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Quella piantina gialla

di Stefania Asaro

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Lui guardava per terra.

Lei fissava lui.

Lui sospirava.

Lei tratteneva il respiro.

Lui si contorceva le mani.

Lei giocava con una ciocca di capelli.

A lui, quel sole che li osservava, dava fastidio.

Sentiva caldo.

Lei adorava anche solo l’idea che ci fosse qualcosa ad illuminarli e riscaldarli.

Era Primavera, finalmente.

E non solo astronomicamente parlando, finalmente.

Dopo giorni di pioggia, freddo e neve.

Ma c’era qualcosa, una nota che strideva in quel bel quadretto degno di una scena di riappacificazione tra i due belloni di turno di qualche commedia americana.

C’era che Stella pensava che in giornate come quelle, avrebbero dovuto inventarsi una legge che vietasse le brutte notizie, i silenzi imbarazzanti, gli scazzi.

C’era che Alessio pensava a tutto e a niente, si sentiva incapace di articolare verbo.

A dire il vero, si sentiva pure un po’ vigliacco. E detestava ammetterlo persino a se stesso.

Stella pensava alla piantina gialla che da circa tre settimane troneggiava sulla sua scrivania assieme a fogli, fogliacci, penne, matite e libri.

Una semplice piantina gialla. Gliel’aveva regalata Alessio.

E Stella se ne prendeva cura, le dava l’acqua, addirittura s’era fatta i post it per ricordarsene, data la sua famosa mancanza di predisposizione per il pollice verde.

Perchè quando tieni a qualcosa, te ne prendi cura.

 

Alessio aveva preso coraggio. O forse era il coraggio ad aver preso lui.

Stella ascoltava, come faceva da giorni.

Alessio parlava, come aveva fatto verbalmente e non, per giorni.

Era quasi mezzogiorno, fortunatamente c’era un po’ di vento.

Ma quella panchina sembrava si restringesse.

Lui però balzava fuori.

Lei sprofondava.

 

Quella piantina gialla gliel’aveva regalata Alessio. E chissà se aveva pensato, con quel gesto, a qualcosa che a Stella sembrava clamorosamente normale.

Era un simbolo.

Se non le dai acqua, la pianta muore.

Se gliene dai troppa, sta male.

Se la esponi troppo al sole, una piantina del genere, soffre.

Ma soffre pure se il sole non lo vede proprio, la luce artificiale non può sosituirlo.

All’inizio può sembrare complicato, si può temere di rompere l’equilibrio precario di una creatura tanto fragile, ma poi si acquista consapevolezza, in fondo basta poco.

E tutto diviene naturale.

Poi può succedere che si parta per le vacanze, ci si distragga ed ecco che ogni sforzo è stato inutile.

 

“Allora ciao”

Un bacio alla svelta sulla guancia.

Stella ricorderà solo lo spostamento d’aria procurato dal cenno del capo di Alessio.

Non si rivedranno più.

Non lo sapevano.

Lo immaginavano.

Smarrimeno e sollievo.

Alessio corre via.

Stella si allontana un po’ più lenta, dalla parte opposta.

Ognuno per la sua strada.

Lui a suonare.

Lei a scrivere.

Un pizzico alla corda.

Un punto a fine frase.

 

La piantina gialla, un giorno, avrà nuovi fiori. Bellissimi.

 

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2 commenti per “Quella piantina gialla

  • Stefania Asaro ha detto:

    Scusa se rispondo solo ora,cara Monica! Che dire? Grazie mille, sono contenta di essere riuscita a trasmettere a qualcuno ciò che sarebbe “nascosto” dietro la storia!

  • Monica ha detto:

    Il racconto attraverso la sua attenzione per i dettagli evoca tutte le emozioni travolgenti nascoste dietro la storia..Bellissima l’immagine metaforica della piantina.. un talento!

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