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I primi giorni

di Fabio Pirola

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Lara alzò la testa dai documenti sparsi sulla scrivania, si aggiustò gli occhiali con pollice e indice e osservò stupita la persona che aveva davanti.

-Non ho capito cosa hai detto, scusami – disse Lara.

-La partita – ripeté Daniela, la sua collega di amministrazione. -Come è andata la partita?biliardino

Per un attimo Lara non capì di cosa stesse parlando. Essendo l’ultima arrivata in ufficio, quel giorno le sue tre colleghe avevano pensato bene di affibbiarle la gran parte del lavoro, mentre loro andavano a una fantomatica riunione e non si aspettava che una di loro tornasse così presto.

-La partita di biliardino umano – insisté Daniela, gli occhi piccoli e il viso duro, impaziente. –Quella alla festa aziendale. C’eravamo anche noi, c’erano tutti. E ti abbiamo vista.

-Ah, sì… la partita. L’altro ieri. – sorrise Lara. -Una cosa un po’ folle, non mi era mai…

-Ti hanno scelta per la squadra blu – la interruppe la collega.

-Sì, è vero. – Lara cercò di sorridere per sdrammatizzare.

-La squadra blu… quella con il dottor Milani come capitano.

-Sì, quella. Abbiamo giocato, non ho ancora capito perché abbiano scelto proprio me, comunque alla fine abbiamo vinto – diede un tono netto alla frase, per segnalare la sua volontà di finire quella conversazione e tornare al lavoro. -Qual’è il problema?

Daniela si sedette davanti a lei.

-Chissà come mai, per puro caso avete vinto voi, con il direttore in squadra – rise, inclinando la testa come si fa davanti a un piatto cattivo al ristorante. Allora Lara capì. Quel giorno avevano vinto, sì, poi c’era stata la cerimonia di premiazione davanti a tutti i dipendenti, con il bacio del presidente a tutti i vincitori, lei compresa, arrivata quel giorno stesso per il suo primo giorno di lavoro, tesa e impaurita come e più del primo giorno di scuola.

-Avete vinto – ripeté Daniela. In quel momento rientrarono in ufficio le altre due, sulla cinquantina, molto eleganti ma non belle. Le scoccarono un’occhiata e si sedettero ai loro posti senza salutare.

-Cosa vuoi dirmi? – chiese Lara alla collega.

-Niente. Volevo solo capire cosa vuoi fare qui dentro. Se sai qual’è il tuo posto qui.

-Non è colpa mia se mi hanno scelta per la gara. Non volevo partecipare, non volevo nemmeno il bacio. In realtà non sapevo nemmeno dove mi trovavo.

sedia-da-ufficio-1Daniela la guardò ancora per alcuni secondi, poi si alzò dalla sedia e tornò al suo posto. Lara la osservò sedersi, sussurrare qualcosa alle colleghe e ridere ad alta voce con loro, mentre cercavano il più possibile di escluderla da quella cosa così segreta che si erano confidate. Lara sentì qualcosa vibrarle dentro, poggiò le mani sulla scrivania e si alzò di scatto, tirando indietro la sedia che stridette sul pavimento.

Si voltarono subito tutte e tre.

-Cosa fai? – chiese Daniela sorridendo.

Lara guardò lei e tutte le altre.

-Vi voglio bene – disse, poi tornò seduta e si chinò sui documenti, riprendendo in mano la penna rossa. Finse di ricominciare il lavoro mentre in realtà rimase in allerta per alcuni minuti, per sentire se le sue colleghe avessero parlato o commentato o bisbigliato tra loro qualcosa, ma non dissero nemmeno una parola. Lara sentì una lacrima che tentava di affacciarsi sul viso, ma si disse che doveva trattenerla, e continuare a stare china e lavorare. Se si fosse alzata a guardarle, probabilmente avrebbe ceduto ma a testa bassa no, ce l’avrebbe potuta fare, avrebbe potuto continuare. I primi giorni sono già passati, pensò, e se passa anche questo ne potranno passare anche altri, e così via, uno dopo l’altro.

Andrà sempre meglio, si disse.

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I primi giorni diFabio Pirola è distribuito con Licenza Creative Commons Attribuzione – Non commerciale – Non opere derivate 4.0 Internazionale.

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2 commenti per “I primi giorni

  • Anonimo ha detto:

    I primi giorni di lavoro sono sempre un mix di emozioni amplificate. Entrare in un luogo in cui ti senti subito a casa o, al contrario, in cui hai la percezione che lì nessuno ti voglia è qualcosa che ci segna in modo più o meno visibile.

    Tuttavia (perché c’è sempre un tuttavia vero?), non sono importanti tanto quei primi giorni, ma quelli appena successivi. Perché è lì che si vede di che pasta è fatta una persona. Come si relaziona con gli altri e come riesce o meno ad integrarsi nel gruppo.

    Mi piace davvero molto questa storia perché Lara riesce a reagire (e lo fa in modo imprevedibile, soprattutto per quelle colleghe acide) e sicuramente le cose andranno meglio per lei.

    La cosa importante, alle volte, è capire che chi si comporta come quelle colleghe nei suoi confronti, lo fa perché di fondo è una persona insicura. Ma invece di approfittare di questo Lara dice una frase che dimostra la sua apertura nei loro confronti e la sua volontà di integrarsi. Ce la farà di sicuro!

  • Fabio Pirola ha detto:

    Sono felice che le sia piaciuto il racconto… in ufficio, come poi in tante altre situazioni della vita, spesso le prime impressioni o le prime azioni (anche involontarie, come in questo caso) condizionano molto gli eventi successivi… ed è importante riuscire a invertire la rotta, quando è necessario. Speriamo che Lara ce la faccia… anch’io tifo per lei!

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