Storie

Un pezzo di vita

di Marianna Vitale

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Ogni tanto si incontrano ancora giovani educati, pensa l’anziano signore seduto nella carrozza di seconda classe, stipata di gente che fatica a muoversi.

Giovani educati come quel ragazzo, poco più che adolescente, che gli ha ceduto il suo posto ed ora è in piedi nel corridoio.

«È stato gentile» pensa, e lo dice anche ad alta voce. La ragazza mora seduta accanto a lui annuisce, sorridendo.

Ha un sorriso dolce, che lo incoraggia a parlare ancora, nonostante il chiacchiericcio tutto intorno copra in gran parte la sua voce. «Non tutti i giovani sono così gentili al giorno d’oggi.»

La ragazza annuisce ancora. Chissà se è davvero d’accordo, anche lei è piuttosto giovane.

«Ai miei tempi» continua lui «quando salivamo sull’autobus, se c’era una persona più anziana in piedi, ci alzavamo subito per lasciarle il posto. Era normale.»

La sua voce appare ovattata, l’uomo la ascolta come se appartenesse a qualcun altro, e si accorge di essere noioso. I soliti discorsi da vecchi …

«Lo sa dove sto andando?» tenta allora, cercando di suscitare un pizzico di curiosità nella sua interlocutrice.

Lei scuote il capo. «Dove?»

«A Rimini, a fare le cure termali.»

«Anche io sto andando a Rimini. Abito lì.» risponde la ragazza, e tanto basta a fargli capire che lo ascolterà ancora. Ha tanta voglia di parlare con qualcuno, è il secondo treno che prende, e ha già passato due ore a leggere il giornale.

«Sa, io sono nato a Rimini, anche se ora abito a Verona. A Verona c’è la famiglia di mia moglie.» Sorride, pensando a lei, e la ragazza sorride con lui.

«Stiamo insieme da quasi cinquant’anni. Ci siamo conosciuti proprio a Rimini, negli anni Cinquanta. I miei genitori avevano delle camere in affitto per i bagnanti, abitavamo vicini al centro, e c’era questa famiglia di Verona, che veniva tutti gli anni in vacanza …

Avevano una figlia, una bambina di dieci anni, che giocava spesso con me, anche se ne io ne avevo già quindici, di anni. Ogni estate ci rivedevamo e passavamo bei momenti insieme, ma chi avrebbe mai potuto prevedere che sarebbe diventata mia moglie?

Ci siamo rincontrati parecchi anni dopo, al matrimonio di mia sorella e abbiamo ritrovato subito lo spirito di quando eravamo bambini. Come se gli anni non fossero mai passati, ci siamo messi a chiacchierare, scherzare e ballare insieme. Lei mi disse che lavorava a Mestre, agli uffici dell’Enel, mentre io mi ero arruolato in Aeronautica e da poco ero stato trasferito ad Aviano, nel Friuli.

Così quella sera mi offrii di riaccompagnarla a casa, o meglio al convitto in cui alloggiava, con la mia FIAT 500. Per tutto il viaggio abbiamo parlato e parlato, e più parlavamo più ci accorgevano che eravamo fatti l’uno per l’altra.

Cominciammo a frequentarci, l’andavo a prendere la sera per fare un giro insieme o per mangiare una pizza, e poi la riaccompagnavo al convitto. Ben presto ci fidanzammo e fu una gioia per le nostre famiglie, che si conoscevano da tanti anni.»

L’uomo si asciuga una lacrima di commozione, senza preoccuparsi di nasconderla, e anche la ragazza al suo fianco ha gli occhi lucidi, contagiata dalla sua emozione, ma non dice nulla, si limita ad annuire perché vuole ascoltare il resto della storia.

«Dopo il matrimonio ci siamo trasferiti a Verona, dai suoi genitori. Abbiamo avuto qualche difficoltà ma alla fine siamo riusciti ad ottenere un posto di lavoro vicino a casa. Poi sono nati i nostri due figli, che benedizione!»

«E loro hanno avuto dei bambini?» chiede lei, curiosa di sapere se quell’uomo così romantico è diventato nonno.

Lui annuisce. «Il più grande ora è sposato e a sua volta ha due figli maschi di dieci e undici anni, il più piccolo invece … beh, il più piccolo ha sposato una ragazza cilena. Anche loro si sono conosciuti a Rimini, ed è stata un’amica di lui a presentargliela, un giorno lo chiama e gli dice: c’è qui una bella ragazza cilena, diplomata in danza classica, vieni a conoscerla! È così l’amore, sempre in agguato dietro l’angolo, e quel giorno toccò a mio figlio.

Dopo essersi sposati, i due però hanno deciso di andare a vivere in Cile. Per noi è stato un duro colpo, soprattutto per mia moglie, lei ha sofferto davvero molto per la lontananza.

Ma dopo alcuni anni ci hanno annunciato che sarebbero tornati in Italia! Il lavoro in Cile, dove avevano aperto un ristorante italiano, non andava granché bene e così hanno deciso di aprire una pizzeria al taglio a Verona. La moglie lo aiuta in negozio e dà lezioni di danza, continuando a seguire la sua grande passione. Hanno anche un bambino di quattro anni, un bambino così dolce, che si fa voler bene da tutti, quando mi vede mi salta al collo con una gioia …»

L’uomo è sempre più commosso, e la stazione di Rimini si sta avvicinando, ma non rinuncia a raccontare il finale della storia.

«Nel corso degli anni ho mantenuto la casa dei miei genitori a Rimini, ho liquidato la quota delle mie sorelle e ho ristrutturato tutte le stanze perché possano ospitare tutta la famiglia durante l’estate. È una casa carica di ricordi, la casa in cui sono cresciuto e in cui ho incontrato per la prima volta mia moglie. Ora andrò lì, a dormire, domani ho le cure termali …»

Si guarda intorno e si accorge di essere giunto a destinazione. Si accinge a scendere dal treno, ma prima rivolge un ultimo sguardo a quella ragazza a cui a regalato un pezzo della sua vita.

«L’ho annoiata un po’ con le mie storie, grazie per avermi ascoltato.»

«È una storia bellissima.» lo rassicura lei. «Grazie per averla condivisa con me.»

E mentre lui scende dal treno e lei si prepara per la sua fermata, sorride ancora al pensiero di quel racconto così emozionante. Penso che lo scriverò, dice fra sé e sé.

 

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