Storie

L’uomo perfetto #7 Rimorsi, rimpianti

di Paul Khan

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E la #4, la #5 e la #6 ? Su paulkhan.com

Ripensai alle parole pronunciate dall’uomo perfetto la sera del matrimonio. La mente tornò ad un umido sabato pomeriggio di febbraio.

Con quelli della cricca avevamo pensato di andare a trovare Alberto, un vecchio amico che era appena diventato papà. Eravamo solo tre o quattro ma muoversi nell’ovattato silenzio di una casa che ha appena accolto un bambino non era semplice. Ci sentivamo come un camion in un parcheggio sotterraneo. Ci accomodammo in salotto e Alberto ci offrì dei pasticcini portati da un altro visitatore qualche ora prima. Il pupo stava dormendo nella sua cameretta e per miracolo riuscimmo a non svegliarlo.

Child hand in his parent's oneLe solite frasi di circostanza: il racconto del parto, col senno di poi andreste ancora in quell’ospedale, vi fa dormire la notte, non tira ancora il latte, eccetera. Vedere la mamma raccontare tutte queste cose – sicuramente per l’ennesima volta – era veramente sbalorditivo. Ho sempre pensato a tutto ciò che prova e vive una neo mamma come alla cosa più complessa che ci sia, qualcosa che non potrò mai capire. Vederla parlare così, con quel sorriso sul volto pallido e appesantito dalla stanchezza era ammirare un raggio di sole in una giornata di nebbia.

Di una cosa mi sono accorto solo ripensandoci: era veramente bella. Forse anche più bella del giorno del suo matrimonio, o di quando in vacanza al mare sfoggiava il suo fisico invidiabile coperto di bronzo dorato. Le sue forme più rotonde erano così armoniose e i suoi gesti non erano mai stati così aggraziati. Una metamorfosi che resta un mistero ancora inspiegabile per me.

Anche Alberto faceva impressione. Cazzo, sembrava ieri quando trascorrevamo l’estate delle superiori a truccare i motorini. La sua manualità così efficace nell’avvitare e nello saldare strideva così forte con la goffaggine con cui approcciava le ragazze. Vederlo lì, armeggiare con quel neonato con la stessa maestria con cui rimontava i carburatori era quasi un miracolo. Lui, così impacciato e così maldestro con le tenerezze. Quel bambino volava fra le braccia del padre, ignorando l’inesperienza dei genitori ma confidando in quella natura che sa dare le risposte giuste al momento giusto.

Person Pplaying pool in a barIncredibile ma vero, anche l’uomo perfetto era riuscito a liberarsi dai suoi mille impegni e a unirsi alla cricca. Ero troppo rapito dallo spettacolo della nuova famiglia per accorgermi delle sue reazioni. Finita la visita, andammo al bar per l’aperitivo. Si era tornati cialtroni come sempre, la parentesi era chiusa. Per tutti tranne che per l’uomo perfetto. Era un po’ che non ci incontravamo tutti insieme, penso che anche agli altri avrebbe fatto piacere fare un po’ di chiacchiere, ma lui se ne stava più silenzioso del solito. «Hai da fare stasera?» «No.» – mi rispose. Un mezzo miracolo, di solito aveva sempre da fare fra stagione teatrale, impegni istituzionali e altre cose noiose.

Andammo a mangiare una pizza nel solito posto lurido dove andavamo da adolescenti a fine serata. Siamo stati in silenzio per molto tempo. L’uomo perfetto sfoggiava il solito sorriso enigmatico. Quello sguardo comunicava: – «scusa se stasera non sono molto di compagnia. Avrei anche delle cose da raccontarti. Ma stasera no.» Io parlavo di cose futili, dei soliti casini che mi capitano al lavoro e mi sembrava di essere un disco rotto. Speravo ci fosse una partita alla tele, ma davano un varietà.

Io ammiro sinceramente la capacità che ha l’uomo perfetto nell’usare le parole giuste al momento giusto. Anche se a volte suscitano l’effetto di un’omelia e non si possono sempre dire opportune o tempestive, apprezzo tantissimo la cura che mette nel scegliere le parole. Ma quel silenzio stava diventando assordante. E visto che – a causa di una schiettezza un po’ troppo istintiva – mi rimprovero sempre di non essere capace a rispettare il silenzio, ho deciso di frantumare lo stallo.

«Rimorsi?»

Pizzeria with friends«No.» – rispose. Avrei scommesso che stesse pensando a Martina, a tutti i desideri che lei aveva suscitato nel suo cuore e che aveva dovuto chiudere in un cassetto. Seguì un’altra pausa di silenzio. Mi faceva ancora male quel silenzio, mi imbarazzava, ma sapevo che sarebbe stato lui a replicare. E non dovetti attendere troppo. «I rimorsi si coltivano per tutto quello che un giorno ci pentiamo di aver fatto.»

«Spesso mi interrogo se c’è qualcosa che avrei fatto meglio a non fare. Non riesco a considerare alcune delle mie scelte più determinanti come sbagliate. Poco prima di prendere determinate strade, tutto si stava svolgendo abbastanza naturalmente e le mie scelte sono state un naturale prolungamento di altre scelte fatte in passato. Mi sembra che tutto si sia svolto e continui a svolgersi come trasportato da un piccolo torrente di vallata.
L’aver intrapreso certe strade alle volte mi ha richiesto forzare un po’ la mia indole, però oggi non riesco a separare nettamente quello che sono dalle scelte che ho fatto. Non riesco forse nemmeno ad immaginarmi in un universo parallelo. Il cosa sarei se avessi fatto altro mi è un po’ ostico da formulare. Oggi mi sento libero. E la mia libertà nasce dall’aver affrontato il torrente su cui ho sto viaggiando, ma anche dal fidarmi di dove mi condurrà

«Certo, nell’oceano delle infinite possibilità, penso di essere consapevole delle rinunce che queste scelte hanno comportato. Forse non di tutte le rinunce, ma sicuramente le principali.»

Non fui in grado di controbattere. La stanchezza, la confusione, i mille pensieri, non mi premettevano di mettere a fuoco qualcosa di sensato. Lasciai che il non verbale parlasse per me. Non so cosa avrei dato per riuscire a dirgli quanto mi dispiaceva vederlo soffrire per non essere riuscito a coronare il suo desiderio di costruire una famiglia. Le parole non uscivano, ma l’uomo perfetto sembrò intuire la mia solidarietà. «Se qualche rimpianto è il prezzo da pagare per la libertà – concluse – probabilmente ne vale la pena.»

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