Storie

Hollywood in noir: Sogni Holliwoodiani

di Mauro Frugone

Pubblicato il

Questa notte ho sognato mia nonna.

E’ da una settimana che mi succede, da quando ho ritrovato i suoi diari dentro a quel baule marrone, sepolto fra scatoloni, polvere e ragnatele su in soffitta.

Nel sogno, era in compagnia della sua amica Jennifer, quella che l’ha accompagnata nella seconda parte della sua vita.

Eravamo sulla terrazza della sua villa a O.C. e ci stavamo godendo il rosso screziato del sole che tramontava dentro all’oceano. Fra le mani, un calice di quel vino siciliano dalle sfumature aspre che lei amava tanto.

Come sempre, mi stava raccontando la sua versione dei fatti.

Un sogno lucido, intenso, talmente reale che, adesso, lo rivedo sequenza dopo sequenza, come se lo stessi rivivendo in diretta.

Sogni Hollywoodiani

‹‹Ho dovuto sempre combattere, nella mia vita. Per qualsiasi cosa›› mi sta dicendo, gli occhi pervasi da un luccichio orgoglioso.

Io, in silenzio, ammiro la sua bellezza mai sfiorita. A settantacinque anni, conserva notevoli tracce di quel candore selvaggio che ha affascinato gli uomini di tutto il pianeta.

‹‹Vedi, mio padre era già un attore affermato, e avrei potuto vivere nel riflesso dei suoi soldi, ma… ››

‹‹Ma il tuo carattere ribelle non ti consentiva di scendere a patti, vero nonna?››

‹‹Per niente al mondo, mia cara. Così, mi allontanai da lui. E lui fece altrettanto.››

Un lungo sospiro tradisce il rimpianto tardivo per un’infanzia infelice.

‹‹Seguire la mia scelta, senza avere le spalle protette, non è stato per nulla semplice. Il mio seno oltraggioso e il mio bel faccino imbronciato non erano sufficienti a spalancarmi le porte di Hollywood. Ci voleva qualcosa di più. Carattere e determinazione.››

E’ una cosa naturale, credo. Che il mio sguardo cada proprio lì, su quel particolare…

‹‹Lo so cosa ti stai chiedendo›› continua lei, come se mi leggesse nel pensiero. ‹‹E’ una domanda che mi hanno fatto migliaia di volte. Spesso a parole, più facilmente con lo sguardo. E’ tutta roba mia, per quello che vale adesso…››

La conosco già, la tua risposta.

Perché quel petto florido, che fa nascere ossessioni di ogni genere, me lo ritrovo pure io. Come dono genetico. Uno fra i tanti…

‹‹In quanto ragazza interrotta, poi, le mie scelte contro si sono riversate anche nella vita privata. Un matrimonio affrettato. Alcol, droghe e atteggiamenti da squilibrata. Era come se volessi farla pagare a tutti. A mio padre, alla mia bellezza, alla mia intelligenza che sentivo esplodermi dentro senza riuscire a mostrarla al mondo. Perché… c’erano sempre queste tette, c’erano sempre questi lineamenti angelici e perversi a mostrare l’immagine di una persona che non ero. A ripensarci, ho rischiato veramente grosso…››

La guardo, e capisco perfettamente a cosa si sta riferendo…

‹‹Poi, come in tutte le favole che si rispettano, è arrivata la sterzata decisiva.››

Mentre finisce la frase, si volta verso la sua amica. Lei le concede un sorriso ampio, sincero. Che sa tanto di benedizione.

‹‹Incontro lui. L’uomo più bello di questa terra. L’uomo perfetto. Tranne che per un piccolo, banalissimo particolare. E cioè, che sia impegnato in una relazione stabile e avviata all’altare. Entrambi, comunque, giudichiamo tale dettaglio superfluo…››

Mia nonna fa un altro sospiro, ancora più profondo; ancora più doloroso. La sua amica si avvicina e le posa una mano gracile sulla spalla scoperta. La sprona, silenziosa, ad andare avanti.

‹‹Perciò, quando giriamo le scene più ravvicinate di quel film considerato da tutti come l’apoteosi del tradimento annunciato, io rilascio ferormoni in quantità industriale, mentre lui spalanca ogni poro e si lascia trascinare senza difesa dentro a quella marea vorticante.››

Risultato? Lui lascia la sua lei alle soglie del velo nuziale; lei, mia nonna, corona il suo sogno e diventa la donna più invidiata del mondo. E odiata, anche. A seconda dello schieramento dei fan.

‹‹Da quel momento, il sentiero verso il matrimonio è una discesa da fare a occhi chiusi; come la carriera del mio futuro marito. Iniziata come toy boy di due icone della libertà femminile, che scelgono il suicidio piuttosto che assaporare il carcere a vita, schizza prodigiosamente, grazie a un abbinamento bellezza/bravura incontestabile, verso cachet da capogiro; verso parti sempre più ambite. Ma…››

Questa non era una favola, mi sta per dire mia nonna. E il lieto fine sarebbe stato fragile e di dubbia interpretazione.

‹‹… le cose hanno preso una piega diversa da quella che il mondo, con il fiato sospeso, si augurava.››

Già, nonna

Una piega molto diversa.

‹‹Quello che ti sto per raccontare deve rimanere un segreto.››

‹‹Certo, nonna.››

‹‹Nemmeno tua mamma dovrà mai saperlo.››

‹‹D’accordo.››

‹‹Perché…››

Lo so, nonna. Certe volte il DNA salta una generazione…

 

‹‹Lui ha iniziato a trascurarmi. A essere sempre più lontano, fisicamente ed emotivamente. Mentre io mi facevo in quattro, per portare avanti i miei progetti anche al di fuori del cinema, crescere i nostri figli, tentare di tenere unita la nostra famiglia, lui… ha iniziato a trasformarsi. A coltivare amicizie strane, pericolose. Ad avvicinarsi in maniera assidua e malata a un mondo che conoscevo fin troppo bene. Droghe. Alcol. Delinquenti legati a questi giri. Ma, soprattutto, ha iniziato a tradirmi.››

‹‹E questa cosa tu non la potevi proprio mandare giù.››

‹‹No, non potevo.››

Ma c’era di più, vero nonna?

‹‹E poi, c’erano anche altre due cose, che mi stavano tormentando da qualche tempo.››

I soldi. E…

‹‹Non mi sentivo soddisfatta economicamente. Cioè, cerca di capirmi. Io lavoravo tantissimo, ed ero forse, in quegli anni, la star femminile meglio pagata, ma… erano comunque briciole rispetto a quello che otteneva lui. E poi, soprattutto, c’era anche quell’altra cosa…››

Adesso la sua amica si viene a sedere fra di noi. Le prende la mano e se la porta sulle ginocchia.

‹‹C’era che avevo conosciuto una donna. Casualmente. L’incontro meno probabile che avessi potuto fare. Dall’esito che nemmeno il più azzardato fra gli scommettitori avrebbe potuto ipotizzare. E da quella conoscenza, erano nate alcune domande. Su me stessa. Sul mio futuro. Sulla mia predisposizione verso certe azioni. Ma la cosa più bella, è stata capire veramente chi fossi io nel profondo. Una volta stabilito ciò, fare quello che ho fatto, quello che ti sto per dire, che è ben lontano dalla verità conclamata dai media e dalla giustizia, è stato più semplice che bere un bicchiere di questo vino.››

 

Il sogno sta iniziando a svanire, ma io voglio tenerlo ancora qui con me per qualche attimo.

Voglio continuare a sentire la voce di mia nonna che mi racconta il finale della sua storia.

Di come ha iniziato piano piano a tessere il suo piano.

Di come ha cominciato a spostare i soldi di suo marito, una cautela per il futuro possibile grazie alla doppia firma, in nuovi, segreti conti bancari alle isole Cayman.

Di come lo ha convinto a partecipare a quel convegno, mentre lei gli faceva saltare un grosso pagamento nei confronti di un boss messicano dei cartelli della droga, deviando i soldi verso quei suoi conti correnti.

Di come, di fatto, con questa mossa ha siglato la condanna a morte di mio nonno, il quale, convinto che tutto fosse a posto, aveva dato del bugiardo, e non solo, al boss in questione. Un eccesso di onnipotenza lo aveva fregato, facendogli credere di potersi permettere una reazione del genere, quasi fosse dentro a una finzione in celluloide. Troppa droga, troppo ego. Il tutto orchestrato magistralmente da mia nonna. E dalla sua nuova amica. Una vecchia conoscenza di mio nonno.

 

Adesso sono sola, su questa terrazza.

Penso a tutta la storia, identica a quella che ho letto nei suoi diari segreti.

Penso a tutto quello che lei mi ha lasciato.

Alle cose materiali.

A quelle fisiche.

Penso che se dovessi scegliere, se avessi una pistola puntata alla tempia e pochi secondi per decidere, non avrei dubbi nel dire quale, fra tutte, vorrei salvare.

Il mio nome.

Che era poi anche il suo.

Angelina.

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