli antichi Dei, i sacrifici innalzano il nostro spirito. >> bastardo, sputò Levante.

<<Li avete visti attraverso le nostre live cam. Li abbiamo nutriti e curati, affinchè il loro sangue sia il nostro l’elisir di lunga vita.>> con un cenno, i violini iniziarono il loro canto, seguiti da tutta l’orchestra. <<Che le vostre maschere si tingano di rosso! E ora danzate amici miei.>> I muscoli delle gambe di Levante si erano atrofizzate, come radicate nel terreno. Il suo sguardo seguiva due portantini come sbucati dal nulla. Trasportavano due sedie di velluto rosso occupate da due donne. Dai piedi di Levante, un calore d’inferno bruciava il suo corpo. Il suo cuore si spaccava ad ogni battito. Alcuni si fermarono ad osservare la discesa stringendo i propri calici, mentre altri piroettavano sulla melodia che avvolgeva la grande sala. Destato da ogni pensiero, lo sguardo di Levante misurava le uscite e gli spazi della stanza. La sicurezza era ad ogni porta e alcune telecamere riprendevano curiose ogni movimento. I portantini posarono delicatamente le sedie a terra, mentre la folla mormorava elettrizzata.

<<Non prende parte alla festa?>> Levante si voltò di scatto. L’alloro coronava la maschera dell’uomo. <<Mi spiace di averla spaventata, grazie a questo apparecchio posso parlare, ma il suono non è molto..umano.>> terminò ridendo l’uomo. <<Sono il Poeta, piacere di incontrarla, signor…>> Levante strinse la mano, lasciando spiccare l’uroboro. << Ghost. E si, aspettavo che la folla si diradasse un pò.>> L’uomo lo prese a braccetto trascinandolo verso le scale. <<Lei dev’essere nuovo, non è vero? Così si perderà il primo taglio.>>

Con un cenno di saluto il Poeta si allontanò, prendendo posto tra due grasse signore. Doveva avvicinarsi, non doveva dare nell’occhio. Ogni sguardo era avido sulla donna. La testa le pendeva da un lato, favorendo la fuoriuscita di un rigolo di bava. <<Siete pronti signore e signori? Lasciatevi cullare dalla sete>> Dietro la sedia comparve un uomo in smoking nascosto da una sorridente maschera. Mostrava ad un’impaziente folla quanto trasportava custodiva tra le dita, prima di conficcarlo nel braccio della ragazza.

L’ago entrò, permettendo alla vita di scorrere in un tubicino di plastica. L’eccitazione percosse le maschere, mentre il sangue scivolava lentamente nei calici desiderosi di essere riempiti. <<Salute a tutti fratelli e sorelle!>> la musica cessò coronando quel momento solenne con il silenzio. Labbra impazienti si incollarono ai bicchieri, corrompendo i loro sentimenti con l’odore del sangue, dal calore che si insinuava per la trachea, dalla vita stessa.

Un nodo allo stomaco costrinse Levante distogliere lo sguardo, l’orrore faceva bramare più ossigeno ai polmoni. Devo trovarla, di là! si disse Levante allontanandosi dalla folla. La porta di ingresso non era sorvegliata. Si guardò indietro, nessuno lo stava seguendo, le maschere insanguinate erano rivolte ancora sulle scale. Era vicino. Dallo spiraglio poteva vedere la luce delle torce troneggiare l’ingresso.

<<…È il momento signore e signori, fatela entrare!>> Levante allungò la mano, ma la porta si spalancò di colpo. La voce del Negromante raggiunse Levante: <<Questa sera abbiamo per voi il sacrificio più votato del mese! Ammiratela venire a voi sulle ali dell’inferno.>>

I violini accompagnavano la marcia della bara bianca. Levante era immobile, le gambe tremavano mentre i petali di rosa nera piovevano dal soffitto. Sei qui, che ti hanno fatto. Un abito di seta bianca la avvolgeva, un angelo sopito in un sonno indotto.

La bara raggiunse il cerchio umano creato al centro della sala. <<Gli streaming non mentivano, ma ora potete constatare la sua bellezza dal vivo. È il momento di estrarre il fortunato che si aggiudicherà questa creatura.>> I piedi di Levante si mossero debolmente. Devi vivere. <<Si aggiudica questo corpo, Mr Bone! Congratulazioni e grazie a tutti per aver partecipato. Danzate ora, creature della notte!>>

Un uomo corpulento si avvicinò alla bara. La mano apparì dal mantello scomparendo all’interno del feretro. <<Amici miei, condivido con voi questa benedizione! Il suo sangue scorrerà in voi, intorno alle sue gambe ci sono abbastanza siringhe per tutti.>> La sua risata trapassò Levante, mentre le maschere imbrattate di sangue volavano in circolo in attesa. <<Non la toccare.>> Non poteva trattenersi, non voleva. Attraversò la pista da ballo, passando attraverso i corpi sanguinanti che si dimenavano maledetti. La rabbia gli governava i muscoli, sentiva il cuore pompare odio in tutto il suo corpo. Strappò il bastone dalla mano del suo proprietario. Mr Bone si ritrasse dietro la bara, ma il metallo lo colpì, rovinando sulla sua nuca. Il sangue tinse il pavimento e gli abiti delle persone. Levante accecato dall’ira continuava a menare colpi. Urlava, sentiva vibrare la sua voce nelle sue braccia.

<<Ti porto via.>> Le ossa spuntavano dalla seta bianca, il viso era divorato. Il peso di sua moglie era sostenuto dalla rabbia. <<Sparategli!>> Un colpo sordo diede vigore al panico. <<Tu sai come ci si diverte eh?>> disse una voce familiare alle sue spalle. Del fumo volteggiava dal suo bastone, rivolto verso il cadavere del bodyguard armato. << Ci pensa il Professor Reaper qui. Prendi quella porta->>

Senza rispondere iniziò a correre nella confusione di spari e grida, attraverso i movimenti delle maschere, mentre passi di sangue venivano solcati. Passò la porta, una, due stanze. Gli spari erano distanti, le urla facevano però ancora eco. Un movimento di Ilaria lo fece cadere. La maschera abbandonò il viso madido di Levante. <<Tesoro sono io, Bruno.>> la rassicurò Levante. <<Ora andiamo via, ce la fai a camminare?>> un altro gemito accompagnò la risalita di Ilaria. I loro sguardi si incollarono, una lacrima percorse il sorriso di Levante.

Le dita di Bruno sistemarono i capelli dietro l’orecchio di Ilaria, liberando un simbolo nel suo collo. La presa sulla sua mano però si faceva più forte, le unghie di Ilaria scavavano la pelle. <<Ma che..>> Capillari incendiati percorrevano gli occhi vitrei della donna, i denti serrati cigolavano come se dovessero spaccarsi da un momento all’altro. Mancava poco all’uscita. <<Ilaria..io..Basta…vuoi ascoltarmi?!>> In un’istante, la mano di Levante era attaccata al muro, perforata da una siringa. Una scarica lo attraversò, mozzandogli il respiro <<Sono io..>> L’ago si piagava sotto la pelle, mentre Ilaria spingeva, fino a spezzarlo. Ancora una siringa pronta a colpire, ma un colpo esplose. Uno schizzo di sangue macchiò sul viso di Levante.

<<La mia serata è finita meglio di quanto sperassi.>> la vista era bloccata sul corpo di sua moglie. Morta. <<È meglio sbrigarci>> disse calmo Reaper. Il corpo di sua moglie si allontanava da lui, per sempre. L’aria fredda asciugò le sue lacrime, destandolo. Reaper caricò in macchina Levante incapace di reagire. Le gomme grattavano la terra battuta prima di mangiare l’asfalto. Si allontanarono di gran carriera, mentre sirene spiegate rompevano il silenzio. <<So chi sei, spettro. Dovresti essere nella tomba, non è vero ispettore?>>

Il sangue raggrumato gli tirava la pelle, non riusciva a parlare. Anche sul collo di Reaper c’era lo stesso simbolo di Ilaria.

<<Vedi, prendere parte a queste feste è così rilassante. >> sospirò Reaper. <<Ti dirò un segreto…Gli stessi a cui dai la caccia volevano farmi commettere atrocità manipolando i miei demoni, ma hanno sbagliato. Io sono i miei demoni. Benvenuto nel mio mondo.>>

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