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Pretty Nice Girl – XI – Fratello squalo, sorella…

di Michela Villani

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La mattina dopo mi sveglio all’alba, come al solito, con un terribile cerchio alla testa. Matt, dall’altro lato del letto russa con tutte le coperte arrotolate intorno alle gambe. Se non fossi stata così ubriaca, ieri sera, stanotte non avrei chiuso occhio. Scivolo fuori dal letto e raggiungo il divano con il telefono in mano. Ok, è solo una telefonata, devo soltanto chiamare e avvisare che, siccome c’è mio fratello in città, mi prendo un giorno per stare un po’ con lui.

Ok, adesso chiamo.

Quanto detesto fare queste cose…

Compongo il numero: “Sì?” Ho un moto di disgusto, sono solo le otto meno dieci di mattina, come fa quest’uomo ad essere già così…pimpante?

“Robert?” Ho una voce da oltretomba…avrei dovuto fare dei gargarismi.

“Ophelia? Che ti è successo stamattina, un’altra voragine?”

Mantieni la calma, mantieni la calma, in fondo si tratta solo di un giorno e questo è solo uno stupido stage!

No, non ce la faccio.

“Ehm…Robert –tosse simulata – stamattina non mi sento molto bene. Non ho dormito e…credo di avere la febbre…”

Uno sbuffo plateale arriva dall’altro capo della cornetta: lo sapevo, non ce l’ho fatta.

 

Quando io e Matt ci alziamo sul serio, è quasi mezzogiorno. Il mio mal di testa è parecchio migliorato (potere del sonno!) e Matt sembra piuttosto in forma, nonostante i litri di tequila che è riuscito ad ingurgitare ieri sera.

“Ma ce l’avete l’acqua nel tuo college?” Lo guardo di sbieco mentre beviamo il caffè, io un espresso doppio, lui una tazzona languida di quello solubile.

Lui sorride e si spalma un generoso strato di marmellata su una fetta di pane tostato: “L’acqua la abbiamo ma ci nuotano i pesci da noi.” Poi ride. “Mi hai preso per un alcolizzato?! Sei tu che sei un catorcio: ieri con due cocktail già davi i numeri.”

Dà una sorsata al bibitone.

“Che facciamo oggi?”

“Potremmo girellare in centro, così ti scegli un regalo per Natale!” Quello dell’anno scorso ho dovuto darglielo ad aprile. Ed era un maglione di lana comprato in Svezia durante il mio periodo di ricerca per la tesi.

“Fico, ci sto: ho giusto bisogno di un po’ di cose” Sorride mostrando tutto quello che ha in bocca.

“Che schifo, Matt! E comunque, non ti allargare…sono pur sempre una misera stagista.” Sbocconcello la mia fetta di pane tostato. “Mamma e papà sapevano che aresti arrivato?”

“Sì, li ho chiamati martedì ma loro mi aspettano per domani. Anzi, dovevo avvisarti che domani siamo a pranzo da loro…tu dovevi venirmi a prendere all’aeroporto ma io ho preso un taxi. Magnanimo, no?” E via con la terza fetta di pane imburrato.

“Ok. Non ti abbuffare, stavo pensando che potremmo mangiare alla Cantina già che siamo in centro…”

“Grande sorella, che ideona! Comunque, non preoccuparti: in questo stomaco c’è posto per tanto amore…e poi, io ieri sera non ho praticamente cenato.”

Ci vestiamo e usciamo.

La Cantina è un ristorantino seminascosto in un vicolo lurido ma dentro è un amore e si mangia benissimo. Di solito è gremito, anche in mezzo alla settimana ma rimediamo un tavolo nella sala piccola.

“Allora, chi è il tuo nuovo fidanzato?”

“Cos…?! – mi strozzo con l’acqua che sto bevendo – Ma chi ti ha detto che ho un nuovo fidanzato…”

“Dai, non sono mica stupido, vuota il sacco: raccontarsi certe cose via telefonate intercontinentali costa troppo…Chi è il fortunato?”

“Mmmmm, ok, si chiama Colin, ha 34 anni e fa l’avvocato. Ed è un ragazzo…” Cerco l’aggettivo giusto. “Incredibile” Concludo.

“Wow, un avvocato e pure vecchio…ti sei trovata un tipo serio!” Scherza Matt.

“Non è vecchio, ti prego! E poi non è affatto serio…cioè, è serissimo ma è anche pieno di fantasia, di idee e di talento. E comunque, non è il mio fidanzato, anzi, lo conosco da pochissimo e ora è pure partito.”

“È tornato a Disneyland?”

“Quanto sei scemo, è andato a New York per lavoro, hanno un grosso cliente, pare”

“Non mi piacciono gli avvocati che hanno grossi clienti a New York, perché di solito i grossi clienti americani sono tutta gente che meriterebbe di essere condannata per qualcosa, piuttosto che difesa…”

“Bell’atteggiamento liberale, tovarish…”

“Vabbè, non voglio essere drastico, comunque mi hai capito. Però, aspetterò di vedere questo tuo meraviglioso, sensibilissimo non fidanzato prima di fare il fratello geloso. Per il momento, brindiamo!” E alza il bicchiere pieno di soda.

“Brindiamo con l’acqua tonica?”

“Alla maniera degli alcolisti anonimi, raggio di sole!” E ride.

Ci arrivano due ingombranti fornelli per le fondute, io attacco subito quella di formaggio.

“Bene, io ti ho parlato della mia novità numero uno, adesso tocca a te: cos’ è questo clamoroso progetto a cui verrai coinvolto?”

Matt, si fa improvvisamente serio, infila in bocca un enorme pezzo di filetto ancora sfrigolante e lo mastica con calma. Poi, posa la forchettina, beve un sorso di soda e mi guarda con l’aria di uno che non scherza per niente.

“Trish, è la cosa più importante che mi sia capitata per le mani. In tutta-la-vita.” Conclude.

“Oddio, non farmi preoccupare…”

“Sai che a giugno dovrei laurearmi e sai che ero alla disperata ricerca di un progetto adeguato per la tesi. Ho rifiutato un paio di buone proposte che mi sono arrivate da ottimi professori perché si trattava di roba ordinaria, progetti sicuri, in cui i risultati delle ricerche sono noti quasi prima che la ricerca abbia inizio. Avevo in mente qualcosa di grosso, qualcosa che mi permettesse di proporre la mia candidatura per un dottorato, dopo…” Mentre Matt parla sento un leggero moto di invidia, benevola però: avessi avuto io la sua energia, la sua sicurezza, il suo coraggio, oggi sarei lontana anni luce dalla Global e da Robert.

“Il mese scorso, a un seminario sul cambiamento della fauna oceanica nelle comunità del pacifico tropicale, ho finalmente incontrato il mio uomo…”

“Oddio, Matt, non fare scherzi…” Ma mio fratello rimane serio.

“Ho incontrato il Professor Grant Herbert Finegan, un ricercatore puro, uno studioso d’assalto, uno che le cose le va a cercare veramente, non come quelli che si limitano a far sbirciare qualche vetrino ai loro assistenti, perché sono troppo occupati a correre da un convegno all’altro.”

“Piano, fammi capire: chi è questo Finnigan e che cosa ti ha proposto”

“Finegan. Non mi ha proposto niente…almeno durante il seminario, ma io lì ho capito che era con lui che volevo preparare la tesi. Solo che lui non tiene corsi alla Rosentiel, così ho dovuto mettere in atto un’articolata strategia di attacco per fargli arrivare la mia candidatura e per essere sicuro che la valutasse con attenzione, nonostante io sia solo un novellino e lui un vero squalo.”

“E cioè, cosa avresti fatto?”

“Beh, prima ho fatto il giro di tutti i miei docenti, almeno di quelli che mi hanno dato i voti più alti agli esami di fine corso per raccogliere delle lettere di raccomandazione, poi ho messo in piedi una piccola ricerca sulla sua vita privata, tanto per capire come colpirlo…”

“Ai limiti della legalità!” Sorrido.

“Già…però, devo confessarti che tutti i mie sforzi non hanno avuto successo, perché Finegan è inavvicinabile ed è circondato da tirapiedi che credono di essere il dio Nettuno.”

“E allora?”

“Beh, ti ricordi il signor Fitzpatrick?”

Faccio un verso strano, di totale non comprensione, poi mi ricordo.

“Ma chi, quel vecchio psicopatico a cui hai ridipinto la casa per l’equivalente in denaro di un toast al formaggio?”

“Esatto, proprio lui. A quanto pare il buon vecchio Fitzpatrick ha fatto la guerra con il padre del professor Finnegan…”

“E questo l’hai scoperto frugandogli nell’immondizia?”

“Più o meno, però, a quel punto era fatta. Ho fatto in modo che il vecchio passasse a Finegan il mio malloppo di raccomandazioni, oltre al mio curriculum accademico ed un mio elaborato in cui descrivevo la mia strategia per avvicinarlo attraverso un parallelo con i metodi di caccia di un certo pesce che a lui sta particolarmente a cuore.”

“Il nasello?”

“Il mako dalle pinne corte”

“Aspetta un attimo, il mako non è uno squalo voracissimo?” Essere cresciuta con un fratello fissato per il mare ha lasciato qualche remota nozione perfino in me.

“Proprio così, è uno dei pesci più veloci esistenti in natura, ed è qui che viene il bello…”

“Matt, che razza di progetto ti sei andato a pescare per la tesi?” Comincio ad essere un po’agitata ma ridacchio per il mio gioco di parole: pescare il progetto dei pesci…devo essere ancora un po’ brilla.

“Mia cara Phi, hai davanti a te, l’ultimo strepitoso acquisto del team di Grant H.Finegan per il progetto PEW MAS. Si pronuncia piuma…”

“E sarebbe?” Lo interrompo bruscamente.

“Sarebbe un progetto che si pone come obiettivo quello di proteggere i grandi squali nel loro ecosistema.” Risponde Matt, tutto d’un fiato.

L’unica interferenza al silenzio che scende sul nostro tavolo è lo sfrigolio dell’olio nel tegame della sua bourguignonne.

Lo sapevo, sapevo che Matt prima o poi si sarebbe infilato in qualcosa di veramente, fisicamente pericoloso. È sempre stato uno scavezzacollo, un impulsivo, un irresponsabile, diciamolo. Per questo, per risparmiarsi continue estenuanti discussioni con l’obiettivo di dissuaderlo da qualche assurdo progetto, che mia nonna ha smesso di parlargli cinque anni fa. Già da piccolo, dava segni di squilibrio: quando tutti i suoi amici giocavano con i robot lui passava i pomeriggi, d’estate, acquattato in uno stagno a fare sedute di osservazione di lumache e girini. La sera tornava a casa coperto di fango e una volta mio padre dovette staccargli dal polpaccio una grossa sanguisuga. Gli rimase un ferita disgustosa, io avevo 11 anni e credo di non essermi mai ripresa dalla repellente visione di questa cosa nera e viscida che si teneva saldamente attaccata alla gamba di mio fratello, in lacrime.

“Hai deciso di cacciarti in qualche guaio serio?” Esordisco, poi, con voce esasperata “Oh, Matt, si può sapere perché? Perché?! Sei un ragazzo intelligente, brillante, da quando siamo piccoli hai sempre fatto quello che volevi, hai sempre potuto scegliere per conto tuo…Si può sapere perché non puoi decidere di iniziare qualcosa di normale, una volta tanto, perché se non è un progetto estremo e pericoloso non va bene?! Perché se una cosa non è difficilissima e piena di insidie per te non va bene?!”

“Phi, non ti rendi conto…”

“No, sei tu che non capisci! Devi per forza dimostrare di essere il migliore, non puoi mai fare qualcosa che sembri anche vagamente ordinario, no! Tu sei sempre quello più speciale! E non ti rendi conto di quanto le tue scelte siano difficili, per gli altri, da accettare.

Tu te ne freghi, tu te ne vai in Africa per sei mesi e a mala pena ci avverti, sparisci per intere stagioni in cui non ti si riesce nemmeno a parlare perché non sei mai dove dovresti essere e quando uno ti cerca non riesce a trovarti…Porca miseria, hai 23 anni, 23, capisci?! Cos’è tutta questa fretta che hai di restarci secco?!” Ecco, ho esagerato, e mi sento un groppo in gola. È che siamo sempre tutti un po’ apprensivi con mio fratello e ora pensarlo di nuovo così lontano a giocherellare con gli squali in qualche sperduta base di ricerca nell’Atlantico…E poi sono sicura che farà qualcosa di troppo rischioso per mettersi in mostra, per farsi notare da questo Grant Finnigan o come si chiama…

Lui rimane un po’ in silenzio e sembra turbato. Poi mi prende la mano e la trattiene quando io cerco di strappargliela.

“Phi, io non prendo le mie decisioni come se fossi il concorrente di un gioco di Discovery Channel.” Respira profondamente.

“Tu, la mamma, il papà, la nonna…avete sempre pensato che facessi le cose per mettermi in mostra, per sfidare il pericolo, ma non è così. Ho sempre scelto dopo aver riflettuto a lungo e se nella mia vita ho fatto cose che alle altre persone sembrano anormali e inaccettabili, io credo di non aver mai corso pericoli inutili. Non ho mai sottovalutato la gravità delle situazioni in cui mi trovavo e non mi sono mai preso un rischio senza prima valutarlo approfonditamente. Io amo la vita ed è proprio per questo che non voglio rinunciare a niente: so quali sono i miei limiti e non ho mai pensato neanche lontanamente di superarli facendo qualcosa di stupido solo per divertimento. Ma io devo fare quello che mi sento di fare, devo andare a studiare a Miami se so che lì c’è il miglior College per studiare Biologia Marina, devo andare in Africa con Denise se sento che il mio dovere, in quel momento, è impegnarmi in un progetto umanitario e devo unirmi al team di Grant Finegan se so che è con lui che voglio laurearmi e provare il dottorato.

E, per quanto voglia bene a te, alla nonna e agli altri, non posso permettermi di decidere in base ai vostri desideri perché lo rimpiangerei e poi finirei con l’odiarvi.”

Mentre mio fratello parla, mi scendono un paio di lacrime, un po’ per l’agitazione, un po’ perché sono preoccupata e un po’ perché ascoltandolo pronunciare queste frasi capisco che ha ragione e che proprio la mia poca forza di carattere, proprio la mia codardia nell’aver agito seguendo consigli e suggerimenti altrui anche quando il mio cuore mi chiedeva di fare altro, mi rendono infelice oggi.

E se il mio cuore, invece di gridare come fa quello di mio fratello, sussurrava, io avrei dovuto ascoltarlo con più attenzione e assumermi dei rischi, rischiando anche di non farcela ma almeno avrei scelto e oggi, forse, avrei meno dubbi su chi sono in realtà.

Il tragitto verso casa è piuttosto silenzioso. Matt sembra calmo e sereno e io non mi sento proprio all’altezza di imporgli come vivere la sua vita. Sono un po’ depressa, come mi capita di essere tutte le volte che rifletto sulla mia situazione. È chiaro che non ho nessuna intenzione di rovinare queste poche ore che posso trascorrere insieme a mio fratello per uno stupido attacco di coscienza, quindi cerco di recuperare la conversazione.

“Domani allora si va da mamma e papà…dovrai parlare anche con loro.”

“Lo so, però adesso non mi va molto di pensarci. Piuttosto, che si fa stasera? Dove ce ne andiamo?”

“Mah, non saprei…possiamo sentire le ragazze e magari organizzo una cena a casa” Gli sorrido “Sai, in tuo onore…”

“Wow, ci sto: mi piace che si organizzino delle serate mondane in mio onore, fa molto Tolstoij! Chi invitiamo?”

“Mmmm, beh di sicuro le ragazze e poi Emma. Zoe, col fatto che è venerdì, porterà Will. Poi dovremmo dirlo a Bradley che verrà con la sua nuova fidanzata …” All’improvviso ho un flash: sabato scorso i due piccioncini non mi avevano invitato ad un’uscita con il fratello di Penelope? Il modello super fusto e caliente?

“Ho idea che ci toccherà invitare anche il fratello di Penelope…”. Biascico tra me.

“Cosa?”

“No, niente. Andiamo a casa che facciamo un po’ di telefonate.”

“E dopo cena si va a ballare?”

“Poi vediamo…”

“Eddai…eddai Ophelish…per il tuo fratelluccio adorato”

“Poi vediamo, Matt, abbiamo ballato ieri sera, no?” Non sono una fan della discoteca ma so già che finirò col cedere.

“Sono molto curioso di rivedere Bradley…” Ridacchia Matt.

“Non mi farai il fratello geloso, di nuovo?!”

“Ma ti pare?! È solo che dopo quello che hanno detto ieri Zoe e Rebecca sono…curioso.”

“Non dovresti dare troppo peso a quello che dicono Becky e Zoe…”

“Questo, se permetti, preferisco giudicarlo da solo. Ora andiamo, sennò per stasera faranno tutti in tempo a prendere un altro impegno!” E così dicendo, mi prende a braccetto e mi trascina lungo il viale.

 

Photo by Silas Hao on Unsplash

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