Storie

Tutta colpa di Amélie Nothomb

di Serena Tesei

Pubblicato il

La colpa è di Charles Bukowski.
Anzi, no. È di Amélie Nothomb.
Devo essere sincera però: sono una persona che vuole sempre avere ragione. Tuttavia, non sono mai stata aggressiva e ho sempre difeso le mie opinioni con decisione, ma non ho mai, e ripeto mai, offeso nessuno. Certo, qualche mese fa i genitori del mio ragazzo mi hanno cacciata di casa perché a loro avviso avevo mostrato “maleducazione e mancanza di rispetto” nei loro confronti, ma la verità è che oltre ad avere dei pessimi gusti musicali mancano completamente di senso dell’umorismo. E poi sono incredibilmente snob, proprio come il mio ragazzo.
Comunque ve lo assicuro: non sono mai stata una persona violenta e ho sempre ammesso i miei errori. Infatti non ho alcun problema ad affermare che questa volta ho leggermente esagerato. Diciamo che la situazione mi è sfuggita di mano, ma giudicarmi con eccessiva durezza non sarebbe giusto. Inoltre a mia discolpa posso dire di essere stata provocata.
Ma procediamo con ordine. Sono molto confusa e forse scrivere mi chiarirà le idee. E poi devo assolutamente fare qualcosa: sono rimasta improvvisamente da sola, bloccata in una baita e fuori nevica talmente tanto da rendere impossibile qualsiasi tentativo di fuga. Il fuoco ormai si è spento e il freddo sta diventando insopportabile. Come se non bastasse qui manca praticamente tutto: il telefono è isolato, internet non c’è e le poche riviste che avevo portato sono state utilizzate da Malkovich (il mio ragazzo) per alimentare il fuoco. Ovviamente la televisione non funziona e quando gli ho chiesto di aggiustarla sapete cosa mi ha risposto?
«Perché non spegni la televisione e non accendi il cervello, Lisa?»
Per intenderci, so benissimo che questa non è sua frase. Malkovich è (era?) completamente privo di fantasia e per convincersi di essere davvero “alternativo” inseriva in tutti i suoi discorsi le citazioni dei suoi cantanti, registi o pseudo artisti preferiti, i quali (con ogni probabilità) sono o depressi, o morti, o rinchiusi in qualche clinica riabilitativa.
Non sapete quante volte mi sono sentita ripetere “Cara, con le nostre discussioni serie si arricchiscono solo le compagnie telefoniche” senza mai capire che cosa volesse dire. Se solo avessi provato a chiedergli spiegazioni mi avrebbe sicuramente risposto: «Lisa, sei proprio mainstream » e così ho sempre lasciato perdere.
Dovete sapere che lui e i suoi amici pensano di essere davvero “alternativi” e, credetemi, si prendono fin troppo sul serio. A dire il vero non ho ancora capito perché si autodefiniscano “diversi dalla massa”. Di recente ho anche provato a cercare la definizione di alternativo sul vocabolario, ma invece di chiarirmi le idee me la ha confuse ancora di più. Comunque, miei cari lettori, non lasciatevi ingannare: la diversità che ostentano è solo apparente: in realtà Malkovich e i suoi amici hanno le stesse opinioni su tutto, hanno gusti musicali identici, si rifiutano di guardare la televisione e se solo provi a spiegare loro che non solo tu la guardi ma che ci trovi anche alcuni (ma solo alcuni) programmi interessanti ti guardano come un alieno e difficilmente ti rivolgeranno ancora la parola.
Ovviamente non penso che tutti gli “alternativi” abbiano le stesse caratteristiche. Purtroppo però quelli che ho conosciuto io sono incredibilmente altezzosi, amano la musica e il cinema indipendente ma di indipendente non hanno nulla, nemmeno le idee. Insomma vi sarà chiaro ormai che essere la fidanzata di un “alternativo” anzi del “solito alternativo” non è proprio un’impresa semplicissima.
E così, oggi, ho deciso di vendicarmi.
A dire il vero la mia non è stata una vendetta premeditata. È  successo tutto troppo in fretta, senza che me ne potessi rendere conto.
Io e Malkovich stavamo tranquillamente discutendo di letteratura (campo nel quale crede di essere molto preparato) e quella che sembrava essere una tranquilla conversazione si è trasformata in un crimine inaspettato. Mentre Malkovich (come suo solito) stava decantando le qualità della prosa di Bukowski, ho avuto la brillante ma azzardata idea di inserirmi nel suo monologo chiedendogli la sua opinione sul libro che gli avevo prestato due mesi fa.
Ora, posso anche accettare di essere considerata “mainstream” per la musica che ascolto e per i film che guardo, ma nessuno deve permettersi di contraddirmi riguardo ai miei gusti letterari. Come ho già detto sono una persona che difende le sue idee, questa volta però l’ho fatto con troppa decisione. Del resto non è certo colpa mia se io e Malkovich abbiamo gusti completamente differenti.
Il mio unico errore è stato ucciderlo.

Quando gli ho chiesto un parere su “Dizionario dei nomi propri” ( ovvero il capolavoro indiscusso di Amélie Nothomb) la sua risposta è stata: «Tesoro, la Nothomb è brava ma non pensi che sia leggermente… banale?»
No, non lo penso affatto
.
E la mia reazione  glielo ha dimostrato.
Ho iniziato a scuoterlo e a spingerlo con violenza fino alla terrazza e mentre cercava di divincolarsi dalla mia presa è scivolato sul ghiaccio che si era formato durante la giornata ed è accidentalmente caduto sulla neve. Più volte ho provato a chiamare il suo nome e non ottenendo nessuna risposta ho deciso di uscire dalla baita per assicurarmi che fosse ancora vivo.
Quando mi sono avvicinata a Malkovich ormai non respirava più. Il corpo del “solito alternativo” giace privo di vita sulla neve e devo ammettere che scrivere non ha risolto nulla.
Ora che ci penso però, qualcosa che potrebbe aiutarmi c’è… Oltre ai libri di Bukowski, Malkovich aveva portato con sé “Dizionario dei nomi propri” e, forse, rileggendolo capirò quello che devo fare!

Ma sì, Amélie Nothomb mi verrà sicuramente in aiuto…

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12 commenti per “Tutta colpa di Amélie Nothomb

  • a. ha detto:

    brava Serena, direi il tuo scritto più riuscito!

  • S ha detto:

    a, grazie mille!
    E’ tutto merito di Amélie Nothomb…

  • Luca ha detto:

    Bel racconto, complimenti!

  • S. ha detto:

    Luca, grazie per questo commento!
    Sono felicissima che ti sia piaciuto!

  • claudio ha detto:

    Mi hai lasciato senza parole, l’ho vissuto come un film di Clouzot, un incubo angosciante con una fine drammatica gia`scritta. Sei bravissima, il tuo scrivere mi penetra e mi sconvolge l’anima

  • S. ha detto:

    Credo che un “grazie” sia troppo poco per queste parole…

    Sono felice che questo racconto sia piaciuto.
    Leggere questi commenti mi riempie di gioia.
    Grazie davvero…

  • antonella ha detto:

    salve serena .SOTTO L’ASPETTO LETTERARIO è A MIO AVVISO UN OTTIMO RACCONTO FORSE UNO DEI TUOI + RIUSCITI .è preoccupante sotto l’aspetto psicologico perchè è espressione chiara di come funziona una psiche disturbata .la protogonista afferma non sono mai stata violenta ,..forse stavolta ho esagerato un po’…questo racconto a mio avviso andrebbe pubblicato perchè non pensi afare una raccolta e a proporlo auna casa editrice o a + case editrice perchè te le pubblichino .? ciao antonella

  • Luca S ha detto:

    Conosco i paradigmi degli “alternativi” o presunti tali (e conosco, mio malgrado, il salace etichettamento di essere “mainstream”). Per questo ho trovato il racconto coinvolgente e realistico, anche se la fine mi ha lasciato un po’ perplesso. Brava!

  • S. ha detto:

    Luca, grazie mille!
    A volte gli “alternativi” (in questo caso i soliti alternativi) rischiano di essere alquanto insopportabili!

    Grazie ancora per il tuo commento!

  • n4rc1s0 ha detto:

    Divertente … Sembra parlar di me

  • Ilenia ha detto:

    complimenti!

  • antonella ha detto:

    serena perchè non scrivi più ,penos seriamente che tu avessi delle qualità ma devi coltivarle scrivendo studianndo ealtro cia con affetto antonella

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