Storie

L’ultimo sorso di birra

di Mauro Frugone

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L’ultimo sorso di birra

(Bacharach)

 

L’ultimo sorso di birra prima che si spengano le luciCos’è l’illusione?

Forse, è il primo sorso di birra ghiacciata: un fendente amaro, dilatato dall’inganno della schiuma, che disorienta i recettori del gusto, ne sovverte la sequenza. Fino a dischiudere possibilità impreviste.

 

Forse, invece… è quella di immaginarsi eroi di celluloide…

Birra e cinema?

Solitamente, nei film è più facile trovare un buon whisky, oppure un rum, accompagnato da un sigaro da riaccendere. Solitamente… ma non oggi. Non qui.

Perché… loro sono fatti di carne e liquidi; di tremori e respiri strozzati.

E la birra è il loro rifugio; più del buio di questa cantina; più della colonna sonora che, minimamente, tenta di spiazzare una tragica, incontrovertibile realtà.

L’uomo termina di spillare il terzo boccale, accarezza il legno della botte, affina la metafora che lo distrae dalla violenta realtà.

La donna, nella penombra della cantina, tiene le mani dietro alla schiena, impettita. Il fotogramma sfuocato di una maestra elementare degli anni cinquanta, se non fosse per quella costellazione lucente di tatuaggi e piercing…

‹‹Bevi.››

‹‹Non ho più sete.››

‹‹Non è un consiglio, il mio›› insiste l’uomo, mettendoci una nota roca di tristezza ‹‹Il tempo sta per finire››.

Una saetta si staglia nel nocciola di quegli occhi vitrei: anche lei conosce quella fine.

‹‹Sai cosa c’è oltre quella porta?›› chiede l’uomo, ed è la più misera delle domande retoriche.

‹‹Le ultime parole di Butch Cassidy e Sundance Kid?››

‹‹Esatto.››

‹‹Io… sono una donna, una madre… non lo faranno. Non ne avranno il coraggio.››

‹‹Sanno cosa abbiamo fatto. Sanno chi siamo.››

‹‹Non sarà sufficiente. Loro sono la legge. Non possono…››

‹‹Te la senti di rischiare?››

‹‹Qual è l’alternativa?››

‹‹Aspettare.››

‹‹La pazienza non è mai stata il mio forte.››

‹‹In carcere ne dovrai avere…››

La donna riflette, centellinando l’ultimo sorso ambrato.

‹‹A te va bene?›› chiede infine.

‹‹Gli occhi azzurri di Paul li ho. E tu… certo sei una donna, ma il rosso dei tuoi capelli non ha nulla da invidiare a quelli di Robert.››

‹‹E sia, allora!››

Le gole sature di un’illusione che cancella ogni pensiero, posano i boccali, afferrano le pistole e corrono verso la porta.

Fuori, nel sole obliquo e accecante, non sentono il rimbombo dei proiettili, né gli strappi violenti della carne che si lacera.

Nelle loro orecchie, c’è solo quella melodia.

Quelle note, eleganti e vagamente melanconiche, attutiscono tutto.

Raindrops keep fallin’ on my head…

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