Storie

Disincanto

di Marianna Vitale

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È da un po’ di tempo che, non appena mi addormento, faccio sempre lo stesso sogno. È come se mi ritrovassi in una vita nuova, diversa dalla mia, e vi restassi intrappolato fino al mio risveglio. Non è un sogno spiacevole, anzi spesso lo preferisco alla realtà, eppure ogni volta mi lascia una sensazione di inquietudine che è difficile scacciare. Ho preso appuntamento con uno psicologo, forse lui sarà in grado di spiegarmi la ragione di questo evento.

Sono un po’ in imbarazzo, quando mi chiede di sdraiarmi sul suo lettino, ma obbedisco. Inizialmente gli parlo di me: gli spiego che mi chiamo Alvaro, che sono impiegato in un ufficio comunale, che ho quarantacinque anni e sono scapolo. Lui prende nota e poi mi domanda quale sia il mio problema.

Allora gli racconto della prima volta che ho fatto quel sogno: era una serata piovosa ed io ero solo in casa. Avevo consumato in silenzio la mia cena, un pasto semplice, ed ero rimasto davanti alla televisione fino a tardi. Stavano trasmettendo un film giallo e così ho aspettato di vederne la fine, poi mi sono coricato. Saranno state le due, quando finalmente mi sono addormentato.

Da quel momento è cominciato tutto: sognavo di abitare in una vecchia casa di campagna, un po’ rustica, ma molto spaziosa, con un ampio giardino coltivato e un grosso cane da guardia. In realtà, spiego al mio interlocutore, ho paura dei cani fin da quando, da bambino, un pastore tedesco ha tentato di azzannarmi alla gola. Eppure non avevo alcun timore, anzi amavo molto quel cane, che mi teneva compagnia nelle giornate di lavoro. Ero io stesso a coltivare la terra e a vendere ciò che ne ricavavo, proprio io che, invece, soffro di una forte allergia alle graminacee.

A questo punto lo psicologo mi interrompe e, forse in cerca di qualche analogia, mi domanda se vivevo da solo anche nella finzione. Rispondo di sì, che a parte il cane non c’era nessuno con me.

Poi continuo, spiegando che, al mio risveglio, avevo attribuito la colpa di quelle stranezze alla stanchezza causatami dal lavoro, o al film giallo della sera precedente. Tuttavia, quella sessa notte, ero tornato nei panni del contadino, e il sogno era proseguito proprio da dove lo avevo lasciato, con l’unica differenza che nel frattempo era trascorsa un’intera nottata. Questa volta, però, non ero rimasto solo col mio cane, ma era venuto a trovarmi mio fratello, e mi aveva dato una mano a raccogliere la frutta sugli alberi.

Anticipando la domanda che lo psicologo sta per farmi, preciso che mio fratello corrispondeva in tutto e per tutto a quello reale. Lui pare interessato a questa informazione. Concludo dicendo che è da una settimana esatta che questo sogno si ripresenta puntuale e con le stesse modalità ogni volta che prendo sonno. Gli chiedo cosa ne pensi.

Lo psicologo rilegge i suoi appunti e riflette in silenzio, prima di espormi la sua teoria: a quanto emerge dalle mie descrizioni, sono insoddisfatto della mia vita attuale, perciò il mio subconscio ne ha creata una alternativa in cui potersi esprimere pienamente e che emerge ogni notte nel momento in cui non sono più padrone dei miei pensieri.

Questa spiegazione mi sembra esauriente, gli domando se ha in mente anche un rimedio per porre fine alla mia persecuzione. Mi suggerisce di trovarmi un passatempo, uno sport o un’attività qualsiasi che però mi appassioni sul serio, e mi dia qualche soddisfazione. La metafora dei frutti della terra, a parer suo, sta a simboleggiare proprio il fatto che nella realtà sento l’esigenza di vedere i frutti concreti delle mie fatiche, cosa che invece non avviene mai.

Forte di questa consapevolezza, e dopo aver ripetuto nuovamente il sogno, il giorno seguente mi iscrivo in palestra. È molto tempo che non faccio attività fisica, sono un po’ arrugginito, ma riesco a vincere l’imbarazzo iniziale e a trascorrere un paio d’ore piuttosto piacevoli. Mi sento soddisfatto, appagato delle mie capacità che, nonostante l’età, si rivelano ancora buone.

Quando torno a casa, mi preparo una cena leggera: voglio essere assolutamente sicuro che niente disturberà il mio sonno, questa sera. Vado a coricarmi verso le dieci, stanco per la faticosa giornata e mi addormento subito.

— ♦ —

È l’alba. Mi sveglia il canto di un gallo in lontananza. Mi alzo immediatamente dal letto, pronto ad affrontare una nuova giornata di lavoro: questa mattina devo recarmi al mercato a vendere i prodotti che ho raccolto i giorni scorsi, con l’aiuto di mio fratello. Garibaldi, il mio cane da guardia, mi viene incontro scodinzolando, e insieme facciamo colazione.

È buffo, rifletto, mi pare di aver sognato che andavo in palestra. Dev’essere un mio desiderio recondito, dal momento che io non posso più fare attività fisica da quando, tre anni fa, ho avuto quel maledetto incidente in cui mi sono rotto entrambe le ginocchia. È già un miracolo che possa continuare il mio lavoro.

Il furgone per il mercato è già carico e, dopo aver fatto salire a bordo anche Garibaldi, metto in moto. È una bella giornata e ho il presentimento che la vendita andrà bene. Sembra proprio la giornata ideale perché qualcosa di buono accada.

Infatti si avvicina alla mia bancarella la ragazza più graziosa che io abbia mai visto. Mi domanda il prezzo della frutta, e poi si presenta: si chiama Angela. Sento dentro di me un sentimento che avevo dimenticato da tempo, un’attrazione che non è solo fisica: in pochi minuti riesce a conquistarmi con il suo sorriso. Le dico che spero di rivederla e le lascio il mio biglietto da visita: nel caso in cui volesse visitare il mio casale, non deve far altro che telefonarmi. Lei risponde che verrà volentieri non appena troverà il tempo.

Sono felice quando torno a casa. Passo la serata accanto al fuoco del caminetto, con Garibaldi ai miei piedi, poi vado a dormire convinto di sognare il sorriso di Angela.

— ♦ —

Suona la sveglia e io mi alzo dal letto, ormai rassegnato ad ignorare il sogno che continua a perseguitarmi. Ripenso però alla ragazza che ho conosciuto al mercato e provo una strana voglia di rivederla, nonostante la consapevolezza che non è reale. Trascorro le solite otto ore seduto nel mio ufficio, senza che nulla di eccezionale accada. Eppure, sento che oggi non è un giorno come tutti gli altri, oggi è un giorno speciale.

Finito di lavorare vado in palestra , dove finalmente posso sfogare la mia frustrazione. E qui la vedo: è la ragazza più sensuale su cui abbia mai posato gli occhi, e sta venendo proprio verso di me. Si posiziona sul tapis roulant affianco al mio e rompe subito il ghiaccio presentandosi per prima. Rimango senza parole nell’udire che il suo nome è Angela e a malapena riesco a pronunciare il mio. Esteticamente non somiglia alla giovane conosciuta in sogno, ma la coincidenza è strabiliante. Sono esterrefatto.

Continuiamo a chiacchierare per tutta la durata dell’allenamento e scopriamo molte affinità. Così, senza pensarci troppo su, prima di uscire dalla palestra la invito a cena. Quasi come se stessi ancora sognando, Angela accetta e decidiamo di recarci in un ristorante a pochi metri da lì.

La serata trascorre in modo piacevolissimo, non mi sono mai sentito così: Angela è spiritosa, piena di vita, possiede tutte le qualità che in me si sono spente. È un piacere ascoltarla, ma anche confidarsi con lei. Le bastano poche ore per farmi perdere la testa.

A fine serata mi ringrazia e mi concede un bacio leggero e intrigante. Mi promette che ci rivedremo, ma non vuole lasciarmi il suo numero di telefono.

Quando vado a dormire ho ancora la sua immagine negli occhi. Sono sicuro che stanotte nulla riuscirà a portarmela via.

— ♦ —

Mi sveglio con una strana sensazione addosso: è come se di notte conducessi una seconda vita, in sogno. Ero convinto che avrei sognato la mia Angela, invece la donna che ho visto aveva in comune con lei soltanto il nome. Non era la fanciulla eterea che ho conosciuto ieri, ma è riuscita comunque a conquistarmi e avverto come il bisogno di conoscerla anche nella realtà.

Trascorro la mattinata nell’orto, come ogni giorno, e quando rientro in casa per pranzare sento squillare il telefono. È Angela. Dice che vorrebbe venire a trovarmi oggi stesso, dato che si è liberata dal lavoro prima del solito. Così colgo l’occasione per invitarla a cena, sono quasi sicuro che accetterà. E infatti acconsente.

Un paio d’ore dopo la vedo arrivare al casale, bella più di quanto riuscissi a ricordare. Le mostro tutta la mia vita: la casa, i campi, Garibaldi. Lei è entusiasta di ogni cosa, mostra un entusiasmo genuino che da tempo non vedevo più nelle persone. Soltanto standole accanto mi fa sentire più giovane e più vivo. Mi accorgo di aver bisogno di lei, sono stanco di stare solo con il mio cane.

Decido di farla innamorare, costi quel che costi voglio conquistarla come lei ha fatto con me. La cena che le ho preparato è solo un primo passo. Angela l’apprezza molto e sembra che apprezzi anche il mio modo di fare. A fine serata le mostro il cielo stellato, ma io non riesco a smettere di guardarla. Lei se ne accorge e mi regala un sorriso. Allora la bacio con un po’ di timidezza e lei non si ritrae.

Dopo un istante che pare interminabile siamo costretti a separarci.

— ♦ —

È da un po’ di tempo che ho smesso di farmi domande. Da che parte stia la realtà, e dove il sogno, ormai stento a capirlo. Ma amo la mia vita, anzi, le amo entrambe da quando Angela è al mio fianco. La verità non sta nella nostra mente, bensì in ciò a cui scegliamo di credere.

Perciò, naturalmente, ho smesso anche di frequentare psicologi.

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