Storie

Il duca del XXI secolo

di Sara Pasini

Pubblicato il

Vincenzino Salmoiraghi Della Valrosata Di Fiore è un duca, o meglio, quel che ne resta.

Ha affittato tutte le centoventitré stanze della reggia ereditata da un anziano zio, assieme al titolo, circa dieci anni fa.

Era poco più di un ragazzo quando fu chiamato a riscuotere le ricchezze derivate dall’essere stato nominato esecutore testamentario di un vecchio nobile bacucco, di cui non ricordava nemmeno il nome completo. Un fratellastro della madre, figlia illegittima del granduca Salmoiraghi Della Valrosata Di Fiore, riconosciuta solo in punto di morte di quest’ultimo.

In un attimo Vincenzino si trovò intestati una reggia, due case con vista mare, un podere immenso, con tanto di famiglie in stile “servi-della-gleba”, legatissime alla casata da generazioni, poi una stalla con cinque cavalli purosangue, di cui tre stalloni e due giumente, un cane di diciassette anni con l’artrite, ma ricco di pedigree, un’automobile, precisamente un Maggiolino della Volkswagen all’incirca contemporaneo del Noè che costruì la famosa arca e, ovviamente, un cognome più lungo di tutti i cognomi dei condomini della palazzina in cui abitava prima messi insieme.maggiolino

E sapete quali sono state le prime parole pronunciate una volta nominato ufficialmente duca?

-Che figata!

Una volta organizzate cinque feste (con gente che non conosceva nemmeno) all’interno della villa ed aver annientato più della metà della cristalleria pregiatissima contenuta nei mobili a buffet, schiantandola giù dai balconi insieme agli amici di sempre in preda all’alcol e all’euforia dell’evento, Vincenzino Salmoiraghi Della Valrosata Di Fiore capì che i tre immobili, ai tempi dell’ IMU, sarebbero equivalsi a una spesa folle senza entrate.

Dopotutto, duca o non duca, rimaneva sempre un impiegato delle Poste Italiane.

La reggia divenne ben presto sede di set pubblicitari della TIM e di soap opere scadenti, una delle due case al mare, invece, è tutt’ora teatro di festini ed eventi dove scorrono fiumi di pessimo vino bianco spacciato per rari vitigni di Chardonnay. L’ultimo edificio, invece, venne scelto per la sua posizione strategica (esattamente a metà strada tra un Mc Donald’s e un centro fitness dove i finestroni lasciavano trasparire i corpi sudati di ragazze accaldate) come dimora fissa.

Tentò di trasformare i suoi cinque destrieri in campioni nelle gare per scommesse.

Il risultato?

La prima casa al mare fu pignorata, quattro cavalli vennero sequestrati a causa della detenzione in condizioni inaccettabili. Dell’ultima cavalla, se siete stati fortunati, avete assaggiato qualche residuo nella Simmental, cinque anni fa.

Nonostante le evidenti difficoltà economiche e gestionali del suo patrimonio, abbandonò con una lettera sprezzante il suo posto da dipendente, vendette il Maggiolino ad un collezionista e acquistò una Corvette rossa fiammante. Non so dirvi di che anno fosse il mezzo, davvero non lo ricordo.

La follia lo spinse ad un punto tale che si mise a cercare su un sito di incontri online e su Wikipedia tutte le principali casate nobiliari in Italia e dintorni, aggiungendo un promemoria su quelle con una discendenza femminile dai diciotto anni in su e, grazie ad un giro di telefonate alle ambasciate di vari paesi, riuscì a conoscerne un paio. Naturalmente tutte le ragazze scapparono, non appena Vincenzino iniziò a farneticare riguardo una progenie di sangue completamente blu.

Nonostante tutte le vicissitudini problematiche, il duca era convinto che la sua vita, un tempo sciatta e insipida, fosse stata investita da una luce nuova ed immensa… semplicemente non si era reso conto che, ostinandosi ad osservare i bagliori, ogni cosa attorno a sé stava perdendo il proprio colore, investita da un’ingestibile nube dorata: ora tutti i profili parevano indistinti, e le parole “prezzo” e “valore” assumevano un significato ambiguo, troppo spesso confuso.

Ma la vera pacchia arrivò quando fu invitato in veste di opinionista nei salotti di Barbara D’Urso. La discussione riguardava il valore della nobiltà negli anni 2000 (a titolo informativo: per quella puntata non erano disponibili siparietti di vip falliti, bambine violentate e uccise brutalmente o reality in cui personaggi dello spettacolo mettono in mostra i propri neonati –vedi la piccola Maria  by Enzo Paolo e Carmen- durante l’ora della pappa, della pupù o del bagnetto neanche fossero le statuette nella notte degli oscar).

La storia di Vincenzino piacque subito tantissimo alla conduttrice: un ragazzino squattrinato che, come in una bella favola, di colpo diventa proprietario di immense ricchezze.

-Pace, gioia e amore a tutti voi (cit.)urso

Finalmente le riprese finirono e il duca poté tornare alla sua ingloriosa nobiltà, arroccato nell’altissimo letto a baldacchino della sua camera. Era diventato una star!

Licenziata la domestica perché sorpresa a fumare sul lavoro, in casa, per un certo periodo di tempo si vide costretto a fare la spesa di persona per vedere di mangiare qualcosa di diverso dal solito take away giapponese, thailandese, venezuelano. Alla pizza a domicilio non ci pensava nemmeno: erano troppo pochi gli spiccioli da spendervi.

Fu proprio in quell’occasione che, non sapendo in che reparto trovare i dadi da brodo, pensò bene di servirsi del carrello di una vecchietta che si era fermata poco più indietro per controllare le date di scadenza della mozzarella: oplà! E di colpo la scatoletta di cartone marcata Knorr della signora divenne (quasi) proprietà del duca.

E quando l’anziana donna tentò di protestare con espressioni spassose e alquanto colorite, Vincenzino Salmoiraghi Della Valrosata Di Fiore si giustificò affermando di non essere un assiduo frequentatore del supermercato e pretese le scuse della furiosa Orlanda, in quanto lei non sapeva chi fosse lui. 

Non l’avesse mai detto!
Ebbene, miei cari lettori, ci volle proprio una vecchietta ardita per far tornare sulla terra il duca dal cervello cosmonauta… un’ardita vecchietta e una scatola dei dadi dritta in fronte. Si scatenò il putiferio, vennero chiamati i carabinieri e Vincenzino accusò la donna di aggressione verbale e fisica. Vennero raccolte le versioni di tutti i testimoni, a cominciare dai commessi. Naturalmente ognuno negò la versione del nobile, sebbene avesse raccontato la sacrosanta verità: era ora di schiantarla con le sue sbruffonaggini irrispettose.

L’anziana bellicosa la passò liscia, assieme al suo brodo concentrato e l’uomo subì una delle lezioni più significative della sua vita, capì ogni suo errore e si ripromise di cambiare, diventando una persona migliore, lontana dall’anacronismo del suo titolo nobiliare e giurò:

da allora avrebbe sempre cercato i dadi da brodo negli scaffali e non nei carrelli altrui. knorr

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