Storie

I buoni propositi di un Killer

di Mauro Frugone

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I BUONI PROPOSITI DI UN KILLER

 Una storia di Mauro Frugone                  

 

Parte prima: New Jersey, gennaio 2016

I buoni propositi di un killer quali sono?L’ampia vetrata è illuminata dal sole obliquo del primo pomeriggio.

Indugio senza vertigine sul panorama sconfinato.

Fa troppo freddo per uscire in terrazza, ma lo stesso il mio sguardo riesce ad arrivare a Liberty Island. Fino alla fiaccola che, severa e ammonitrice, oltre a illuminare le menti sembra indicare la via. Oppure, ammonire chiunque a quella via trovi un’alternativa.

Sorrido colpevole; e mentre lo faccio, non so perché, mi viene questa strana idea.

E’ una cosa che non ho mai fatto, nei miei quarant’anni di vita. Ma adesso, mentre distolgo la vista da quella sagoma in lontananza e la poso sulle tormentate e gelide acque dell’Hudson, diventa una necessità. Impellente.

Vado alla scrivania, mi accendo quel che rimane del sigaro di ieri sera e prendo un foglio immacolato.

Scrivo di getto, senza fermarmi. Una serie di geroglifici incomprensibili, direbbe una delle mie tante amanti. Un linguaggio che è una forma di cautela, mi rispondo come sempre. E non faccio una classifica in base all’importanza. Solo una mera elencazione di quelli che saranno i miei buoni propositi per l’anno che sta iniziando.

… Userò sempre i guanti.

Cambierò il numero del cellulare con cadenza più frequente.

Aggiornerò il mio vestiario, i miei trucchi, i miei tic fasulli.

Proverò nuove intonazioni di voce, esplorerò ottave a me sconosciute.

Non mi lascerò tentare da nuovi vizi. Limiterò i superalcolici.

Sarò meno tenero e più efficace.

Allontanerò queste nuove titubanze, ricaccerò dentro le sempre meno sporadiche ribellioni della mia coscienza.

Tornerò a visualizzare il perfetto compimento dell’opera: io che fischietto fra me e me, mentre mi allontano dall’obiettivo raggiunto.

Sarò più prudente; meno riflessivo nel momento topico.

Ridurrò al silenzio questa necessità di sperimentare nuove tecniche.

Tornerò all’antica, sicura metodologia dei primi tempi.

Sarò rapido, silenzioso. Letale come un mamba.

Non lascerò segno alcuno del mio passaggio.

Tornerò, in buona sostanza, a essere riconosciuto il migliore di tutti.

 

Tratto da “ Jack Lo Vito, memorie di un killer in carriera”; Edizioni Frugambro, novembre 2016.

 

 

Parte seconda: Texas, gennaio 2017

La luce filtra a fatica.

La semioscurità dentro alla stanza ha una dimensione liquida, quasi oleosa.

So cosa voglio fare. Cosa devo fare.

E’ come un contrappasso, beffardo ma necessario.

L’autoironia come redenzione estrema. Inutile.

Mi appoggio al letto, raccolgo i fogli sparsi, scelgo il meno stropicciato.

E inizio a scrivere. Lentamente. Rigoroso. Imperturbabile. Chiaro e comprensibile, come mai prima d’ora.

Nemmeno questa volta stilo le azioni secondo un ordine logico: le butto giù di getto, senza starci a riflettere più di un istante.

… Seguirò una dieta povera ma sana.

Eviterò i superalcolici. Questa volta per davvero.

Eliminerò le parolacce dal mio lessico. Ogni forma di offesa, minaccia. Per puerile, innocente o gratuita che possa risultare, sarà comunque bandita.

Rispetterò la vita degli altri.

Ascolterò il mio io interiore.

Volerò dentro alle immagini; seguirò le scie dei miei pensieri fino a perdermi. Fino a non saper più ritornare.

Imparerò la lingua del silenzio.

Cercherò di chiudere gli occhi, almeno qualche minuto al giorno.

Apprezzerò questo buio confortevole.

Misurerò la profondità del tempo. Ne scoverò ogni angolo, mi cullerò nella cantilena di ogni singolo secondo.

Starò più attento a rispettare tutte queste semplici intenzioni.

Non sarò distratto e negligente come l’anno scorso.

Dentro di me, so che sarà facile. Facile e breve.

Facile, ricordare questi buoni propositi.

Breve, come la vita che ancora mi rimane.

Tratto da “Jack Lo Vito: confessioni senza redenzione di un condannato a morte”; titolo provvisorio, inedito. Per gentile concessione da parte di Eredi Jack Lo Vito. Tutti i diritti riservati.

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