Storie

Gli sposi promesssi (e poi mantenuti)

di Eleonora Cecchini

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Carlotta stava frugando nella scatola a fiori della zia. Adorava rovistare in quella scatola! Trovava sempre cose interessanti, come quella volta in cui aveva trovato una fototessera della nonna da giovane, con quell’aria da sbarazzina e il viso sorridente. Oppure quella volta in cui aveva trovato un sacchettino pieno zeppo di calamite, provenienti da tutte le parti del mondo: Bonifacio, Stoccolma, Irlanda, Canada, e un paese scritto in modo strano, Bochum o Bocium.. Ogni volta che estraeva un oggetto dalla scatola cercava di figurarsene il contesto. Una fuga d’amore. Una vacanza con gli amici. Il biglietto d’auguri del natale più bello che si fosse mai trascorso in famiglia. Quando una cosa la incuriosiva davvero tanto, andava dalla zia e le chiedeva la storia vera. E la zia, un po’ raccontando, un po’ inventando, soddisfaceva tutte le sue curiosità. Perché la zia spesso s’inventava le storie: era in quella fase della vita in cui la fantasia ingigantiva il ricordo, un po’ come faceva suo fratello piccolo – glielo aveva spiegato la mamma. Ma Carlotta era un’esperta di bugie e riusciva abbastanza facilmente a distinguerle dalla verità. Ma poi, che importanza aveva? Perché la zia sapeva raccontare proprio bene, con un tale entusiasmo che faceva perdonare qualunque imperfezione storica.

Sta di fatto che quel giorno stesse frugando tra i biglietti d’auguri – di tutti i tipi, natale, pasqua, compleanno, cresima, matrimonio – e gliene capitò uno proprio strano, simile a un biglietto del cinema, di quelli vecchi. Ma non era un biglietto – non c’era scritto il titolo del film! C’erano scritti solo due nomi, e una data. Incuriosita, andò dalla zia, la quale, non appena lo vide, rise di gusto.

“Questo” disse “è la prova che davvero tutti riescono a sposarsi!”

“Non capisco, zia.” disse Carlotta.

“Stammi a sentire. C’erano una volta due ragazzi che si amavano a tal punto da volersi sposare. E lo desideravano davvero! Ma ogni volta che provavano anche solo a parlare di matrimonio, succedeva qualcosa che mandava tutto all’aria.

Ci provarono per molti anni. Dieci, per essere precisi.

Il primo anno avevano preso l’abitudine di chiacchierare in macchina per ore e ore, senza accorgersi del tempo che passava. Parlavano di tutto: sogni, paure, desideri, amici, famiglia, futuro. Ed era proprio lì, ogni volta che parlavano del futuro, che succedeva qualcosa. Sempre. Se lo chiedevi a lui, ti diceva che quando si arrivava al fatidico discorso, lei si addormentava sulla sua spalla, tutte le volte, senza fare eccezione. Se lo chiedevi a lei, ti rispondeva che non era vero, che lui non aveva mai parlato del futuro in sua presenza, ma solo di sogni, paure, desideri, amici, famiglia. Insomma, la verità la sanno solo loro ma il risultato è noto: quell’anno non si sposarono.”

“Ma ci riprovarono?”

“Altroché! Per dieci anni ti ho detto! Il quarto anno in cui ci riprovarono avevano trovato entrambi un lavoro a Milano e avevano deciso di andare a vivere insieme per qualche mese a Pavia. Lei reputò la situazione un ottimo pretesto per parlare di matrimonio. Una sera, con un fare totalmente disinvolto, gli disse: ‘Caro, sono stufa di convivere, voglio sposarti. Facciamo così, se dopo natale ci rinnovano il contratto, ci sposeremo.’ Lui annuì con aria grave – che in certe situazioni annuire è più semplice che parlare. Arrivò il natale e lei non aveva più lavoro mentre lui ne aveva ottenuto uno a Genova.”

“E quindi?”

“Quindi, cara mia, il matrimonio non si può fare con uno stipendio solo. Niente matrimonio, e speranza per l’anno seguente!

“Il quinto anno lui decise che sarebbe stato quello buono: le regalò un viaggio a Londra per l’anniversario, le comprò l’anello e organizzò tutto in maniera perfetta, per poterle fare una proposta degna di Bradley Cooper.”

“Di che?”

“Lascia perdere. Comunque tutto era pronto. Se non che aveva perso l’anello prima di partire, per poi ritrovarlo una volta rientrato in Italia. Sul comodino. Risultato: niente matrimonio.”

“Ma zia, non poteva chiedere di sposarla una volta rientrato a casa?”

‘Tesoro, certe proposte sono speciali ed esigono un clima speciale, alla Serendipity! Non si possono fare ad una festa di paese, ubriachi marci, mentre si gira con un pollo a fianco!”

“Non capisco, zia.”

“Fammi andare avanti. Finalmente l’ottavo anno andarono a vivere insieme. Lì di occasioni ce ne sarebbero state a bizzeffe! Ma capitò che venne a trovarli il signor Lavoro Precario e disse loro con fare profetico: Questo matrimonio non s’ha da fare, né domani, né mai!”

“Il signor Chi?”

“Non importa. Sta di fatto che lei voleva proprio sposarsi – quando uno c’ha un grillo in testa, è difficile levarselo! E le venne l’illuminazione. Ogni giorno lasciava degli indizi in casa, apparentemente innocui, ma che alla lunga fecero entrare il grillo del matrimonio anche in lui..”

“Che genere di indizi?”

“Piccoli messaggi innocui, come film d’amore lasciati per sbaglio sul tavolo, anelli dimenticati sul lavandino, cataloghi di abiti da sposa per casa, bomboniere raccattate per l’occasione da amici e parenti e sistemate nei posti più impensati. Anche in dispensa. Persino vicino allo zucchero. Accanto ai mulinelli delle canne da pesca. E poi discorsi, apparentemente casuali, sulle ipotetiche mete del viaggio di nozze, accenni ai possibili invitati del matrimonio, battute sull’eventuale disposizione dei tavoli in seguito a un’incomprensione tra suocere.. Insomma, tanto disse e tanto fece che si sposarono.”

“Incredibile!”

“E non hai sentito la chicca! L’ultimo anno parteciparono a così tanti matrimoni che lui, rassegnato, decise che, se dovevano proprio farlo, l’avrebbero fatto in quell’anno, alla fine di tutti quei matrimoni, senza pensarci più.”

Carlotta era estasiata. “Che trovata magnifica! Ma chi erano?”

La zia sorrise. “Non lo hai già indovinato dai nomi sull’invito?” le chiese.

“Il nonno e la nonna!” esclamò.

“Proprio loro. Ma non raccontare a nessuno questa storia. La versione ufficiale dei fatti è che lui le regalò un libro a natale, lui, che non leggeva granché, e dentro c’era l’Anello. Molto più romantica come versione dei fatti, vero?”

E tutte e due scoppiarono a ridere.

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