Storie

Favola africana: il pappagallo e la pozza d’acqua

di Fabio Pirola

Pubblicato il

C’era una volta, nella savana africana, un ghepardo che si recava diverse volte al giorno ad una africapozza d’acqua per bere e trovare refrigerio. Era una pozza molto grande ma era anche l’unica nel raggio di più di dieci chilometri, tutto intorno c’erano solo pochi grandi alberi di acacia e per il resto era una distesa uniforme e infinita di arbusti bassi ed erba cotti da sole. Alla pozza, il ghepardo vedeva sempre i suoi frequentatori abituali: elefanti, zebre, leoni e un pappagallo. Quest’ultimo, mentre chinava il capo per immergere il becco nella pozza, non faceva che lamentarsi, dicendo che quell’acqua era sporca e poco salutare, e che a lui non piaceva. Era una lagna continua, e tutte le volte era la stessa storia.
Il ghepardo e gli altri animali sopportavano in silenzio gli sfoghi del pennuto, perché erano troppo piegati dal caldo e dalla fatica di sopravvivere per pensare a lui, e non avevano voglia di mettersi a discutere.

Un giorno, però, all’ennesima ondata di lamentele, il ghepardo si stancò di ascoltare la solita litania del pappagallo e gli disse di farla finita. Poi aggiunse:
-Perché, se tu puoi volare e raggiungere anche le pozze più lontane o addirittura il fiume Kolu, che ha l’acqua corrente e molto più fresca, vieni qui a rubare l’acqua a noi? Mi sembra che non ti piaccia nemmeno tanto.
-Giusto – si accodò l’elefante, ondeggiando la proboscide verso il pennuto con fare accusatorio. –Perché non lasci questa acqua fangosa a noi, che non possiamo andare molto lontano?
Il pappagallo sollevò il becco dalla pozza e studiò i suoi compagni.
-È vero, avete ragione – disse, -Questa acqua non è buona, anzi è pessima. Ma è troppo caldo per volare fino al fiume o alle altre pozze, e non sono sicuro di riuscirci. E non voglio rischiare di morire per dell’acqua più fresca e più buona. Perciò mi accontento di questa qui, cattiva ma vicina. – e sorrise, come se avesse detto una cosa ovvia a cui potevano arrivare tutti.
ghepardoIl ghepardo replicò. -Tu ti senti migliore di noi, perché hai facoltà di scelta.
-Proprio tu parli – ribatté il pappagallo. -Anche tu avresti modo di raggiungere il fiume lontano, grazie alla tua velocità nella corsa, che è molto superiore a quella di tutti noi. E allora perché non lo fai?
Gli altri animali si volsero al ghepardo e lo guardarono sospettosi. Lui rifletté per alcuni secondi, poi parlò.
-La differenza tra di noi – disse, – E’ che io ho scelto volontariamente di restare qui, e lo faccio senza lamentarmi. Tu no. – E poi, lui che era molto furbo, aggiunse: -Secondo me, sono le tue parole a rendere quest’acqua così sporca. L’acqua ha dei sentimenti, lo sai? Ed è capace di offendersi e diventare cattiva e imbevibile, se sente di non essere apprezzata.
Il pappagallo allora non seppe cosa rispondere, ma gli altri animali rimasero molto scossi dalle parole del ghepardo, che sembrava davvero serio e convinto, e dopo un breve scambio di idee tra loro decisero di costringere il pappagallo a volarsene via verso il fiume.
-Non ti vogliamo più in questa pozza. Volatene via, così magari l’acqua torna buona, come era una volta – disse l’elefante, facendo da portavoce, dimenticandosi che l’acqua era sempre stata così.

Il pappagallo, ancora assetato e impaurito da quei bestioni che lo minacciavano, prese il volo verso il fiume e mentre volava, il sole caldo e feroce cominciò a mordere implacabile le sue ali finché, dopo circa mezz’ora, il pennuto planò bruscamente al suolo e si accasciò tra gli arbusti, senza vita.
Quando il ghepardo venne a sapere della tragica sorte del pappagallo, pensò che l’uccello non aveva capito una cosa importante: che per quanto alcune scelte negative siano inevitabili, è sempre meglio non lamentarsene, ma apprezzarne gli aspetti positivi, anche perché il peggio può sempre arrivare. Il furbo ghepardo sorrise, riabbassò la testa sulla pozza e riprese a bere, soddisfatto.

Diffondi lo spirito Millennial:

Lascia un commento

Lasciaci un commento

*

error: