Storie

Luigino e la lampada magica

di Marianna Vitale

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Luigino aveva trovato una lampada magica. Proprio così, una lampada. Come avesse fatto a trovarla non è ancora stato chiarito, ma è certo che fosse magica.  Aveva controllato sul foglio delle istruzioni.

Luigino era un ragazzetto di undici anni appena compiuti, a cui non piaceva troppo studiare, e che passava le giornate a giocare con lo smartphone. Il telefonino era già di per sé un accessorio incantato: poteva trasportarlo in mondi nuovi, metterlo in contatto con chiunque e rispondere a tutte le sue domande.

Cosa mai poteva farsene, Luigino, di una lampada magica?

Per alcuni giorni la tenne nascosta nel suo armadio, ogni sera la prendeva fuori e la teneva fra le mani per ammirarla. Era senz’altro un oggetto molto interessante, bello da vedere e probabilmente anche di valore. Ma proprio non sapeva quali richieste avrebbe potuto fare al genio che vi abitava.

Un giorno che si trovava da solo in casa Luigino decise di strofinarla per verificare se davvero ne sarebbe uscito un genio, e il genio uscì. Non era un bello spettacolo, dopo essere rimasto chiuso lì dentro per anni e anni: aveva la pelle rugosa e i vestiti sgualciti, ma era pur sempre in grado di esaudire qualunque desiderio.

“Caro ragazzo” disse “puoi chiedermi tutto quello che vuoi! Ma prima lascia che mi sgranchisca un poco…” e prese a correre per la stanza, e a fare addominali e flessioni sotto lo sguardo sbalordito di Luigino, finché il suo volto non ritornò fresco e liscio come quello di un bambino.

“In realtà, genio” rispose il ragazzo “io non ho nessun desiderio particolare. Ero solo curioso di conoscerti e ora che ti ho visto puoi anche tornare a dormire nella lampada …”

“Oh no! Non ci penso nemmeno!” esclamò il genio “E’ così bello il mondo fuori da quel monolocale!”

“Fai pure allora …” disse Luigino tornando a giocare col suo smartphone. “Divertiti.”

Il genio a questo punto cominciò a sentirsi offeso. “Ma caro ragazzo, possibile che tu non abbia neanche un desiderio? Ti ho detto che puoi chiedermi tutto ciò che vuoi!”

Luigino ci pensò su un momento poi ebbe un’idea. “Potrei avere il nuovo I-Phone?”

E il genio in un batter d’occhio glielo procurò, tuttavia si sentiva sminuito, e non smise di insistere: “Ma puoi chiedere anche cose più difficili, tipo … non so … diventare ricco … la pace nel mondo …”

“No, grazie, non mi interessa.” Tagliò corto Luigino che stava installando i nuovi giochi sul suo nuovissimo I-Phone.

Il genio, spazientito, cominciò a far apparire nella stanza ogni genere di stranezze: dalla sabbia del deserto al ghiaccio del Polo Nord, dalle renne di Babbo Natale al mostro di Lochness, da una ruota panoramica a una montagna di gelato. Luigino non se ne accorgeva nemmeno.

Alla fine il povero genio cadde sfinito sul pavimento, mentre il ragazzino non azzardava ad alzare lo sguardo.

Fu allora che il genio comprese quello che fino a quel momento gli era sfuggito: perché Luigino lo ascoltasse, doveva parlargli attraverso l’unico strumento in grado di catturare la sua attenzione. Senza dire una parola, fece dunque comparire sullo schermo dello smartphone tutti i ricordi felici che il ragazzo aveva accantonato da qualche parte nella sua mente: ricordi di quando, da piccolo, aveva tanti amici con cui condividere risate ininterrotte, scherzi poco simpatici e giochi all’aria aperta. Non avevano bisogno di nient’altro allora …

Luigino provò uno strano sentimento nel riviverli così, da spettatore: qualcosa di simile alla nostalgia lo pervase. E nonostante avesse in mano il suo nuovo i-Phone gli sembrò che ci fossero parecchie cose che il suo telefonino, incredibilmente, non poteva dargli, come ad esempio il fiatone dopo una lunga corsa, o l’emozione di un tuffo nel mare, o ancora il calore dell’abbraccio di un amico.

Pensò che gli stavano sfuggendo molte cose, alcune le aveva perdute ma altre poteva ancora recuperarle. Decise finalmente di utilizzare lo smartphone per telefonare al suo vecchio compagno di avventure e invitarlo per una partita di calcetto.

Il genio lo osservava tutto contento, vedendogli spuntare sul volto un sorriso autentico e divertito.

Poi si accorse che doveva rimettere a posto tutto quello che aveva portato dentro casa e, zitto zitto, s’infilò  nella sua lampada, chiudendo il coperchio a chiave.

 

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