Storie

Spritz

di Marianna Vitale

Pubblicato il

Ci sono pomeriggi in cui fare il barista può essere molto noioso.

I clienti sono spesso esigenti, si lamentano che il caffè è troppo freddo o che il tè è troppo caldo, non vogliono sedersi accanto alla porta d’ingresso né tantomeno a quella del bagno, ti chiedono l’unica torta del menu che è finita qualche ora prima.

I bambini piangono, i ragazzini gridano, gli anziani protestano per la confusione.

Per fortuna però ci sono anche pomeriggi in cui il bar non è particolarmente affollato, non ci sono bambini piccoli e nemmeno persone troppo in là con gli anni, e i clienti sono tutti soddisfatti delle ordinazioni.

Ci sono anche pomeriggi in cui, se sei fortunato, entra una bella donna sola, si siede nel primo tavolo vuoto e aspetta che tu ti avvicini.

Magari è una donna dai lineamenti latini, non più giovanissima ma affascinante, e chiaramente in cerca di compagnia.

“Buonasera.” La saluti con un sorriso accattivante.

“Ciao.” Risponde lei, con gli angoli della bocca lievemente rivolti verso l’alto. “Uno Spritz.” Dice, con un forte accento sudamericano.

Allora tu prendi nota, ma nel frattempo cerchi anche un pretesto per portare avanti la conversazione. “Con l’Aperol o col Campari?”

Lei già non ti ascoltava più. È distratta, persa fra i suoi pensieri. “Come, scusa?”

“Dicevo, con l’Aperol o col Campari?”

La sua freddezza non ti deve intimidire, perché tu sai benissimo che puoi ancora far breccia nel suo cuore, e quindi prosegui: “Sai che lo Spritz si può fare in diversi modi, con l’Aperol, con il Campari …” E qui viene per te il momento di osare. “È un po’ come fare l’amore, si può fare in diversi modi …”

Lasci la frase un po’ in sospeso, ad aleggiare nell’aria, e aspetti qualche istante che faccia effetto.

Lei dice: “Io di solito l’amore lo faccio sempre in modi diversi. Mi piace sperimentare.”

E questa volta sta davvero sorridendo.

Ci sei quasi, ora non ti resta che assecondarla. “Eh sì, anche a me. Ci vuole un po’ di estro, altrimenti tutto diventa noioso.”

“Aperol.” Decreta allora.

A questo punto fai la tua uscita di scena. Strizzatina d’occhio, e ti allontani dietro al bancone.

Mentre prepari il drink la osservi di sottecchi, per tenere sotto controllo le occhiate che ti potrebbe lanciare di tanto in tanto.

Quando poi glielo servi, non aggiungi altro, perché tutto quello che volevi dire lo hai già detto, e chi doveva capire ha capito.

Nel frattempo poi il bar si sta riempiendo e tu hai altro da fare.

Non le rivolgi più attenzioni fino al momento in cui lei ti chiede gentilmente il conto.

“Com’era lo Spritz?”

Con le dita batti i numeri sulla cassa, con gli occhi le fai capire che non stai parlando solo della bevanda.

“Era buono.”

“Io stacco alle nove.” Dici tu, come se stessi parlando del tempo.

“Alle nove sono libera.”

Un’ultima occhiata complice, ritira lo scontrino ed esce.

 

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