Storie

L’idea geniale

di Eleonora Cecchini

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‘Eli!’

Mi trovavo nella camera di Nemecsek. Avevo pianto, la testa mi ronzava, ogni rumore era opprimente. Al mio fianco c’era Boka, il suo migliore amico, il mio migliore amico. Non parlavamo ma percepivo il suo dolore e mi straziava il cuore: Nemecsek stava per morire.

Lentamente, una voce giunse al mio orecchio, sempre più insistente, fino a diventare aggressiva. Mi scossi. Con la mente altrove, piena di parole e di immagini, pronunciai qualche sillaba incerta, sicuramente senza senso perché Caterina disse:

‘Cosa?’

‘Ho detto che c’è’, risposi abbastanza seccata. Nel mio sguardo c’era qualcosa di simile al disprezzo e dentro di me pensavo: ‘Bada di avere una buona ragione per avermi strappato via da Boka, proprio ora che aveva bisogno di me’.

‘Ho avuto un’ idea geniale.’

Doccia fredda. Se avesse detto che erano finite le Gocciole avrei avuto una reazione meno gelida, tenendo presente che le Gocciole erano i miei biscotti preferiti.

‘Ah si?’ chiesi, con fare poco interessato, molto poco interessato.

Sorprese-kinder-20141224040702‘Sì! Stai a sentire. Costruiamo la città degli Omini Degli Ovetti Kinder!’ Mi guardava con occhi eloquenti, come se mi avesse appena annunciato l’arrivo imminente del Natale. Mi guardava e pensava: ‘Vedrai, è un’Idea così Geniale che riempirà di entusiasmo anche te’.

‘Cate,’ dissi, con quel tono che usano le mamme per spiegare un’ovvietà ‘lo abbiamo sempre fatto.’ La scrutavo. Cercavo di capire cosa avesse in testa questa volta ma non riuscivo a leggere nella sua mente.

‘Sì, cioè, no, non così come voglio proportelo ora! Devi chiudere il libro però.’

Abbassai lo sguardo sul libro che tenevo ancora aperto tra le mani. A malincuore rilessi le ultime parole, poi ripetei a mente il numero di pagina e, sospirando forte, chiusi il libro. Infine la guardai, rassegnata. Ero disposta ad ascoltare. Non ancora a partecipare.

Di tutte le sue Idee Geniali, i tre quarti erano o infattibili o poco interessanti e del quarto rimanente la metà non riuscivamo a portarla a termine perché lei si stufava subito, alle volte ancora prima di iniziare a giocare. Talvolta però, tra tutte quelle Idee c’era qualcosa di buono che poi, ovviamente di nascosto, usavo e riusavo quando giocavo da sola. Questo lei non doveva saperlo. Orgoglio personale.

‘Dunque, ti spiego’. Gesticolava molto mentre parlava. Generalmente quando iniziava a spiegare, portava le braccia davanti a sé, con il palmo rivolto verso l’alto, come avevo visto fare solo ai presentatori dei programmi tv, quando qualcuno saliva sul palco.

‘Creeremo una vera città’ e abbracciava l’intera stanza con un gesto, ‘fatta di case, negozi, scuole, strade, macchine, un po’ come quando giochiamo con le Barbie.’ Altro tasto dolente: le Barbie.

Abbiamo sempre avuto una grande passione per i giochi creativi, in cui bisognava inventare la storia, la scenografia, i personaggi, gli oggetti. Con finalità differenti: io creavo per giocare, lei creava e basta. Se avevamo superato l’Ostacolo Noia dei primi cinque minuti, arrivavamo alla fine della preparazione. E quando finalmente anche questa era terminata (ed era già passata una buona mezz’ora) e io non vedevo l’ora di giocare, Caterina puntualmente pronunciava la sua Fattura-Smonta-Entusiasmo: ‘Non ne ho più voglia’, con un tono fastidiosamente lamentoso come solo lei sa fare. E finivamo col mettere tutto a posto, senza aver giocato.

Questi pensieri dovettero palesarsi dai miei occhi perché Caterina si affrettò ad aggiungere: ‘Ma non proprio come le Barbie, cioè nel senso, come se fossero Barbie ma non ci giochiamo come con le Barbie’. Era il suo modo contorto per dire: ‘So a cosa stai pensando ma questa volta ti stupirò davvero’. E mi lasciai stupire.

‘Costruiamo una casa per i personaggi con le scatole delle scarpe, i libri, le scatolette e tutto quello che troviamo in camera. Potremmo anche colorarle se vuoi. Uh, la mamma ci ha lasciato della stoffa da usare: potremmo usarla per fare i vestitini, anzi no, per fare la tenda dei bambini che vanno al campo estivo oppure, no, il sipario del teatro per quelli che recitano! Potremmo usare gli oggetti delle Barbie per i negozi e per i libri della scuola potremmo creare noi dei mini-libri. Poi potremmo creare un palazzo e dentro fare tanti appartamentini diversi e poi costruire dei citofoni e lì, sulla scrivania, fare una villa oppure potremmo fare il palazzo della regina e fare finta di essere in Inghilterra e tu saresti un Lord e io la Milady e così via… Insomma, non è un’Idea Geniale?’ E mi guardava con occhi carichi di aspettativa.

Mi aveva travolto con le sue parole. Non avevo capito niente ma non importava: mi aveva convinto. Aveva un entusiasmo così contagioso che era davvero impossibile resisterle. Sì, sì, avremmo fatto qualunque cosa, e al diavolo il libro, al diavolo Boka! Qui c’era mia sorella che aveva più idee di un vulcano, e tutto quello che avrebbe voluto fare sarebbe stato possibile, anche costruire una macchina funzionante con la carta delle caramelle. Sarebbe stato splendido, sarebbe stato meraviglioso, sarebbe stato..

‘Sai che ti dico?’ mi chiese.

‘Dimmi.’ Ero ormai tutta orecchi, non vedevo l’ora di sapere il prossimo Dettaglio dell’Idea Geniale.

‘..che, in realtà, mi è passata la voglia.’

Doccia freddissima. Aveva di nuovo usato la Fattura-Smonta-Entusiasmo.

Vatti a fidare delle sorelle più grandi.

Giurai a me stessa che la prossima volta non ci sarei cascata.

Forse.

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