Storie

La Volpe (e il Gatto)

di Marianna Vitale

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Ci credete voi, alla storia come ve l’hanno sempre raccontata, della Volpe e del Gatto come due ladruncoli da quattro soldi (o cinque monete d’oro, per la precisione)?

Ebbene, io vi dico: c’è dell’altro.

Come faccio a saperlo? Ma perché io sono La Volpe.

E vi posso garantire che non sono sempre stata un’imbrogliona, anzi sono nata in una famiglia più che rispettabile.

Mia madre, Signora Volpona, era un’abile sarta e nella sua bottega cuciva abiti su misura per cani e gatti di tutte le razze (qualche volta addirittura per qualche tasso). Mio padre, il Colonnello Volpaccio, era una volpe d’onore: aveva ricevuto la medaglia al valore per i successi riscontrati in battaglia.

Perciò, come avrete ormai capito, sono cresciuta con saldi principi, vestiti ben cuciti e una buona istruzione. Ero stimata e rispettata da tutti e dunque avevo un sacco di amici.

Finché uno sventurato giorno accadde che mio padre sbagliò una manovra durante un’importantissima battaglia (non chiedetemi quale guerra fosse, non ricordo, ma da qualche parte c’è sempre una guerra per cui combattere) e gli tolsero la medaglia con tutti gli onori.

La mia famiglia cadde in disgrazia, innanzitutto perché mio padre aveva perso il lavoro, e poi perché gli altri animali cominciarono ad evitarci. Di conseguenza anche mia madre rimase senza clienti ed io senza amici. L’unico che non mi abbandonò fu Gatto: anche lui proveniva da una famiglia sciagurata e perciò capiva i miei problemi.

Decidemmo di partire insieme in cerca di fortuna.

Fu durante uno dei nostri viaggi che incontrammo quel burattino, tanto simpatico quanto ingenuo, che tutti voi conoscerete sotto il nome di Pinocchio. Inizialmente non volevamo truffarlo, ma sfruttare le sue abilità di burattino senza fili per guadagnare due soldi, che poi avremmo portato alle nostre povere famiglie.

Ma quel Pinocchio era veramente testardo e non sapeva fare nulla perché, come saprete, non era mai andato a scuola e nemmeno a lavorare. Eppure, non si sa come, era riuscito a guadagnare cinque monete d’oro zecchino. Non restava che rubargliele.

Sì, lo so, lo so, è sbagliato, ma in quel momento ci sembrava l’unica scelta possibile. Ci siamo lasciati prendere un po’ la mano (o la zampa, per la precisione), ecco tutto. Però, sotto sotto, non siamo cattivi. Vaglielo a spiegare, ai Carabinieri… Quando ci hanno fermato con le monete ci hanno sbattuto in galera. Non hanno compreso la gravità della situazione, in fondo è stato solo un grosso equivoco.

Noi abbiamo scontato la nostra pena in prigione e tutti i soldi sono andati perduti.

Quando ne siamo usciti abbiamo deciso di tornare a casa, perché ormai erano passati diversi anni. Ma la strada era lunga e tortuosa, e noi eravamo a piedi.

Ci impiegammo nove mesi, come un bambino che deve nascere, e allo stesso modo nacque anche l’idea. Avevamo viaggiato tanto e visto tante cose, avevamo del materiale per uno spettacolo con i fiocchi. E non uno spettacolo qualsiasi, ma un vero e proprio musical.

Lungo il tragitto ideammo la trama ed io, che ero il più istruito, scrissi la sceneggiatura. Quando finalmente arrivammo a casa, descrivemmo l’idea ai nostri genitori: era fatta. Mia madre cucì i costumi, il padre di Gatto, il Signor Baffoni, un vecchio impresario teatrale che non era mai riuscito a sfondare nel mondo dello spettacolo, ci fornì il cast di attori, una compagnia di improbabili soggetti che noi istruimmo a dovere.

La prima rappresentazione fu un successo ed iniziarono a chiamarci da tutte le parti del mondo per mettere in scena la nostra storia. Dopo un primo tour internazionale progettammo altri spettacoli, che non vendettero neanche un biglietto. Ma ormai eravamo diventati ricchi e non abbiamo mai più dovuto rubare neanche una caramella a un bambino.

Perciò, come potete verificare voi stessi, non siamo ladri … siamo solo artisti.

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