Storie

Gli abitanti del bar

di Marianna Vitale

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Questa mattina, come tutte le mattine, sono venuta al bar a fare colazione.

È un vizio che ho da un po’ di tempo, mi piace sorseggiare il mio caffè macchiato e mangiare una brioche con la crema appena sfornata.

Mi piace iniziare la giornata in un posto pieno di gente che mi conosce e che mi saluta col sorriso sulle labbra, ma soprattutto mi piace guardare di nascosto le persone, mentre fingo di leggere il giornale.

Prendo il mio bel quotidiano locale, lo sfoglio lentamente scorrendo i titoli principali e poi mi fermo, con le pagine aperte e gli articoli letti per metà, e rivolgo il mio sguardo più in alto e più lontano.

Fisso uno per uno i clienti del bar mentre svolgono le loro azioni abituali con naturalezza e intanto immagino le storie che si portano addosso. Mi chiedo da dove vengano o dove siano diretti, chi sia la persona al loro fianco, quale sia il loro lavoro e quale invece dovrebbe esserlo.

Stamattina, per esempio, c’è il solito ragazzino che ha marinato la scuola. Lo vedo spesso ultimamente. Lo zaino è leggero, quasi vuoto, questo significa che non aveva alcuna intenzione di andarci, quando è uscito di casa.

C’è il vecchio calzolaio in pensione, che guarda a tutti le scarpe per vedere se può dare qualche consiglio su come lucidarle. Prende sempre un latte caldo con la schiuma e prima di berlo si scalda le mani attorno alla tazza.

Poi c’è l’operaio che sta imbiancando il palazzo qua di fronte, ancora qualche giorno e forse avrà finito il lavoro, chissà se lo rivedrò ancora … E chissà, se ha qualcuno a casa che lo aspetta, la sera, con la cena pronta e un bacio da regalargli. Ha proprio l’aria di uno a cui non piace stare solo, cerca continuamente di instaurare una conversazione con la barista, che però è troppo impegnata a servire ai tavoli per seguire il filo del discorso e gli concede solo risposte evasive.

Lei è sempre la stessa, ogni mattina, ormai so abbastanza sul suo conto da aver perso un po’ d’interesse nel fantasticare. So che è single, che studia per diventare infermiera e che le piacciono gli animali.

So anche che il mese scorso è uscita con quel ragazzo laggiù, quello con i capelli rossi che veniva qui ogni mattina sperando di strapparle un sì, ma temo non sia andata troppo bene. Ora lui viene solo di rado e si siede dove non può incrociare il suo sguardo neanche per sbaglio.

Una volta alla settimana, e precisamente il giovedì, come oggi, c’è la signora che fa le pulizie nell’appartamento sopra al bar. È una bella donna con un accento poco marcato, sempre truccata e ben pettinata, che passa la maggior parte del tempo guardando lo schermo del suo cellulare. Mi piace pensare che aspetti un messaggio da qualcuno che le sta particolarmente a cuore e che quella persona ad un certo punto glielo mandi, così lei può cominciare il suo turno di lavoro con un sorriso.

C’è la signora che porta a spasso il cane, un volpino bianco – quello che piace alla barista – e che chiede sempre una ciotola anche per lui. Si siedono ad un tavolino all’esterno del bar e si dividono la brioche vuota.

C’è sempre qualche coppietta, mi piace guardarle senza interferire, su di loro c’è poco da pensare, è già tutto molto chiaro. Quelli di oggi sono così innamorati che a mala pena si accorgono di quanto succede intorno a loro.

Per esempio non si sono accorti dell’arrivo di quell’uomo così affascinante. Non l’avevo mai visto prima e devo ammettere che non riesco a smettere di guardarlo da quando ha messo piede nel bar. Di certo ha un aspetto gradevole, ma quello che più mi ha colpito è che non lascia trapelare nulla di sé e questo stuzzica ancora di più le mie fantasie. Devo pur avere qualche elemento a cui aggrapparmi. Penso che potrebbe essere un architetto, ha un aspetto così curato, o forse un artista.

Mentre cerco di sbirciare le sue dita, per vedere se ha la fede, mi ritrovo ad incrociare il suo sguardo, e per la prima volta dopo diversi minuti, devo tornare a leggere il mio giornale per non farmi scoprire. Giro anche la pagina per essere abbastanza convincente.

Quando mi sembra passato un intervallo di tempo ragionevole sollevo di nuovo gli occhi e do una sbirciatina ma scopro con mio grande disappunto che lui se n’è già andato. Noto però che ha lasciato un biglietto, oltre alla mancia, sul tavolo accanto alla sua tazzina vuota.

Aspetto paziente che la cameriera raccolga tutto e sono pronta a chiederle se lo conosce quando lei viene diretta verso di me, quasi come se mi avesse letto nel pensiero.

«Credo sia per lei» mi dice, porgendomi il biglietto da visita dello sconosciuto.

«Oh no, cara, ti sbagli … sarà per te.» la incoraggio con un gran sorriso, anche se so di essere arrossita un poco.

«Io sono convinta che sia per lei: quell’uomo non le ha mai staccato gli occhi di dosso.» mi sussurra in modo che solo io la possa udire.

La ringrazio farfugliando, prendo il biglietto e leggo.

 

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