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di Andrea Ion Scotta

Pubblicato il

Indietro, illustrazione di Giulia Repetto

Indietro, illustrazione di Giulia Repetto

Salirono in macchina lasciandosi alle spalle la stazione ferroviaria. <<Questa maledetta pioggia>> sbuffò il passeggero.

<<Stai bene?>> gli occhi del guidatore erano fissi sulla strada, le nocche sbiancate sotto la stretta del volante. <<Mai stato meglio>>. La voce calda del guidatore diede vita alla conversazione. <<Insomma>> riprese il passeggero pulendosi gli occhiali <<mi scrivi una e-mail dopo mesi, forse l’ultima volta era Natale, e chiedi di incontrarmi.>> I lampione concedevano qualche istante per definire i tratti tesi del conducente, i suoi i capelli corvino, spruzzati d’argento qua e là.

<<Sicuro di star bene?>> questa volta gli sguardi si incrociarono, mescolandosi di verde e d’azzurro. <<Renato, ti ho detto di si! Tu piuttosto, ti vedo in gran forma! Quanti anni hai ora? Cento, centodue?>> risero, coprendo la freccia che entusiasta ticchettava insieme alla pioggia. <<Qui non dovremmo avere problemi.>> disse il guidatore, tirando il freno a mano. Quel temporale aveva costretto le persone a casa, nemmeno i più impavidi facevano jogging sul litorale genovese. Le cinture tornarono al loro posto liberando i due uomini. Renato frugò nella tasca del suo impermeabile, <<Ah! Il tabacco è zuppo, infumabile>> disse tastando l’umido contenuto della pipa.

Con la praticità dell’abitudine, una sigaretta scattò dal pacchetto morbido del guidatore. <<Ti ricordi come si fumano?>> Renato afferrò la Lucky Strike, abbozzando un sorriso sotto folti baffi grigi. Con il fumo che gli percorreva il viso, il guidatore aprì lo zaino<<Che stai facendo?>> domandò tossendo Renato <<Ora ricordo perchè ho smesso con le bionde.>>

<<Il motivo per cui sei qui.>> rispose il guidatore mostrandogli il suo smartphone. Renato lo guardò perplesso, tendendo la mano verso di lui. <<Grazie figliolo, ma il mio compleanno è tra un paio di mesi, anche se questo tempo non mi ricorda agosto>> L’autista sorrise scuotendo la testa. <<Ho una registrazione da farti ascoltare. Tu hai portato quello che ti ho chiesto?>> Renato annuì, facendo crepitare la sigaretta. A quel cenno, la registrazione partì.

<<Stefano, mi dispiace per il comportamento dei miei ragazzi>> Renato fissò il guidatore riconoscendo la sua voce <<ma volevi ucciderli perchè stavano impedendo che ti impiccassi.>> Lo smartphone tacque, solo la pioggia riempiva il silenzio nella macchina. <<Stefano>> proseguì con voce calma il guidatore. <<Perchè hai ucciso quell’uomo?>> Una sedia urlo sfregata sul pavimento. <<Quel maiale>> gridò Stefano. <<mi ha portato via da mia madre con quelle sudice mani. Siete riusciti a trovarle?>> una risata sommessa finì la frase, facendo alzare la  pelle sotto la camicia di Renato. <<Oh dovevi esserci ad assaporare quella meraviglia, perchè io e te non siamo così diversi non è vero?>> i secondi passarono pesanti, come se i due nella registrazione si scavassero l’uno negli occhi dell’altro. Ma Stefano a riprese a parlare << Non avevo ancora iniziato a tagliare che quel verme si era pisciato addosso>> con uno sforzo trattenne la risata. <<Il coltello poi è entrato, oh si. La lama ha attraversato piano quei grassi polsi suini, fino all’osso. Un vero orgasmo sentire la mano sbattere al suolo ed il sangue schizzare sul terreno>>La voce del guidatore sovrastò la risata. <<Mirco Romualdi, assistente sociale>>. Un colpo sordo fece saltare i due in macchina. <<Non pronunciare quel nome o ti strappo la lingua!>> ansimò la voce, scurendosi all’improvviso. Un sospiro prima di riprendere. <<Abbiamo il movente, la tua confessione..>> un accedino s’animò. <<Qualcosa però non mi quadra.>> uno sbuffo prolungato. <<Hai aspettato un mese per ucciderlo dalla tua fuga dalla comunità, perchè?>> Di nuovo una risata. <<Scappato? Io sono..sono stato..Lui..>> un respiro frenetico scandiva il tempo. <<Sei stato cosa, Stefano?>> incalzò il guidatore. <<Fallo smettere>>sussurrò Stefano. <<Smettere cosa Stefano? Cosa stavi dicendo? Chi è Lui?>> Colpi sordi sembravano uscire dallo smartphone.<<Basta, ho detto!>> La sedia cadde accompagnata da parole sconosciute invocate da Stefano. <<Ragazzi, ehi! Portatelo di là subito!>> Un urlo disumano interruppe la registrazione. Un silenzio sordo abitava l’auto, impedendo a Renato di accorgersi che un’ombra era in attesa, fuori dalla macchina.

Nocche batterono sul finestrino, strattonando i due di nuovo nella realtà. Renato abbassò il vetro, la gocce gli rimbalzarono sul viso rigandogli gli occhiali. Una torcia illuminò l’interno dell’abitacolo. <<Abbassi la torcia agente.>> disse Renato <<ho la cataratta.>> Il poliziotto circumnavigò l’auto illuminandola, ma la corsa della torcia terminò sugli occhi di ghiaccio del guidatore.  Anche lui fece entrare la pioggia nell’abitacolo.<<senza convenevoli eh?>> attaccò l’agente. <<Incontrarsi in un bar era troppo normale? Cosa state facendo in macchina? Patente e libretto.>> Le dita del guidatore abbassarono la torcia deviandone la luce<<Senta>> disse fermo il guidatore <<Faccia come ha detto lui.>> la pioggia indisturbata cadeva leggera sulla macchina. <<We! Statte accorte cap ‘e cazz. Non toccare, non mi dare modo di reagire a violenza o minaccia a un pubblico ufficiale.>> sbraitò il poliziotto, scoprendo la pistola dalla cerata. Il guidatore distolse lo sguardo, facendo scomparire la mano in tasca. Ne fuoriuscì un tesserino che passò sotto agli occhi dell’agente, come per ipnotizzarlo. <<Isp..ispettore Bruno Levante.>> balbettò l’agente. <<No, signore, io.. scusate, io sono nuovo..io sono..>> ma Bruno troncò le scuse. <<Un poliziotto, ancora per stasera>>. La maschera da bullo cadde dal volto dell’agente, scoprendo il viso di un bambino sgridato per aver rubato delle caramelle <<Figliolo, dai retta a me.>> disse Renato. <<Vai.>> Bofonchiando scuse, l’agente si congedò.

<<Ispettore Levante. Qualche tempo fa non eri altro che un moccioso come lui. Ora invece inizi a farti riconoscere.>> un accenno di fossette comparvero dal viso sciupato di Bruno <<Ho avuto la fortuna di essere cresciuto da colui che ha sbattuto dentro il capo di Aurora, vendita di essere umani SPA. Così la chiamavi vero Re?>> Renato abbassò il finestrino, lanciando fuori il mozzicone. <<Vecchi tempi. Ora sei tu quello sul pezzo, ma che rispolvera un cariatide per un consulto.>> L’ilarità e i ricordi vorticarono fuori dall’auto.

<<Esatto. I miei hanno trovato tre sere fa il ragazzo scomparso dopo una segnalazione.>> Renato annuì<<Stefano Bondicelli, si.>> continuò. <<Lo hanno sorpreso che cercava di impiccarsi sopra ad un cadavere dissanguato. L’assistente sociale non aveva più le mani.>> Renato inarcò un sopracciglio, passandosi la mano sui baffi. << Ha confessato subito l’omicidio>> proseguì Bruno. Un’altra Lucky <<Vuoi?>> in automatico Renato la afferrò.

<<Hanno ritrovato anche un cellulare, stiamo cercando di capire a chi appartiene.>> l’accendino concesse una pausa. <<Dopo l’interrogatorio avete più parlato con il ragazzo?>> chiese Renato. Bruno non rispose, teneva lo sguardo fisso sul suo cellulare. <<Mi rispondi Bru?>> disse spazientito Renato. <<È morto Re.>> L’incredulità  il fumo e le parole nella sua bocca. << Lo abbiamo trovato qualche ora dopo l’interrogatorio. Lo avevamo messo in una stanza provvisoriamente per farlo calmare. Stavamo pensando su come comportarci quando è successo.>> Renato sospirò<<Gesù. E quali sono le cause del decesso? Non mi dirai che mi hai chiamato per coprire l’omicidio di uno dei tuoi!>> Nel vedere Renato così imbufalito sorrise, ma senza vera felicità. <<Non lo farei mai, mi conosci. Si è staccato la lingua con i denti. Nessun lamento. E quando lo abbiamo scoperto..>> Passò lo smartphone a Renato. <<Vedrò con i tuoi occhi. Ma questo..>>

<<Si, lo ha scritto con il suo sangue.>> finì Bruno. <<Questo è un bel casino>> disse Renato tirando dalla sigaretta, mentre la mano libera tamburellava sul cruscotto. <<Se stai pensando ai media, per ora è tutto tacere.>> incalzò l’ispettore. <<Ascoltami Bruno, sei caparbio e non ti tiri mai indietro, ma sei sicuro che questa volta non ti mancherà il fiato, una volta iniziata la salita?>> Lo sguardo di Renato non si posava più su un ispettore di polizia, ma su un ragazzo pieno di speranze. Buono, troppo buono <<Re, lo sai che le salite le prendo sempre di corsa>> ma con il fuoco negli occhi.

<<Sei sempre il solito. Dammene un’altra>> Bruno però continuò serio. << Hai trovato qualcosa su Bondicelli?>> Renato  diede vita alla fiamma. <<Pivello>> Il contenuto della sua ventiquattrore passò a Bruno. <<qua c’è tutto quello che si può trovare sul ragazzo. Troverai curioso il fatto che non è scappato dalla comunità, ma lo hanno portato via con un trattamento sanitario obbligatorio.>> Bruno smise di leggere <<Cosa? Un TSO? Ma l’educatore aveva denunciato la scomparsa. Fuggì dalla comunità.>> Renato lo guardò da sopra gli occhiali. <<Ragazzo, le persone mentono. Il perchè lo dovrai scoprire. Il mio informatore ha rischiato grosso, ma il suo TSO non è registrato in nessun ospedale. Pare che un paio di nostri colleghi fossero di scorta agli infermieri. Nessun nome.>> L’ispettore divorò la relazione. <<Sembra meditato, ma perchè tutto questo disturbo per un ragazzo di una comunità?>>

<<Bruno, non sai che matassa verrà fuori tirando questo filo>> L’ispettore sbatté il fascicolo sul volante. <<Non sono diventato un poliziotto per far finta di niente. Devo fare luce.>>

<<Dentro di te, caro.>> Non ti si addice questo fare paterno, Renato tagliaferro, pensò Bruno <<Sei testardo, non puoi fermare il vento, al massimo puoi solo fargli perdere tempo ragazzo.>> I due si guardarono per qualche istante, assaporando il silenzio lasciato dalla pioggia. <<Hai ragione Re, ma un vecchiaccio una volta mi disse che se le procedure e la burocrazia non instrada, bisogna trovare atri modi per fare giustizia.>>

Renato sorrise. <<Niente protocollo?>>

Bruno scosse la testa. <<Niente protocollo.>>

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