Storie

Think green

di Fabio Pirola

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-Continui a non sembrare soddisfatto delle mie storie – disse il nonno al nipote, guardandolo dritto negli occhi. -Sembra che ti manchi sempre qualcosa.

-E’ vero – ammise il nipote. -Il fatto è che nelle tue storie alcuni temi sono del tutto assenti.

-Ad esempio?

-Ad esempio il tema dell’ambiente. Stiamo devastando questo nostro pianeta, lo sai nonno?

Il nonno sbuffò, e si mise a sedere più comodo.

-Se è l’ambiente che vuoi, te lo darò. Ma a modo mio.

-Ok – fece il nipote. – Sono tutt’orecchi.

-Ascolta…

C’era una volta un impiegato negli uffici di una grossa multinazionale, la quale lavorava derivati del petrolio inquinando in modo indiscriminato l’ambiente. L’uomo ogni mattina, per recarsi al lavoro da casa sua, doveva fare rametto_acerouna trentina di chilometri in auto ma la cosa non gli dispiaceva più di tanto. Una sera, tornando alla macchina dopo la giornata lavorativa, vide che il rametto di una pianta si era incastrato tra il bordo superiore della portiera e il finestrino, e un’estremità del ramo sporgeva dentro l’abitacolo della macchina. Come è possibile che sia riuscito ad entrare? Si chiese l’uomo, io li chiudo sempre bene i finestrini. Comunque staccò il rametto e lo gettò via.

La mattina dopo, andando a prendere l’auto, lo aspettava un’altra sorpresa. Questa volta un rametto di pianta simile a quello del giorno prima, con alcune piccole gemme verdi, era addirittura entrato non si sa come nell’abitacolo dell’auto, e se ne stava placidamente appoggiato sul sedile.

Questa volta però l’uomo non gettò via il rametto, perché sentiva che doveva farne qualcos’altro. Così decise di piantarlo nella sua auto. Per la precisione lo mise in una scatolina con un velo di acqua per conservarlo, e durante la pausa pranzo si recò al vicino grande magazzino per comprare un poco di terriccio e fertilizzante. Poi la sera predispose una zona sul tappetino del passeggero, in cui mise una montagnola di terriccio, un poco di fertilizzante e adagiò il rametto.

-Io ti do questa possibilità. Ora vediamo cosa riesci a fare tu – disse l’uomo, e si stupì di stare parlando con una pianta.

Sapeva che quello che faceva era insolito, per non dire strano. Da che mondo e mondo le piante, gli esservi viventi in generale, non vengono generati da cose inanimate, fredde e metalliche come le automobili, ma si disse che per provare non costava niente. E poi pensava che forse quel rametto così ostinato ad entrare nella sua Mitsubishi era un avvertimento, per tutte quelle volte che passando con l’auto troppo veloce aveva strisciato contro le siepi sui muri, piegato i rami degli alberi o pestato con i pneumatici le bacche e i frutti caduti in terra. Sentiva di doversi sdebitare, in qualche modo. Il fatto che lavorasse per una multinazionale nemica giurata dell’ambiente non gli venne mai in mente.

Passarono i giorni, e il rametto non dava segni di voler attecchire in quella serra improvvisata. L’uomo continuava a Bumper_automobilebuttare occhiate all’angolino per vedere se c’erano miglioramenti, ma ogni volta rimaneva deluso. Vedeva sempre e solo il mucchietto di terra. Se i primi tempi a qualsiasi stop o semaforo rosso si volgeva immediatamente verso il punto in cui aveva piantato, col tempo lo fece sempre meno fino ad arrivare a dimenticarsi del rametto.

Ma una mattina, uscendo di casa e dirigendosi alla macchina, notò qualcosa di strano. Un colore diverso, nuovo, dentro l’abitacolo. Si avvicinò e dentro, accanto al sedile del passeggero, vide una bella pianta, alta circa mezzo metro, dallo stelo verde e spesso e con diversi rametti pieni di gemme gialle che pendevano delicati. Una pianta bellissima, che lo lasciò senza fiato. Ma quando aprì lo sportello e si riaffacciò, non c’era più. Era sparita. Al suo posto, solo il cumulo di terriccio e fertilizzante, nel quale scavò rapido, senza tuttavia trovare più il rametto.

L’uomo, dopo alcuni istanti di stupore, sembrò capire e un sorriso gli si aprì sul viso.

-Mi hai fregato – disse a bassa voce, e sereno come mai era stato prima si avviò al lavoro.

Da quel giorno, il nostro eroe iniziò a comportarsi diversamente nei confronti delle piante e dei fiori che incontrava sul suo cammino, iniziò semplicemente ad essere educato con loro, a non strisciarvi contro o calpestarli, e a lasciare loro il posto nel mondo che meritavano. Perché se scherzi con la natura, poi capita che anche lei decida di vendicarsi e di prendersi gioco di te. Nonostante questo, all’uomo non passò mai per la mente di lasciare il suo lavoro, e continuò serenamente a fare fatturato per la multinazionale.

-Non male – commentò il nipote, appena il nonno terminò il racconto.

-Davvero? – chiese il nonno.

-Sì, davvero. Ma ho una domanda.

-Avanti.

-Perché l’uomo, alla fine, ha continuato a lavorare per la multinazionale nemica dell’ambiente? Avrebbe dovuto dare le dimissioni, come minimo.

-E’ un mondo imperfetto. Ecco perché.

-Ho capito – rispose il nipote. -Ciò non toglie che la storia sia stata bella – aggiunse.

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