Storie

Pretty Nice Girl – XVII – Amici, amanti.

di Michela Villani

Pubblicato il

Ho deciso che il modo giusto per superare questo momento è non passare troppo tempo a rimuginare. Semplicemente, non devo pensare che Bradley se ne sta andando con una donna, che non ci saranno più timballi di pasta e passeggiate di domenica con Britney, né uscitine al cinema il venerdì, non ci saranno più spiritosissime telefonate visionarie, né gite in campagna con il mio macinino, né ristrutturazioni lampo in casa di nessuno. E non devo pensare nemmeno che Becky sta partendo e si farà delle nuove amiche, che non spazzerà più via, con la sua creatività, i miei assurdi problemi di abbigliamento, che non ci farà più scoppiare a ridere con le sue smorfie e…che non ci saranno più sessioni di spese folli in libreria sfruttando lo sconto dipendenti di Bradley, non più rientri notturni noi due, quando ci confrontavamo sull’andamento della serata e su quanto erano noiosi o simpatici o snob o divertenti gli invitati a quella festa o a quel concerto.

Penso che non saremo più io e lui da soli, a parlare, a ridere, a dedicare tempo l’uno all’altra e basta. Penso che non mi consolerà più, quando sarò depressa per il lavoro o avrò litigato con Robert, quando avrò la sensazione che niente giri per il verso giusto, quando mi sembrerà di essere intrappolata in una situazione da cui non sarò mai capace di liberarmi per cominciare a scegliere davvero…penso che niente sarà più come prima, che lo sto perdendo, che, forse, l’ho già perso e non me ne sono nemmeno resa conto e, inevitabilmente, mi ritrovo a singhiozzare accucciata sul tappeto del soggiorno.

D’accordo, forse mi dispiace di più che Bradley vada a Barcellona con Penelope di quanto non mi pesi che Rebecca stia andando a Parigi ma, in fondo, questa per Becky è solo una tappa…

Dio, quanto sono egoista…cosa credevo, che sarebbe rimasto sempre con me? Una spalla a cui appoggiarmi se qualcosa andava storto, a ridere con me, ad accompagnarmi a casa la sera, a telefonarmi, a cenare con me tra una cotta e l’altra?

Cosa mi aspettavo? Cosa pensavo di poter pretendere da lui? Soprattutto considerato il poco che ero disposta a mettere in gioco io…

Eppure, non riesco ad allontanare questo senso di devastante abbandono…ma perché?

Un’ora più tardi, sto ancora tirando su con il naso, mi bruciano gli occhi e mi fanno male le caviglie a stare così accovacciata. Devo riuscire ad alzarmi e andare a lavarmi il viso. Mentre raccolgo le forze per tirarmi su, però, suona il citofono.

Porc…deve essere Colin! Guardo l’orologio, sono le sette passate: ho davvero passato tutto questo tempo a disperarmi, in terra?!

E adesso? Sono in uno stato pietoso…Mi alzo di scatto e una fitta lancinante mi attraversa le caviglie. Zoppico verso la porta e apro, cercando intanto di sistemarmi i capelli come posso; meno male che non mi ero truccata. Stiro un paio di volte la bocca per cercare di non sembrare una maschera di cera e prima che Colin possa suonare, spalanco la porta, decisa ad affrontare subito la situazione e…

“Ophelia! Tesoro…che è successo?!” la voce di Colin suona allarmata. Oddio, devo essere un mostro. “Cosa è successo?!” Ripete sollevandomi il viso con la mano.

“No, niente…non ti agitare, è che…” E adesso che gli racconto, che sto piangendo da un’ora e mezza perché il mio amico Bradley parte?

“È che…Rebecca ha deciso di trasferirsi a Parigi per lavorare da Pascal Labreaux e…” Abbasso lo sguardo, affranta. “Mi mancherà da morire.” Concludo.

Sono veramente una bugiarda.

Colin sorride e mi abbraccia. Il suo golf è morbido e profuma di pulito, è un profumo dolce e caldo che ricorda il tabacco.

Un tabacco costoso, però…

All’improvviso mi accorgo di essere molto stanca e la sua stretta mi fa sentire più distesa. Cos’è questa sceneggiata, in fondo? Dopotutto, non rimarrò qui sola. E Parigi e Barcellona sono a pochissime ore di aereo…Colin mi guida verso il divano e mi fa sedere, mentre va in cucina e torna con un bicchiere d’acqua e la bottiglietta di whisky che ho rubato l’estate scorsa in albergo a Lisbona. Bevo un po’ d’acqua e poi do una piccola sorsata al liquore. Bleah, che schifo! Lentamente, mi stendo sul divano e stiracchio le gambe. La stanza è quasi buia, l’unica luce arriva dalla cucina. Piano piano, chiudo gli occhi e Colin inizia a massaggiarmi le caviglie indolenzite…che meraviglia, come fa a sapere che mi fanno così male?

Pochi minuti dopo, in braccio, mi porta a letto mentre sono profondamente addormentata.

La mattina dopo ricevo una notizia sconvolgente.

Tranquilli, questa è una cosa positiva: in pratica i genitori di Colin per Natale organizzano una specie di riunione nel loro maniero, e questo l’avevo detto. Beh, l’orgia di festeggiamenti prevede anche un cocktail party a cui sono ammessi amici o, più in generale, persone che non abbiano legami di sangue con i Padmington o gli Hainaut in via diretta o acquisita. A quanto pare, Colin ha deciso di invitarmi a questo evento esclusivissimo e, per non farmi sentire troppo alienata, estenderà l’invito anche a Will e Zoe, tanto comunque ci saranno anche altre persone dello studio, che, dopotutto è della famiglia, quindi è un po’ un’entità parentale anch’esso.

Sono emozionatissima alla prospettiva.

Lusingata, agitata, raggiante e preoccupata: è chiaro che dovrò confrontarmi con Zoe su una serie infinita di dettagli fondamentali. Ad ogni modo, posso contare sulla sua competenza assoluta su tutto ciò che riguarda le formalità (intese come eventi molto formali), mi affiderò alla sua sapienza e tutto filerà liscio, conquisterò nonni e zii col mio charme e sarà un successone.

Lo so, ne sono certa.

Comunque, la festa è il 22, quindi mancano ancora 10 giorni.

10 lunghissimi giorni: ho tempo.

Vabbè, 10 giorni in teoria, in pratica solo un fine settimana perché il resto del tempo lo passerò a lavorare e non avrò molte occasioni per mettermi a pianificare il mio debutto in famiglia…

In effetti, non c’è affatto tempo, bisogna essere scrupolosi in queste cose…Alzo il telefono.

“Zoe? Ciao tesoro, ti rubo solo un momento…Volevo chiederti…Will ti ha già detto della festa dei genitori di Colin? Stasera? Sarebbe perfetto…se vieni scongelo la torta al bacon di mia nonna…Ok, verso le otto, sei il mio mito Zoe, ciao!”

Bene, è fatta: ora niente mi può fermare. Stasera Zoe farà di me una vera lady, non devo preoccuparmi più di niente.

Che cosa meravigliosa avere amiche così brillanti!

La torta rustica sfrigola nel forno inondando la casa di un profumo morbido ed intenso. Ho preparato tutto: un block notes, l’elenco dei miei vestiti ordinati per tipologia (l’ho redatto durante un lungo pomeriggio di pioggia lo scorso ottobre. Lo so, non è una cosa molto sana e non è nemmeno troppo utile, ma questa potrebbe essere la volta buona che si rivela fondamentale!), un paio di riviste country tipo Case e Giardini e Il mio cavallo, con servizi su gente a metà tra l’elegante e il trasandato ma dall’aria molto esclusiva e che abita in imponenti dimore di campagna…

Quando Zoe suona sto impiattando gli antipasti (ho appena finito di leggere un articolo sulle pietanze del cenone di Natale, so con certezza che si può impiattare qualcosa).

“Mmmmm, Phi, che odorino! Ohhh, anche le tartine di caviale, vuoi farmi aumentare di una taglia con ben 13 giorni di anticipo sul Natale?” Cinguetta la mia affascinante amica in un golfino di cachemire corallo.

“Uova di lompo.” La correggo io soavemente, guidandola verso una sedia e versandole una generosa porzione di Riesling ghiacciato.

“Vogliamo iniziare facendo mente locale sulla tenuta che i Padmington possiedono nel Derbyshire?”

Tenuta? Possiedono? Avverto uno spasmo allo stomaco: Zoe deve aiutarmi, non farmi venire il panico!

“E se invece cominciassimo dallo sformato? Ci calma, ci sazia, ci annebbia e sono sicura che dopo sarà pi

semplice mettere tutto nella giusta prospettiva, in fondo non è nemmeno una cena…”

Zoe mi guarda con le sopracciglia sollevate.

Ok, c’ho provato, però è davvero solo uno stupido cocktail, non ho intenzione di farmi opprimere dallo status della famiglia di Colin…se avesse amato le riccone che è abituato a frequentare da quando è in fasce, suppongo che all’Opera avrebbe portato una di loro!

E magari ce l’ha anche portata, ma a me cosa importa: devo essere me stessa, andrà bene, non voglio sembrare più sofisticata di quanto non sia. Mentre finisco di formulare questo pensiero nella mia testa, mi cade l’occhio sui 3 fogli spillati con l’elenco dei miei capi d’abbigliamento e intravedo, evidenziati in giallo, le possibili combinazioni che avevo studiato per diverse occasioni.

Deve essere stato davvero lungo quel pomeriggio di ottobre!

Ok, diciamo che non sono esattamente il feticcio dell’altezzoso distacco, ma l’idea è giusta e la tengo!

Zoe intanto, si è infilata il mio guanto imbottito e sta estraendo la teglia dal forno. L’impennata di aroma mi fa tremare le ginocchia: sì, nutriamoci, poi parleremo, questo è il momento di apportare nutrimento al nostro sovraccarico, stressato cervello.

“Mi ha chiamata Bradley, oggi.” Fa Zoe, portando alla bocca la prima forchettata fumante.

“Ah…”. Deglutisco, cercando di sembrare indifferente. “Ultimamente non ci sentiamo spesso, lui è molto preso dai preparativi per la partenza e io, sai, tra il lavoro e Colin…”

Sento la sua occhiata in tralice ma tengo lo sguardo ben ancorato alla mia porzione di delizia al bacon con formaggio.

“Comunque, cosa dice?” Chiedo in tono piatto.

“Mah, sai, parte tra pochissimi giorni – mio Dio, è quasi incredibile…”

Dillo a me!

“Forse inizia ad avere un po’ di nostalgia di quello che lascia qui…dei suoi amici…”.

Smetto di masticare. “Non dirmi che c’ha ripensato!”

Zoe mi guarda stupita. “Ma no, Trish, è ovvio che non c’ha ripensato…voleva solo fare quattro chiacchiere. Sai quanto è tenero Brad, a volte si comporta come un bambino, vuole sentire la voce delle persone a cui è affezionato…non abbiamo parlato molto, poi, giusto cinque minuti.”

Sì che lo so quanto è tenero Brad quando cerca affetto senza rendersene bene conto…ecco, mi sta passando la voglia di fare il bis della torta.

“Mi ha detto di non essere sicuro che sia giusto partire così presto, che forse avrebbe preferito passare qui il Natale.”

“Beh, ti confesso che l’ho trovata una decisione un po’ avventata.” Ribatto cercando di mantenere un tono distaccato.

“Già…però alla fine credo che partirà. Pensa che sia meglio così.”

Improvvisamente Zoe cambia tono.

“Trish, se fosse successo qualcosa tra te e Bradley me lo diresti, vero?”

La guardo commossa, riflettendo. Solo dopo poco trovo le parole per rispondere.

“Ma certo Zoe, certo che te l’avrei detto. Il punto è che tra me e Brad non è successo proprio niente di niente.”

Niente di niente.

“Lui ha semplicemente deciso di punto in bianco di trasferirsi a Barcellona con una ragazza che, diciamolo, è praticamente un’estranea e…non ha ritenuto di doversi confrontare con me, la sua migliore amica, nemmeno per un momento. Ecco, io questo lo trovo discutibile.”

Anche Zoe ha smesso di mangiare e continua a guardarmi.

“Phi, tu sei anche la mia migliore amica. Ti conosco da molti anni. Ti conosco, capisci? E conosco Bradley. Ecco, vedi, io credo che voi due foste la cosa più lontana da migliori amici che si possa immaginare, nel ventunesimo secolo. E dico nel ventunesimo secolo, perché probabilmente nel ventesimo sareste stati due vecchietti sposati da quarant’anni, nemmeno due innamorati.”

Sento che sto arrossendo. Ma come le viene in mente di mettersi a fare un discorso del genere?!

“Zoe, davvero, non pretendo di spiegarti una cosa che sai già, né di farti cambiare idea, se sei così convinta di quello che dici ma ti assicuro che tra me e Bradley non c’è mai stato niente e non c’è niente nemmeno adesso.”

Dio, ma mi sento?! “E comunque, se non ti dispiace, non mi va di parlare di Bradley che parte tra una settimana, stasera!” Inizio ad essere un po’ su di giri.

“Will come sta?” Chiedo controvoglia per cambiare discorso.

Zoe esita un attimo prima di rispondere.

“Lavora molto in questo periodo, il cliente americano, sai…”

“Sì, certo, quello per cui lavora anche Colin!” Lo sguardo di Zoe, però mi sembra essere, di colpo, più opaco.

“C’è qualcosa che non va?”

Lei sorride e riprende a mangiare. “No, scherzi…è che non ci vediamo spesso come al solito e mi dispiace! È anche colpa mia: sotto le feste la galleria rimane aperta un’ora di più e io ci tengo a fermarmi, sai, Curtis è talmente incapace…” Curtis è un super gay che lavora nella stessa galleria d’arte di Zoe, è veramente incapace, posso dirlo anche io che di arte non capisco niente, ma è terribilmente carino, per questo l’hanno assunto e per questo lo tengono nonostante la sua conclamata poca lungimiranza in fatto di arte contemporanea, credo.

Le reciproche indagini finiscono un po’ nel vago ma, per equilibrio, decidiamo entrambe che non è questa la serata per investigare i recessi delle nostre menti perverse e segretamente frustrate di quasi trentenni. Finiamo di mangiare e ci trasferiamo sul divano.

Dai racconti di Zoe, viene fuori una cosa che già immaginavo, ovvero che la famiglia di Colin è spaventosamente ricca e disgustosamente snob, la casa in campagna è, in realtà, una specie di castello con una quantità di saloni, giardini d’inverno e un’ala per la servitù. Il parco che la circonda include un laghetto bordato di salici e un roseto famoso in tutto la Contea…la tenuta risale alla prima metà del settecento e, a quanto pare, è sempre appartenuta alla famiglia.

Ecco, sono di nuovo agitata, ma dopo l’intervento di Zoe dispongo di una mise adatta per ciascuna delle occasioni: il viaggio d’andata, la colazione, il cocktail, il dopocena e la partenza della mattina dopo.

E il bello è che porterò un bagaglio minimo, perché Zoe, che è veramente la depositaria del buon gusto terreno, sa che in campagna non si va conciate come per una sfilata di moda e che riciclare qualche capo per più di un’occasione denota avveduta modestia, creatività e buon senso.

Mi adoreranno come una santa, si innamoreranno di me e non mi lasceranno partire, mi chiederanno di rimanere con loro per tutte le feste di Natale e alla fine mi adotteranno e mi intesteranno una parte del patrimonio! Forse farei meglio a mettere in valigia qualche altro sobrio vestito, casomai finissi per trattenermi…

 

Photo by Jonny Caspari on Unsplash

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