Storie

Pretty Nice Girl – XVI – Rivelazioni

di Michela Villani

Pubblicato il

L’indomani mi sveglio e Colin è già uscito: mi ha lasciato un biglietto sul cuscino, esistono uomini che fanno questo. Doveva andare ad una specie di pranzo di famiglia, una di quegli eventi che, a quanto pare, le persone altolocate, di tanto in tanto, organizzano. Soprattutto durante le feste. Con la mia famiglia ci riuniamo una volta l’anno, per Natale, e sono sicura che basti e avanzi a tutti.

Comunque, Zoe mi sta dando una ripassata di buone maniere, a detta sua in vista di un prossimo incontro con la madre di Colin. Sono comunque molto rilassata, non credo che avrò tanto presto l’occasione di incontrare la signora Hainaut-Padmington ma ascolto volentieri e non senza un certo divertimento le teorie della mia amica su riverenze, mani guantate e coltelli da formaggio.

Ma tornando a noi, oggi Colin ho appuntamento con Rebecca, Zoe e, almeno idealmente, anche Emma per pranzo. Pare che Rebecca abbia qualche importante informazione da condividere.

Mi alzo pigramente alle dieci, e accendo il bollitore. Mentre aspetto che l’acqua si scaldi, mi cade l’occhio sul mio mini terrazzo. È il caso che dia una pulita…d’inverno non ci metto quasi piede e ultimamente è piovuto così spesso…Oggi però il cielo è terso, di un azzurro sbiadito, quasi primaverile. Incastrata dietro il solito vaso sotto un telo impermeabile, c’è la mia bici. L’ultima volta che mi sono avventurata nel parco c’è stata una specie di alluvione e, se non fosse venuto a salvarmi Bradley, sarei affogata, penso senza riuscire a trattenere un sorriso.

Che fine avrà fatto Brad? È dalla festa di mio fratello che non lo vedo né lo sento ed è passato quasi un mese. Di nuovo, uno sgradevole sobbalzo, imprevisto nella pancia e non dipende dal tè caldo. So che dovrei chiamarlo, anche se, a dirla tutta, le ultime volte che ci siamo visti non è stato proprio cordiale, so che dovrei cercare di mettere una pietra sopra le incomprensioni e recuperare il nostro inestimabile rapporto…ma poi, se ci penso, quali incomprensioni? In fondo non abbiamo davvero litigato, o almeno io non ho così chiaro il motivo.

No, il punto secondo me, quello che temo, è che tra noi si sia logorato qualcosa: come se si fosse consumato fino a spezzarsi un equilibrio che ci ha tenuto uniti per tutti questi anni. Forse era inevitabile che finisse, era troppo ambiguo, troppo unico come rapporto, agli occhi di tutti…però per noi era speciale. Per me era unico…

Lo squillo del telefono mi fa prendere un colpo, quando rispondo è Emma.

“Ehi, come va?! Allora, ci vediamo oggi, finalmente…”

“Ciao Phi, tutto ok, più o meno. Senti, volevo chiederti…puoi avvisare Rebecca che oggi non vengo?”

“Emma, no! Avanti, non ci vediamo tutte insieme da un secolo” Dalla festa di Matt, anche con loro. “E poi Becky deve parlarci di qualcosa…l’hai sentita, no? È importante, ci rimarrà malissimo se non vieni. Ci rimango male pure io, a dirla tutta!”

Emma rimane in silenzio per un po’ prima di rispondere.

“Senti Phi, mi dispiace per il pranzo, veramente. Mi dispiace per Becca, mi dispiace per te, mi dispiace per la notizia che mi perderò in anteprima ma…ho un appuntamento importante. Capisci? Importante…non so cosa potrebbe venirne fuori…”

Beh, se la mette così mi incuriosisce.

“Cosa devi fare?” Chiedo.

Emma rimane in silenzio di nuovo, poi risponde o, meglio, decide di non rispondermi.

“Phi, non posso ancora parlartene…preferisco di no, scusa…”

È titubante, sono incredula: che faccenda è questa?! Emma che traccheggia?

“Emma, inizi a farmi paura con tutti questi sotterfugi…ti sei cacciata in qualche guaio?”

La voce, attraverso il telefono, diventa fredda.

“Non sono sotterfugi e non mi sono messa in nessun casino, è solo che si tratta di un momento un po’ delicato per me, per la mia carriera…per la mia vita, cazzo! Forse se fossi un po’ meno ossessionata da te stessa e da tutte le tue stronzate esistenziali ti accorgeresti che capitano cose anche a quelli che ti stanno intorno!”

“Che cavolo Emma, la solita esagerata, cosa avrò mai detto…”

“Niente, niente. Senti lascia perdere, la avviso io Rebecca.” Che poi mi sembra la cosa più logica, perché avrei dovuto dirglielo io? “Ora ti devo proprio lasciare.”

“Emma, no, non attaccare, per favore. Insomma, mi dispiace che… d’accordo, non ti sto molto dietro in questo periodo, ed è vero che sono un po’ presa dalla storia con Colin e…dal lavoro…se hai voglia di parlare, però…perché non ci vediamo una di queste sere?”

“Perché non avresti tempo, scommetti? Ultimamente non hai molto tempo, hai notato? Per curiosità, quand’è l’ultima volta che hai chiamato il tuo adorato Bradley? Il tuo migliore amico, quello con cui fino a nemmeno due mesi fa stavi culo e camicia?”

Vabbè, ma adesso questo che c’entra?

“Scusa, ma perché tiri in ballo Bradley?”

La voce di Emma, quello che dice, mi arriva alle orecchie come una rasoiata:

“Lo sai che parte per la Spagna?”

Silenzio.

“No, non me lo ha detto.” Sono costretta ad ammettere. “Va con Penelope?”

“Sì, se lo vuoi sapere. E, tanto per la cronaca, non sta andando in vacanza: si trasferisce a Barcellona.”

Ho bisogno di sedermi.

“Cosa?!”

Ora il tono di Emma mi sembra più gentile, ma non la ascolto più. Come è possibile una cosa del genere? Come è possibile che Brad se ne voglia andare così di punto in bianco, così lontano…come è possibile che non si sia preso il disturbo nemmeno di alzare il telefono per comunicarmelo?

“Senti Phi, forse è meglio se lo chiami e parli direttamente con lui. Ora ti devo proprio lasciare.”

“No!” Strillo. “Aspetta, Emma! Quando te l’ha detto? Da quanto l’ha decisa questa cosa?!” Ma Emma ha già attaccato.

Immediatamente, rialzo la cornetta e faccio per digitare il numero di Brad ma poi mi blocco. Poso il ricevitore e vado a sedermi sul bracciolo del divano. Com’è possibile che stia capitando questa cosa? E come la affronto? Dovrei chiedere a Bradley di non partire?

“Brad, per favore, rimani qui”? Perché e a quale titolo?

E comunque non è un discorso che si possa affrontare per telefono. Devo andare da lui e cercare di capire cosa gli è successo. Cosa ci è successo: a lui e…beh, a me!

Sotto la doccia sono intorpidita, mi infilo un paio di jeans e un golf a collo alto blu, mi lego i capelli, non mi trucco a parte un velo di cipria e un po’ di lucida labbra. Prendo la giacca ed esco. Fino a casa di Brad sono pochi minuti che copro quasi in trance. Citofono e non risponde nessuno. Sono quasi le dodici, forse dorme, forse ieri sera è rimasto da Penelope…

“Chi è?”

Oddio, una voce di donna…c’è Penelope, ha dormito lei qui! Ma certo, è ovvio, stupida!

Che faccio, che faccio?!

“Ehm, Penelope? Ciao, sono Ophelia…cercavo Bradley.”

“Ah, Phi! Sali, Brad è sotto la doccia.” E mi apre.

Esito un attimo: e adesso? Discuto con Brad del nostro rapporto e della partenza davanti a Penelope? Vabbè, comunque ormai non posso tirarmi indietro, magari cerco di capire se riusciamo a vederci più tardi…

Penelope mi apre con addosso una felpa che le arriva a metà delle cosce, è di Bradley, la riconosco. Mi invita ad entrare e la seguo in cucina. Ha i capelli spettinati, è scalza e senza trucco e sembra una bambina, con gli occhi vivaci e quel sorriso impertinente.

Capisco perché piaccia a Bradley, è esattamente il suo tipo di ragazza.

“Te va un cafè?” Si volta verso di me.

“No grazie, ehm, Pen…devo solo chiedere una cosa a Bradley, vado via subito.”

Annuisce. “Sì, lui è nel bagno, ora viene…” E infatti, nemmeno un decimo di secondo dopo lui entra in cucina con i capelli bagnati e l’asciugamano arrotolato intorno ai fianchi. Senza che possa fare niente per evitarlo, con mio sommo orrore, mi rendo conto che sono arrossita e, non escludo di aver intravisto un certo rossore anche sul viso di Brad, prima che venisse nascosto dalla zazzera di Penelope che gli corre incontro e, con una proiezione tutta da ballerina, spicca un salto e gli atterra tra le braccia per scoccargli un bacio sulla bocca.

Distolgo lo sguardo, imbarazzata: come, come, in nome di Dio, mi è venuto in mente di piombare qui senza fare nemmeno una telefonata per annunciarmi?

“Amore, Phi è venuta per parlarte. Forse lei vuole venire a trovarce a Barça…” Penelope si volta verso di me. “Phi, Barcellona è una città marraviliosa e tu devi assolutamente venire!”

Alzo di nuovo gli occhi su Brad e scopro che mi sta fissando, senza proferire verbo. Gli rivolgo un sorriso che lui ricambia debolmente: sa cosa sto pensando.

So che lo sa, in fondo siamo io e Bradley. Anche se all’improvviso sembra tutto così diverso.

“Sì, ero venuta per questo…Emma mi ha detto che vi trasferite. Spero non troppo presto…”

“A gennaio inizio a lavorare in una compagnia de ballo famossa…e allora andiamo prima e magari passiamo il Natale con i miei genitori” Sembra raggiante.

La notizia della partenza invece mi investe come una folata di vento gelido. Bradley scosta gentilmente Penelope.

“Penny, io vorrei vestirmi. Perché intanto non ti fai una doccia e ti vesti anche tu?” Penelope fa il broncio.

“Ma io non mi voglio vestire, voglio tornare a letto…”

“Abbiamo un sacco di giri da fare, lo sai.” La rimprovera con dolcezza Brad e lei obbedisce, come una scolaretta. Appena Penelope esce scambio una lunga occhiata con Brad che, alla fine dice:

“Scusa, mi infilo una cosa…”

“Oddio, certo, scusa…” E scivolo in salotto.

Non faccio nemmeno in tempo a dare qualche carezza a Britney che è di ritorno con un paio di jeans e un golf praticamente identico al mio. Sembriamo due operai della stessa fabbrica.

“Che rapidità!”

“Che sorpresa vederti qui.”

“Sì, scusa, avrei dovuto telefonare…ero un po’ sconvolta. Ho appena parlato con Emma…”

“Te l’avrei detto…”

“Quando? Pensavi di gridarmelo dall’aereo?”

“Presto. Nel momento adatto…” Dal bagno arriva la voce di Penelope che canta in inglese.

Improvvisamente, non so più perché sono venuta. Fisso Bradley confusa per qualche secondo. Alla fine, mi alzo e mi avvio alla porta, ho il cappotto in mano da quando sono entrata.

“Scusa, non dovevo venire.”

“Phi…che fai?” Bradley si avvicina e posa delicatamente una mano sulla mia spalla, facendomi fermare.

Lo guardo e sento dentro un vuoto di confusione che non so come gestire.

“Che fai…?” Ripete e la sua voce è quasi un sussurro.

“Brad, che abbiamo combinato? Voglio dire, come abbiamo fatto a creare questo caos?”

Sento che la presa sul mio braccio si allenta ma Bradley non mi lascia. Solo, abbassa lo sguardo.

“Non lo so.”

Lo osservo per qualche secondo, in piedi, di fronte a me e avrei voglia di abbracciarlo fino a soffocarlo…in fondo è il mio Bradley, insomma! Faccio un passo verso di lui e gli sfioro la guancia con la mano libera. Ci guardiamo per quella che mi sembra un’eternità, poi, dal bagno ci raggiunge la voce squillante di Penelope:

“Ragazzi, cossa ne dite se ordiniamo una pizza e ce la mangiamo insieme? È quasi ora de tomar!”

Abbasso la mano e indietreggio di nuovo. Bradley mi lascia andare.

“Io devo pranzare con Rebecca e Zoe, ringrazia Penelope.” Gli sorrido. “E, Brad, cerca di essere felice a Barcellona…o in qualunque parte del mondo. E fatti vivo, ogni tanto.” Aggiungo voltandomi, credo di non aver mai sperimentato questo senso di vuoto totale. Quanto sono prevedibile! E patetica, anche: fatti vivo ogni tanto…ma per favore, non è mica mio figlio!

Bradley mi sorride, poco convinto e io mi dirigo verso la porta. La apro, la chiudo. Sono fuori e…beh, è abbastanza evidente che nessuno abbia cercato disperatamente di fermarmi.

Va bene così.

Chiamo l’ascensore e in quel momento mi squilla il telefono. Frugo nella borsa: è Colin.

Faccio un bel respiro e rispondo cercando di sembrare allegra.

“Ehi!” Ho la voce roca.

“Phi, tesoro! Come stai? Sei già con le ragazze?”

“Per la verità no, sono molto in ritardo, anzi: sto uscendo ora.”

“Sei incredibile! Fino a che ora hai poltrito?!”

Mentre Colin parla, sento un rumore alle mie spalle e dalla porta sbuca Bradley.

Sembra agitato, ha il fiato corto e gli occhi lucidi. Il cellulare rimane sospeso. Brad mi fissa, mentre Colin blatera qualche aneddoto da riunioni nella tenuta di campagna. Lo ascolto a malapena, Brad è a meno di due metri che mi guarda con un’intensità che non mi ha mai trasmesso e io non sto capendo niente.

“Phi, amore, mi senti? C’è campo?”

Mi scuoto e riavvicino il telefono all’orecchio.

“Sì, sì, ti sento” Mi esce un filo di voce.

“…senti, stavo pensando che stasera potrei fare un salto da te, quando finisce questo strazio…”

“Si…non c’è problema…”

“D’accordo, allora a dopo. Mi manchi, tesoro!”

Bradley mi osserva con un’espressione indecifrabile. Mi domando se riesca a sentire quello che sta dicendo Colin.

“…Phi, ma ci sei?”

“Sì, ci sono…mi manchi anche tu”. Aggiungo piano senza staccare gli occhi da Bradley.

Lui sorride ma è un sorriso triste, poi fa un passo indietro e un attimo dopo sono di nuovo sola sul pianerottolo.

Scendo in strada e mi avvio alla macchina, lentamente. Ho la testa pesante e mi bruciano gli occhi. Non posso credere che Bradley stia per partire, è come chiudere un ciclo, è come crescere.

Significa perdersi.

E il cuore mi si gonfia nel petto, senza che faccia in tempo a bloccare l’ondata di brividi che ne scaturisce.

Mentre guido sono un automa, arrivo al ristorante in ritardo. Quando entro individuo subito il tavolo con le ragazze: sono già sedute e sorseggiano del vino. Non posso andare da loro in questo stato: devo calmarmi, sennò chissà cosa si mettono in testa. Mentre faccio qualche respiro profondo, però, Rebecca si volta e mi vede.

“Phi…finalmente! Vieni?”

Ok, è ora.

“Ragazze, scusate davvero: sono imperdonabile…”

“Tranquilla, tanto come vedi, madama Artista non si è ancora degnata.” Dice acida Zoe alludendo all’assenza di Emma.

“Ecco, in effetti…Becky, mi dispiace tanto ma Emma non può venire. Mi ha chiamato stamattina per dirmelo…voleva ti avvertissi.” Rebecca fa una faccia molto delusa e io odio Emma per non averla chiamata.

“Becky, non prendertela, ti prego: lo sai come è fatta…” Rebecca mi sorride, dolce, con il suo viso paffuto.

“Non ti preoccupare Phi, vorrà dire che Emma non avrà la notizia in anteprima.”

Ecco, e qui torniamo al punto cruciale: qual è questa notizia?

“Dunque, ora che ci siamo tutte vogliamo ordinare?” Zoe non è una che si perde d’animo.

“Certo!” E con un gesto al cameriere ci assicuriamo la nostra razione di calorie imbruciabili.

Mi mettono davanti un bicchiere di vino e il nostro pranzo ha inizio.

“Bene ragazze, vi ho convocate, oggi perché ho una cosa importante da comunicarvi…”

“Ma dai, sul serio?”

“Phi, non fare la spiritosa: è una cosa importante.” Il tono di Rebecca è a dir poco solenne ma io inizio a non farcela più.

“Sì, ma insomma?”

Mi rivolge un’occhiata significativa, poi parla.

“Ragazze, parto.”

Per un momento c’è silenzio, anche perché “parto” detto così suona un po’ vago ma Rebecca non sembra intenzionata ad aggiungere altro, senza domande, e prende una lunga sorsata dal suo bicchiere.

“Capisco. E…dov’è che andresti?” Chiede Zoe.

Rebecca ci guarda con gli occhi lucidi, poi sfodera un sorriso a quarantadue denti.

“A Parigi!”

“Parigi? Wow, ma in che senso? In vacanza? Hai conosciuto un ragazzo e vi fate un week end romantico a Parigi? Becky puoi dirla tutta per favore…?” Incalzo e lei sospira rumorosamente.

“Ok, mettetevi comode e sollevate i calici per brindare a Rebecca Partridge, nuovo astro nascente della Maison Pascal Labreaux, a Parigi!”

“Cooooosa?!” Pascal Labreaux è un famoso, famosissimo creatore di moda…

“Che intendi per “astro nascente”?” Mi fa eco Zoe.

“Beh, intendo che in un futuro, magari prossimo, potrei essere uno dei giovani stilisti che lavorano alla Labreaux…”

“E in un presente, diciamo, certo?” Chiedo.

“Beh, in un presente che partirà, diciamo dal 14 gennaio prossimo, Rebecca Partridge entrerà alla Maison Labreaux come apprendista!”

Io e Zoe ci guardiamo scioccate: questa è una notizia!

“Rebecca, la Maison Labreaux è una vera scuola per geni, negli ultimi anni, tutti i nuovi stilisti di grido hanno lavorato lì!” Esclama Zoe mentre io mi chiedo come faccia ad essere così informata in ogni campo. Becky è raggiante.

“Lo so…è un’opportunità enorme. Una cosa che non mi sarei mai nemmeno sognata…” All’improvviso gli occhi le si riempiono di lacrime e io e Zoe ci precipitiamo ad abbracciarla.

“Becky è fantastico…tu sei fantastica e li lascerai tutti a bocca aperta!” Aggiunge Zoe. “E, che meraviglia, io avrò un’amica che è una stilista famosa…”

“Beh, ora non esagerare…” Rebecca si soffia il naso nel fazzoletto magicamente uscito da una micro tasca sulla manica.

“Esageriamo, invece e…brindiamo, soprattutto!” Dico sollevando il bicchiere.

“A Becky, la migliore amica che si possa desiderare e all’inizio della sua lunga, luminosa carriera!”

“Salute!”

Rebecca sorride, con gli occhi ancora rossi, e noi beviamo.

Durante il pranzo Rebecca ci spiega di come, tramite la scuola l’abbiano contattata per un primo colloquio con un reclutatore della Labreaux e di come le abbiano poi chiesto di mostrare alcune sue creazioni e di spedire il curriculum insieme ad alcuni bozzetti. E poi ci dice di non aver saputo niente per almeno due mesi, tanto che aveva quasi deciso che non le avrebbero nemmeno comunicato per lettera che non era adatta alla Labreaux. Finché giovedì mattina l’avevano chiamata sul cellulare informandola che a partire dal 14 gennaio, per un periodo iniziale di 6 mesi, sarebbe stata inserita nel la sede di Parigi, al reparto Accessori.

“Certo, una cosa un po’ improvvisa. Devi organizzare tutto in fretta, a partire dal cercare un posto dove stare…”

“Come in una sfilata, mie care: tutto viaggia sul filo!” Ci bacchetta. “Ce la farò!”

“Ah, quello senz’altro. Mi chiedo come farò io? Ora mi lasci sola con la Vandala…” In effetti, ora Zoe ed Emma rimarranno a condividere la casa.

“Avanti, sarà una buona opportunità per riscoprirvi amiche per la pelle.” Rebecca ride.

“E così ci lasci sole anche tu…” Sospiro, realizzando d’un tratto che le mie previsioni catastrofiche si stanno avverando più in fretta di quanto temessi.

“Che vuol dire anche tu, chi altri parte?” Chiede Zoe.

“Beh, l’ho appena saputo…Bradley va a stare a Barcellona con Penelope.” Le parole mi escono in un soffio e non oso sollevare gli occhi dalla mia tagliata all’aceto. Becky e Zoe non fiatano.

“Ragazzi, ma che ci prende? È come se tutte le date di scadenza per cambiare vita si siano concentrate…”

“Io non cambio vita…” Protesta Becky, ma sembra poco convinta anche lei.

“Ci abbandonano…” Dico, guardando Zoe.

“Sì, lasciano il nido…Beh, vorrà dire che dovremo darci da fare anche noi!” Esclama e solleva il bicchiere di nuovo.

“Ai cambiamenti!” Tuona e, per l’ennesima volta da che ci siamo sedute, brindiamo.

Ci siamo scolate un’intera bottiglia di Bordeaux e non sono nemmeno le due di pomeriggio.

Ma forse, è meglio così.

 

Photo by Cody Black on Unsplash

Diffondi lo spirito Millennial:

Lascia un commento

Lasciaci un commento

*

error: