Storie

Nel parco

di Marianna Vitale

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Ogni pomeriggio, alle cinque precise, il cane di Gino pretende di essere portato fuori, e non c’è niente da fare: bisogna assecondarlo.

Il cane di Gino è un cocker inglese, col pelo lungo color miele, che sa come far valere i suoi diritti, conquistati dopo anni di lotte canine.

Anche oggi infatti, alle cinque in punto, ha ottenuto la sua mezz’ora d’aria nel parco del quartiere, che è ormai una seconda casa per loro.

Gino è vedovo, e quell’animale un po’ viziato in fondo gli mette allegria, gli tiene compagnia durante il giorno e soprattutto gli procura una scusa valida per fare quattro passi in quel triangolo di verde che spicca tra i palazzoni di periferia.

Mentre il suo cane è finalmente libero di correre e conquistare ogni albero che incontra, Gino si siede su una panchina e sospira. Camminare lo affatica un po’, comincia a sentire il peso degli anni.

Però gli piace starsene lì, a osservare la gente che passa: i ragazzini innamorati che si tengono per mano, i bambini che sfrecciano sulle biciclette fiammanti e fanno a gara a chi arriva prima, i nonni con i passeggini e i padroni degli altri cani, che nel frattempo fanno amicizia con il suo.

Ogni tanto passa qualche sportivo di corsa, con la fronte sudata e le cuffiette nelle orecchie. Gino non li invidia affatto, però sta cominciando a invidiare quei due anziani là in fondo, che si tengono per mano e rimangono in piedi davanti alla panchina.

È da qualche minuto che li ha notati, e non ha mai smesso di fissarli. Entrambi hanno un cappotto nero, lui porta un cappello scuro e lei i capelli ben acconciati, con la piega appena fatta. Le loro braccia sono tese, i loro corpi sono distanziati di qualche metro e fanno dei movimenti appena percettibili. Come una danza.

Gino comincia a scandire il tempo nella sua mente e si accorge a poco a poco che i due stanno davvero accennando dei passi di un ballo a lui sconosciuto, passi che si ripetono a intermittenza.

L’uomo fa un piccolo movimento, la donna lo imita, poi lui si sposta verso di lei e la cinge con un braccio, lei fa un casquè ma solo con la testa. Quindi lui ritorna al suo posto e la danza riprende da capo.

Gino si sente un po’ in imbarazzo: dovrebbe volgere il suo sguardo altrove? Sta forse violando il desiderio di quei due di non farsi notare? Eppure vorrebbe che si muovessero di più, che gli mostrassero i passi per intero. Nella sua testa ha iniziato a sentire anche la musica che li accompagna.

All’improvviso si rende conto che i suoi occhi sono diventati lucidi. Se li strofina con i pugni e finge di guardare da un’altra parte.

Ma i due signori, sentendosi osservati, hanno già smesso di danzare e ora sono seduti sulla panchina, che è rivolta nella sua direzione. Continuano a tenersi la mano.

Gino si alza e inizia a chiamare il suo cane, che nel frattempo se n’è andato chissà dove.

Il cane arriva di corsa, scodinzolando e con le orecchie che fanno su e giù ad ogni balzo. Sembra contento.

Si ferma davanti a lui e lo guarda negli occhi. Gino gli mette il guinzaglio.

“È ora di andare.” gli dice, e gli spettina dolcemente il pelo sulla testa.

Il cane si lascia carezzare e infila il muso sotto la sua mano facendo una leggera pressione.

Lentamente, si incamminano verso casa.

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